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Tra brevetti e diritti d'autore Italia bocciata sulla tutela, la speranza è il patent box
di Stefania Aoi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 16 ottobre 2017

Quarantanovesima al mondo nella tutela della proprietà, l'Italia sale di una posizione rispetto allo scorso anno. Un miglioramento di cui, però, c'è poco da andare fieri. Anche perché dieci anni fa, alla vigilia dello scoppio della crisi economica, nella medesima graduatoria era 27esima. Ed era 40esima nel 2014. A certificare questo risultato l'11esima edizione dell'Ipri (International Property Rights Index), l'indice internazionale che misura il grado di tutela della proprietà (fisica, intellettuale, industriale) sulla scorta delle statistiche dei più noti osservatori mondiali, a cominciare dalla Banca mondiale, verificate ulteriormente sul campo. Una indagine promossa dalla Property Rights Alliance, lobby e pensatoio allo stesso tempo, di cui è direttore esecutivo l'italiano Lorenzo Montanari, e che ha sede negli Usa e ramificazioni globali per sostenere la libera iniziativa e promuovere politiche a favore dell'innovazione. Una indagine tanto più importante perché una efficace tutela della proprietà favorisce la crescita e la competitività, soprattutto delle piccole imprese, quelle cioè più esposte alla contraffazione e alla pirateria sui prodotti industriali e commerciali. Non solo: con la tutela della proprietà intellettuale s'innesca anche il virtuoso meccanismo di competitività e sana concorrenza che consente a un Paese, o meglio, alle sue giovani generazioni, di puntare all'innovazione come motore dello sviluppo. A guidare la classifica dei 127 Paesi monitorati nell'edizione di quest'anno (che rappresentano il 98 per cento del prodotto interno lordo e il 94 per cento della popolazione mondiale) è la Nuova Zelanda, che si scambia il posto con la Finlandia rispetto al 2016.
Terza la Svezia, che guadagna quattro posizioni in un anno, quarta la Svizzera, che era quinta, quindi la Norvegia che perde una posizione, il Lussemburgo che scende di tre, Singapore che va giù di una. E ancora, Giappone e Olanda, stabili, e Australia che guadagna due posizioni. A uscire dalla top ten il Canada, che cala all'11esimo posto. Seguito, nell'ordine da Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti d'America, Australia, Germania, Irlanda, Belgio, Hong Kong e Islanda. Meglio dell'Italia sono posizionati praticamente tutti i Paesi europei (Francia 23esima, Portogallo 31esimo, Spagna 35esima, Polonia 41esima) ma anche, un po' a sorpresa, Emirati Arabi Uniti e Qatar, Sud Africa e Malesia, Arabia Saudita e Giamaica, Ruanda e Bahrein. In coda alla classifica, dal basso, ecco lo Yemen e il Venezuela, il Bangladesh e la Moldova, l'Ucraina e il Burundi, il Pakistan e lo Zimbabwe, il Congo e l'Albania. Ad aumentare maggiormente di punteggio tra il 2016 e il 2017 risultano Spagna, Israele, Svezia, Etiopia e Libano. Per dimostrare l'ordine di grandezza della crescita italiana, a fronte del +0,57 della Spagna il nostro Paese segna un +0,32. L'indice è costruito su tre piloni: Phisical Property Rights (diritti di cui gode la proprietà fisica), Legal and Political Environment (ambiente politico e legale), Intellectual Property Rights (tutela della proprietà intellettuale). A loro volta questi tre pilastri si reggono su una serie di mattoni. L'indipendenza della magistratura, il ruolo della legge (e la forza dei suoi rappresentanti) nella tutela dei diritti di proprietà, la stabilità politica e il controllo della corruzione sono i principali indicatori che concorrono alla valutazione dell'ambiente politico e legale. Il rispetto dei diritti della proprietà fisica deriva dalla loro protezione, dai metodi di registrazione della proprietà e dalla facilità di accesso al credito. La tutela dei diritti della proprietà intellettuale si fonda sulla loro cura, sulla difesa dei brevetti e sulla salvaguardia del diritto d'autore, in primo luogo dalla contraffazione e dalla pirateria. L'Italia, 49esima appunto nella graduatoria sintetica generale, non si piazza in maniera omogenea nelle tre sotto-classifiche, anche se, rispetto alla scorsa edizione, emergono disparità meno evidenti. Per difesa dei diritti di cui gode la proprietà fisica (Phisical Property Rights), l'Italia è 62esima, una performance non esaltante ma che segna una crescita rimarchevole rispetto alla posizione del 2016, quando era 94esima, trainata in particolare dal livello della registrazione dei diritti (9,46 lo score) che ha contribuito al +0,72 complessivo. Il nostro Paese si è fermato a 4,99 nella tutela dei diritti di proprietà e a un misero 3,29 per facilità di accesso al credito, a conferma di quella sensazione molto diffusa tra gli italiani e soprattutto tra gli imprenditori titolari di piccole imprese. Per quanto riguarda la qualità dell'ambiente politico e legale rispetto alla tutela della proprietà (Legal and Political Environment) l'Italia è 53esima. Ha scalato una posizione in un anno migliorando dello 0,05 il punteggio e toccando così quota 5,23 ma con classificazioni inferiori nei sotto-indici di indipendenza giudiziaria (4,72) e controllo della corruzione (4,91) e superiori in stato di diritto (5,5) e stabilità politica (5,8). Il nostro Paese è 29esimo per Intellectual Property Rights. Nell'indice che valuta la difesa della proprietà intellettuale, dove in un anno l'Italia ha guadagnato due posizioni grazie a un +0,2 di punteggio, emerge la protezione dei brevetti, che ha meritato una classificazione pari a 9,33. Merito del Patent Box, secondo Property Rights Alliance che ha affidato un focus su questa "eccellenza" a Cesare Galli, avvocato e docente di Diritto industriale all'università di Parma, pubblicato in appendice all'Ipri 2017. Per Galli il Patent Box è positivo, sia perché non si applica solo a brevetti e know how ma anche al diritto d'autore, sia perché si è tentato di facilitarne l'uso anche alle piccole e medie imprese. Purtroppo la burocrazia ci ha messo lo zampino chiedendo una documentazione analitica dei costi sostenuti per creare ogni singolo prodotto di proprietà intellettuale che molte imprese, in specie le più piccole, non sono in grado di presentare, con tanti saluti alla possibilità di potersi difendere in modo efficace.

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