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  :: Rassegna stampa - Documento

Scommessa sul rating
di Valentina Carlini (Confindustria - Nucleo fisco e finanza)
Il Sole 24 Ore
Lunedì 18 luglio 2005

Le imprese sono interessate ma anche perplesse. Chiedono, anzitutto, di saperne sempre di più sul rating, per conoscere quali criteri di valutazione verranno adottati dalle banche. Ma il dibattito in corso ha messo, inoltre, in evidenza il timore della perdita di contatto "personale" con la banca e, quindi, della propria capacità contrattuale nei suoi confronti: la preoccupazione è che con il rating vengano standardizzati i processi di valutazione e che l'attribuzione del credito si realizzi attraverso l'elaborazione meccanica di dati.
Al tempo stesso è emerso che le imprese sono pronte ad accettare la sfida del rating, segno di un cambiamento in atto e riconoscimento del fatto che il sistema dei rapporti con le banche è arrivato a una svolta, resa inevitabile da Basilea e dalle scadenze fissate dal Comitato ma alla quale si sarebbe comunque arrivati anche se attraverso un percorso più lungo.
Occorre, quindi, soffermarsi sul significato più profondo di Basilea 2. Nelle banche, la valutazione basata sul rating non comporta "semplicemente" modifiche organizzative per la creazione e gestione dei sistemi interni di valutazione; allo stesso modo nelle imprese, il rating non comporta solo la predisposizione di dati quantitativi per l'analisi del rischio finanziario e dati qualitativi per la valutazione del rischio d'impresa. Il Nuovo accordo, infatti, impone un cambiamento nell'impostazione del rapporto banca impresa: vediamo perché.
L'argomento è noto: il credito ha rappresentato e tuttora rappresenta la fonte primaria di finanziamento delle imprese e ha svolto un ruolo rilevante nella crescita delle imprese. Questo modello di sviluppo ha dato dei risultati e le imprese italiane sono riuscite ad affermarsi, spesso ottenendo risultati soddisfacenti anche a livello internazionale.
Il panorama bancario però è molto cambiato a seguito sia del processo di aggregazione sia dell'adozione del criterio di redditività della gestionale. A ciò si aggiungano le ultime tendenze rilevate nella distribuzione del credito, che registrano un aumento nell'erogazione ma prevalentemente in settori diversi dall'industria. Emergono quindi due considerazioni.
• La finanza. La prima è che il credito da solo non è più sufficiente a sostenere la crescita delle imprese e che un ruolo nuovo deve essere attribuito alla finanza: le imprese devono passare da una finanza "residuale" a una finanza peculiare in relazione a ciascuna tappa del ciclo di vita dell'impresa o del prodotto; deve quindi essere rafforzata la funzione finanziaria per trasformare la gestione "familiare" della finanza in "finanza d'impresa" e consentire all'impresa il corretto utilizzo delle fonti finanziarie rispetto ai fabbisogni.
La seconda considerazione è che le banche possono avere un ruolo significativo nello sviluppo della finanza d'impresa sia promuovendo l'utilizzo di nuovi strumenti di finanziamento sia trasformandosi in "partner" delle imprese, sostenendole nei processi di crescita. Quindi, non più banche come semplici erogatrici di credito ma soggetti capaci di sostenere il sistema produttivo attraverso l'offerta di servizi e consulenza.
Condividendo questi obiettivi, Confindustria e Abi hanno avviato negli ultimi mesi un'intensa collaborazione: il punto di avvio è rappresentato dal Protocollo d'Intesa firmato il 30 novembre 2004 dai presidenti delle due associazioni.
• Confindustria e Abi. Il Protocollo, che è stato quasi completamente attuato, prevede la realizzazione di una serie di accordi volti a migliorare il rapporto banca impresa.
È importante sottolineare che il primo obiettivo del Protocollo è migliorare il dialogo quotidiano tra imprese e banche e, quindi, alcune delle azioni realizzate riguardano proprio il principale strumento operativo delle imprese vale a dire il conto corrente.
Laddove le imprese hanno segnalato opacità, problemi di trasparenza o evidenti clausole a loro sfavorevoli, Confindustria e Abi hanno lavorato per stabilire standard minimi di trasparenza e correttezza dei comportamenti ed estenderli a tutto il sistema bancario.
Va sottolineato, infatti, che il Protocollo rappresenta la volontà di tutto il sistema bancario di modificare, seppur a piccoli passi, le proprie posizioni per cercare di soddisfare le esigenze delle imprese: l'esigenza più sentita è la trasparenza e molte delle azioni previste dal Protocollo sono volte a migliorare il dialogo con le banche, ponendo condizioni di maggiore apertura.

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