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Riforma Bcc e la paura del "too small to fail"
di Francesco Capriglione (Ordinario di Diritto dell'Economia all'Università Guglielmo Marconi di Roma)
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 luglio 2018

Accogliendo la mozione di una forza politica della maggioranza, il governo ha incluso nel decreto milleproroghe una moratoria di alcuni mesi per la piena efficacia della riforma delle Bcc, accompagnata da ritocchi a quest'ultima per vero poco significativi. Da qui la prospettiva di avviare comunque un processo che sottoponga ad ampia rivisitazione la legge n. 49 del 2016, in linea con le indicazioni della nominata mozione secondo cui i caratteri strutturali dei gruppi cooperativi annullano «del tutto la valenza territoriale del sistema mutualistico».
Detta mozione non determina "incertezze" come sostenuto da quanti trascurano le motivazioni che, sul piano tecnico giuridico, non danno adito a dubbi in merito alla perdita della funzione localistica da parte delle Bcc.
Infatti il possibile snaturamento del credito cooperativo causato dalla costituzione di gruppi nazionali, rende necessario un intervento normativo che riaffermi la specificità operativa delle Bcc, segnando una svolta positiva nel recupero dei valori della cooperazione nel settore bancario. Ciò posto, vanno evidenziati gli orientamenti espressi dai vertici della categoria, dal Governatore della Banca d'Italia e dallo stesso ministro dell'Economia. I primi - in una logica di autoconservazione del proprio potere - appaiono non disposti a perdere le conquiste conseguibili mediante l'occupazione di ruoli centrali nella nuova figura societaria del gruppo cooperativo. Ciò nella consapevolezza che, grazie alla struttura dei gruppi, sarà per loro possibile addivenire ad un più pregnante controllo sulle Bcc, attraverso la sostanziale eterogestione di queste ultime riconosciuta alla capogruppo dalla nuova normativa. Da qui il tentativo di rappresentare un'idilliaca, volontaria adesione delle Bcc ai costituendi gruppi nazionali.
In un'analoga prospettiva di pieno sostegno alla riforma, il Governatore Visco, nell'intervento all'assemblea dell'Abi, ha richiamato le «sinergie di costo e di ricavo di cui i singoli membri si avvantaggeranno» grazie alla riforma, ribadendo che «dal sistema di garanzia solidale del gruppo deriveranno possibilità di rilancio efficaci e tempestive per le Bcc più deboli». Non v'è dubbio che, confermando la linea tenuta nell'iter parlamentare della legge n. 49, la Banca d'Italia ravvisa nelle soluzioni normative di questa la via d'uscita dalle gravose problematiche poste dalla situazione di dissesto in cui versa un cospicuo numero di appartenenti alla categoria. È evidente come, in tale contesto, non sia dato eccessivo rilievo al fatto che il perseguimento di detta finalità finisca col sacrificare l'essenza cooperativa faticosamente preservata dal legislatore italiano da oltre un secolo.
Il ministro Tria, facendo leva sull'«ampia adesione» data alla riforma dalle Bcc, ha posto in correlazione l'esigenza di non azzerarla con il rispetto della certezza del diritto, manifestando per tal via l'intento di limitare eventuali interventi correttivi a semplici ritocchi della normativa vigente, donde l'esclusione che i criteri fondanti della riforma (come l'obbligo di adesione) possano essere pretermessi. È un'interpretazione poco condivisibile del principio sopra richiamato: prescindendo da ogni valutazione in ordine alla sostanziale diversità di tale posizione dal più ampio impegno assunto dal premier Conte nel discorso programmatico, si riduce la forza prescrittiva del menzionato principio alla mera indicazione di un quaeta non movere, cui è sottesa la rinuncia a verificare, a rivedere ciò che il regolatore ha disposto, optando per una staticità disciplinare che è contraria alla dinamica creativa del diritto. Non si valuta, inoltre, se quell' «ampia adesione» a base delle sue considerazioni sia stata spontanea o piuttosto indotta dalla necessità di aderire per non rinunciare ad esistere. È un modo riduttivo di interpretare il cambiamento di cui le nuove forze politiche si fanno assertrici.
È evidente come il problema dell'eventuale rivisitazione della legge n. 49 assuma carattere essenzialmente politico in quanto gli attori della riforma sono mossi dalla preoccupazione di evitare il dissesto di alcune banche. Si trascura che l'appartenenza all'Ue impone la piena adesione alla logica del mercato, anche quando ciò richiede l'applicazione di procedure estintive. È evidente come, nel caso di specie, le ragioni della realpolitik hanno avuto la prevalenza su quelle del giusto diritto (relegate in ambito circoscritto al solo dibattito teorico). Quel che preme sottolineare è la rinuncia a percorsi alternativi per preservare il carattere identitario della categoria; ci si riferisce all'adozione di meccanismi di tipo solidaristico diversi dal cross guarantee scheme (rete di garanzie incrociate che lega le sorti finanziarie della capogruppo e delle Bcc aderenti a protezione della solvibilità complessiva del gruppo cooperativo) e tuttavia in grado di realizzare gli stessi obiettivi.
Al riguardo, viene in considerazione l'Institutional Protection Scheme articolazione organizzativa volta a preservare il localismo ed a rafforzare la solidità finanziaria degli appartenenti alla rete. Esso consente di sollecitare «il reciproco sostentamento attraverso la mera affiliazione degli stessi a un organismo centrale della categoria in grado di soddisfare le condizioni richieste dagli artt. 10 e 113, par. 7, del Crr», come ha puntualizzato Andrea Sacco Ginevri analizzando il gruppo bancario cooperativo. In subordine, potrebbero essere rivisitate la struttura e la funzione del cd. Fondo temporaneo previsto dalla legge n. 49, finalizzato al sostegno dei processi di consolidamento e di concentrazione delle banche consorziate. Un eventuale ampliamento dei relativi interventi nei confronti di banche in crisi renderebbe possibile, senza alterare la natura delle Bcc, l'attivazione di forme di solidarietà all'interno della categoria. E allora ben venga una significativa rivisitazione della legge n. 49, sì da preservare i valori del localismo e della mutualità cooperativa, rispettando la volontà degli enti destinatari della nuova regolazione. Diversamente, troverà nuova conferma la nota affermazione di Giolitti: «Se un sarto vuole cucire un abito ad un gobbo deve tener conto della gobba, altrimenti non riesce a farlo».

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