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Il tessile perde il filo verso Basilea 2
di Marika Gervasio
Il Sole 24 Ore
Lunedì 21 febbraio 2005

Bassa redditività e scarsa patrimonializzazione: sono i fattori che rendono le aziende, soprattutto piccole e medie, del settore del tessile-abbigliamento le meno preparate all'introduzione degli accordi di Basilea 2. Al contrario, quello delle utility si conferma, per il secondo anno consecutivo, il comparto finanziariamente più solido e, quindi, il più avvantaggiato.
Rating medio. È il risultato della ricerca annuale - che sarà presentata domani a Milano durante un seminario («Basilea 2: cosa cambia?») organizzato da Apco, l'associazione professionale italiana dei consulenti di direzione e organizzazione - condotta dalla società di consulenza K Finance che, attraverso l'analisi dei bilanci del 2003 di 43mila aziende, ha valutato l'adeguatezza dei settori dell'industria italiana ai nuovi parametri internazionali. A ciascun settore è stato attribuito un rating medio (secondo la scala codificata da Standard & Poor's che va da un livello massimo di eccellenza "AAA+" a un minimo di "C-" , corrispondente a un alto livello di rischio) in base alla capacità di autofinanziamento delle imprese, al loro livello di patrimonializzazione e indebitamento, all'incidenza degli oneri finanziari e alla redditività.
In generale, rispetto alle rilevazioni dell'anno scorso, la solvibilità finanziaria delle imprese è migliorata, nonostante un calo di redditività. Infatti, la quota di imprese a rischio è calata (di poco) dal 23% al 22% e l'area di vulnerabilità dal 43% al 36% con un conseguente aumento della quota di imprese con rating normale o eccellente (dal 34% al 42%).
Debiti in calo. La riduzione del livello di indebitamento è alla base di questo miglioramento. «Il sistema industriale - commenta Giuseppe Grasso, presidente di K Finance - ha reagito al calo di redditività utilizzando i flussi di cassa più per coprire il debito che per investire. Insomma, ha adottato una strategia difensiva e di consolidamento, spostandosi verso aree più sicure. E questa, in un momento congiunturalmente difficile, è una reazione positiva».
Tuttavia la strada da percorrere è ancora lunga. «Con una più attenta pianificazione finanziaria - aggiunge Grasso - andrebbe migliorata la quota del debito a medio termine sul totale dell'indebitamento finanziario, che è stabile al 25%». Il discorso vale in particolare per le piccole e medie imprese: le più vulnerabili per minore redditività e flussi di cassa, maggiori oneri finanziari e minore dotazione di capitali propri.
«Questo dato - sottolinea Grasso - è chiaro e univoco: la struttura delle Pmi è ancora indietro. Sta aumentando la consapevolezza che bisogna muoversi, ma non si vedono ancora le reazioni. Per migliorare il rating dovrebbero concentrarsi sull'indebitamento e sulla raccolta di capitali, prendendo in considerazione anche la soluzione del capitale di rischio, come i fondi di private equity».
Tessile maglia nera. Le difficoltà delle imprese più piccole hanno reso il tessile-abbigliamento, uno dei settori a maggiore concentrazione di Pmi, il comparto più a rischio in previsione di Basilea 2, trascinandolo all'ultimo posto della classifica. A causa del forte calo dei consumi e della concorrenza estera spietata, è stato penalizzato da una bassa liquidità che si è tradotta in un aumento dell'indebitamento.
Sono peggiorati anche i settori di chimica - che secondo le rilevazioni del 2003 era tra i più solidi - e produzioni di mezzi di trasporto, mentre edilizia e alimentare mostrano timidi segnali di recupero.
L'edilizia, maglia nera l'anno scorso, è riuscita, nonostante l'elevato fabbisogno di capitale investito e modesti flussi di cassa, a ridurre l'indebitamento sotto la pressione del sistema bancario, come spiega Grasso. L'alimentare, invece, nonostante la flessione della redditività, ha saputo mantenere alti i flussi di cassa grazie a una buona rotazione del capitale investito.
Infine, grazie a elevato cash flow e alta redditività (con un margine operativo lordo pari al 18% del fatturato e un reddito operativo di poco inferiore al 7%), uniti ai bassi oneri finanziari e all'efficienza nella gestione del capitale circolante, il settore delle utility si conferma il più solido in assoluto, seguito a breve distanza dal comparto delle industrie estrattive, vincente in virtù di elevate redditività e patrimonializzazione.

* * *
La classifica dei comparti

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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