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Scoperto di conto corrente: cosa succede
a cura della Redazione del sito www.laleggepertutti.it
Luglio 2019

Pubblicato sul sito www.laleggepertutti.it in data 9 luglio 2019.

* * *

Hai un conto corrente su cui ricevi periodicamente lo stipendio. Di solito, ti limiti a fare i prelievi di contanti per le spese quotidiane, senza verificare, di volta in volta, qual è il saldo residuo. Di recente, però, hai perso il lavoro e il conto non è più movimentato. Un giorno, per curiosità, ti rechi al bancomat per chiedere l'estratto conto. In quel momento, ti accorgi di avere un debito di circa 200 euro con la banca: hai sforato la tua disponibilità. Di tanto, però, la filiale non ti ha mai avvisato: non una lettera, un sms o una telefonata. Com'è potuto succedere? Dalla lista movimenti, ti accorgi che lo sconfinamento è dovuto a diversi addebiti, effettuati dallo stesso istituto di credito, a titolo di gestione del conto, tasse e spese varie. Ti chiedi, a questo punto, quali sono le conseguenze di ciò. In caso di scoperto di conto corrente, cosa succede? La banca è tenuta ad avvisare il cliente del conto corrente in rosso? Ecco alcuni chiarimenti che fanno al caso tuo.

La banca deve informare il cliente dello scoperto?
Con un provvedimento del 18 giugno 2019, la Banca d'Italia ha fissato nuove regole sui conti correnti stabilendo obblighi informativi più incisivi a favore dei clienti. I correntisti hanno diritto di avere il riepilogo delle spese e l'indice dei costi complessivi in modo da poter controllare, in ogni momento, il costo del rapporto bancario e l'eventuale saldo. In generale – stabilisce sempre Bankitalia – se si sconfina oltre i 300 euro su conti senza fidi, la banca deve avvisare entro un mese e tre giorni.
Dunque, l'obbligo dell'informazione scatta solo in caso di sconfinamento consistente, ossia di durata superiore a un mese. Lo sconfinamento si considera "consistente" quando:

• in un conto corrente senza fido (ossia senza "apertura di credito") quando lo scoperto è pari o superiore a 300 euro;
• in un conto corrente con fido quando lo scoperto raggiunge almeno il 5% dell'importo totale del fido.

La comunicazione dello sconfinamento è effettuata al più tardi entro tre giorni lavorativi successivi al compimento del mese.
Il correntista può chiudere un conto corrente in rosso per evitare che questo produca ulteriori spese. La banca non può subordinare la chiusura del conto al saldo della passività. Anche dopo la chiusura, il debito in capo al correntista permane, ma almeno i costi non lievitano.
In presenza di un debito con la banca, quest'ultima è tenuta a fare una segnalazione alla Centrale Rischi e alle Sic come la Crif. La segnalazione nell'elenco dei "cattivi pagatori", però, non scatta in automatico. Essa richiede, innanzitutto, un preventivo avviso spedito al cliente con lettera raccomandata a.r. in cui si dà a questi la possibilità di "rientrare" nel debito. In questo modo, si evita anche che l'iscrizione nelle black list possa dipendere da una semplice dimenticanza o divenire un facile strumento per coartare il correntista a pagare immediatamente gli importi.
In secondo luogo, la segnalazione alla Centrare Rischi scatta solo quando c'è uno stato oggettivo di insolvenza e non una temporanea difficoltà. In quest'ottica, le banche non segnalano i propri clienti per poche centinaia di euro a meno che non abbiano più volte intimato il pagamento. In pratica, secondo la prassi bancaria, l'istituto di credito tende a tollerare un piccolo sconfinamento, se occasionale e di breve durata. Ad esempio, se un cliente che è sempre stato affidabile va in rosso di qualche centinaio di euro per un paio di mesi, la sua banca non si prende neanche il disturbo di contattarlo per sapere che succede. Naturalmente il debito produce gli interessi secondo gli accordi contenuti sul contratto di conto corrente; e gli interessi moratori sono di solito molto più alti di quelli al tasso legale. Quindi, bisogna stare ben attenti perché, se la situazione perdura per molto tempo, il rischio è di trovare un saldo passivo molto più elevato delle aspettative.
Attenzione alla pratica dell'anatocismo, considerata illegale. Quando la banca va a contare gli interessi dovuti dal cliente è spesso solita calcolarli non solo sulla sorte capitale ma anche sui precedenti interessi maturati e non saldati. Il che è illegittimo. Questa pratica si chiama anatocismo ed è consentita solo con riferimento agli interessi moratori e non più di una volta all'anno, se autorizzata dal contratto, se prevista anche per gli interessi attivi (quindi a favore del cliente).

Conto corrente in rosso: conseguenze per bancomat e assegni
In ogni caso, lo scoperto in conto corrente – anche se di pochi euro – impedisce di far prelievi al bancomat: il display mostrerà un avviso «Disponibilità insufficiente sul conto corrente». A quel punto, per tornare a prelevare con la propria carta bisognerà effettuare un nuovo versamento, sufficiente a coprire lo sconfinamento e a ripristinare la "provvista" (ossia la disponibilità di denaro). Chiaramente, il versamento sarà innanzitutto assorbito per coprire il debito e compensare lo scoperto; l'eventuale eccedenza andrà a costituire la disponibilità liquida del correntista.
Per quanto, invece, riguarda l'emissione degli assegni bisogna stare più attenti. Difatti, in presenza di uno scoperto di pochi euro sul conto corrente, la banca non effettua il ritiro del carnet degli assegni dal proprio cliente e quest'ultimo corre il rischio un possibile protesto, non avendo la disponibilità per coprire il titolo. L'iter seguirà un primo avviso bonario da parte della banca con cui avvisa il proprio cliente dell'assenza di fondi per onorare il debito; se, nel termine assegnato, il correntista non fa un versamento sufficiente, l'assegno viene protestato.

Decreto ingiuntivo e pignoramento della banca per saldo passivo
Se lo scoperto sul conto raggiunge cifre più considerevoli (ad esempio da mille euro in su), la banca invia una diffida formale con raccomandata a.r. chiedendo l'immediato rientro. Se l'avviso viene ignorato, si passa al recupero coattivo. Così l'istituto di credito, per il tramite del proprio avvocato, si può rivolgere al giudice per chiedere l'emissione di un ordine di condanna: il cosiddetto decreto ingiuntivo. Il debitore ha 40 giorni di tempo, dalla notifica del decreto, per pagare o per presentare opposizione. Se non agisce in un modo o nell'altro, il decreto diventa definitivo e legittima la banca a procedere al pignoramento.

Scoperto di conto corrente compensato con un altro conto corrente
Se hai un secondo conto corrente e quest'ultimo è attivo, la banca provvederà probabilmente a compensare il proprio credito per lo scoperto sul primo conto con la disponibilità presente sull'altro rapporto. L'istituto attua, cioè, quella che, in gergo tecnico, viene chiamata compensazione.
Attenzione però: la compensazione è lecita solo se prevista nel contratto di apertura del conto corrente. Se hai perso la tua copia hai diritto ad averla dalla banca. In ogni caso, le banche sono solite tutelarsi prevedendo sempre la possibilità della compensazione tra saldi passivi e saldi attivi. È tuttavia necessario che i conti siano intestati alla stessa persona, non potendo procedersi alla compensazione tra conti di familiari o di una società e il suo socio o amministratore.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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