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Sofferenze bancarie, quali sono le colpe dei manager allo sportello
di Massimiliano Di Pace
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 14 novembre 2016

Le sofferenze bancarie sono a livello record in Italia, quattro piccole banche sono fallite, Mps è in attesa di un salvataggio a cause delle sofferenze. La colpa è anche dei dirigenti bancari che hanno scelto male i clienti a cui affidare i finanziamenti? «I dirigenti delle banche hanno un'autonomia decisionale limitata – spiega Lando Maria Sileoni, segretario del sindacato Fabi – che non supera i 70-80mila euro, e come segnala la Banca d'Italia, su 183 miliardi di sofferenze esistenti a marzo 2016, solo 13 miliardi erano dovuti a prestiti inferiori a 75mila euro. Insomma i dirigenti bancari stanno pagando una crisi causata da altri, e più precisamente da quei 300 alti dirigenti (con redditi da 600mila euro l'anno in su), che compongono il top management delle banche italiane, che è quello che decide i prestiti più rilevanti». Concorda su questa attribuzione di responsabilità delle sofferenze Maurizio Arena, segretario aggiunto della First-Cisl, responsabile dei dirigenti bancari: «Le sofferenze nascono da diverse cause; oltre alla crisi economica, è probabile che un rapporto distorto fra top management delle banche ed il tessuto economico e politico del nostro paese abbia avuto il suo peso; poi, il ricorso a procedure standardizzate per l'erogazione di un prestito, pensate per situazioni normali e non di crisi, da una parte, e l'accentramento nei vertici dell'approvazione dei prestiti dall'altra, hanno contribuito a deresponsabilizzare le strutture territoriali delle banche (filiali e agenzie), con i risultati che conosciamo». «Questo accentramento – afferma Sileoni di Fabi – si spiega per lo sforzo di riduzione dei costi di funzionamento della banca, ma ha comportato una perdita di contatto con il territorio, che invece è funzionale a capire il merito di credito. Il fatto è che ormai le decisioni per i prestiti superiori a 300-350mila euro vengono prese dal direttore generale, o dal cda, o da comitati a livello nazionale (come il comitato fidi), che approvano le linee di credito concesse dalla banca per tutto il territorio nazionale». All'incremento delle sofferenze hanno giocato poi fattori di natura strategica. Secondo Sileoni, «laddove la banca si è esposta verso una medio-grande azienda, si è preferito non chiudere il rubinetto, nella speranza che il cliente tornasse in bonis». Per Arena, «ha influito la mancanza di meccanismi di controllo adeguati, che evitassero scelte inopportune». Se dunque il dirigente bancario medio non si occupa principalmente di prestiti, quali sono allora le sue mansioni? «Da molti anni il dirigente si occupa di coordinare le agenzie presenti in una determinata area – specifica Arena di First-Cisl – e solo quando si tratta di agenzie particolarmente prestigiose ne cura personalmente la gestione, altrimenti affidata ai quadri direttivi. Il loro ruolo è dunque quello di cinghia di trasmissione tra i vertici dell'istituto bancario e il territorio». A questo ruolo tipico se ne aggiungono altri di natura tecnica, come precisa il segretario generale di Fabi: «Sono dirigenti bancari i responsabili del personale, dei sistemi informativi, e di altre aree organizzative della banca, oltre coloro che gestiscono i rapporti con il mondo corporate e con quello dei clienti privati particolarmente patrimonializzati». Di certo, come fanno notare i rappresentanti sindacali, la figura del dirigente bancario è sempre meno frequente nel sistema italiano. A giugno 2016, secondo l'Abi, vi erano 7mila unità, ma con prospettive di ulteriori riduzioni: «Dopo che il Monte dei Paschi di Siena nel 2012 ha licenziato circa 100 dirigenti – segnala il segretario aggiunto di First-Cisl – si è sviluppata una dinamica di riduzione delle posizioni di dirigente in molte banche italiane, mentre in passato era raro il licenziamento di un dirigente». «Questa riduzione numerica delle posizioni dirigenziali è prevista nei piani industriali delle banche – rammenta Sileoni – e viene realizzata non solo tramite il licenziamento o il prepensionamento, ma anche mediante il demansionamento a quadro direttivo, con conseguente diminuzione del salario». La riduzione del 20% delle posizioni dirigenziali negli ultimi anni non ha però cambiato significativamente il rapporto numerico tra dirigenti e resto del personale bancario, visto che rispetto agli anni 2010-2011 l'occupazione nel mondo degli istituti di credito, comprese le banche di credito cooperativo, è scesa da circa 400mila a 350mila unità. Le difficoltà delle banche italiane si riverberano anche nello sviluppo delle carriere. «In passato – chiosa Arena – si diventava dirigente facendo una carriera all'interno della banca, mentre oggi è molto più difficile, e per posizioni tecniche capita con maggior frequenza che il dirigente provenga da altri settori economici. In ogni caso, quando si ottiene la dirigenza, lo stipendio tabellare è di 70mila euro». Aggiunge però Sileoni: «Un dirigente bancario medio guadagna 100mila euro lordi l'anno, e può arrivare a 200mila. Ma tenuto conto che ha una tutela occupazionale minore rispetto al quadro direttivo, sempre più spesso quest'ultimo contratta con l'istituto di credito un incremento di stipendio, in sostituzione della nomina a dirigente». Fino a 10 anni fa il dirigente bancario aveva una remunerazione superiore anche del 50% rispetto a quella del dirigente industriale, ma ormai non è più così, ammette Arena: «Inoltre, come ribadito dal contratto collettivo del 2015, il dirigente bancario può essere licenziato per il semplice venir meno del rapporto di fiducia con il datore di lavoro, o quando non raggiunge gli obiettivi, e quindi non si applica né la giusta causa, né il giustificato motivo».

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