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Revisione contabile: quasi l'intero mercato è nelle mani delle «Big Four». E qualcosa non funziona
di Madison Marriage e Jonathan Ford
Il Sole 24 Ore
Sabato 1 settembre 2018

Avrebbe dovuto essere una gara serrata, combattuta con accanimento. Tre anni fa, dopo essere rimasta con perseveranza con PwC (PricewaterhouseCoopers) per i primi 119 anni della sua esistenza di società quotata in Borsa, Barclays ha deciso di indireuna gara e scegliere una nuova società di auditing. Il contratto in questione non soltanto era prestigioso: era anche molto redditizio. L'anno prima, infatti, la banca aveva pagato a PwC l'astronomica cifra di 44 milioni di sterline perché ne controllassei libri contabili, una delle tariffe più alte mai pagate nel mercato del Regno Unito.
Eppure, malgrado tutti quegli incentivi, Barclays ha fatto molto fatica a organizzare e gestire la gara. Alla fine, la banca ha scelto Kpmg, tanto per la mancanza di alternative quanto per altri motivi. Le altre due società di auditing appartenenti al gruppo delle "Big Four", le più importanti società di revisione considerate abbastanza grandi da poter svolgere tale compito, erano entrambe indecise. Deloitte era ostacolata da un contratto di consulenza con quella stessa banca, e gli osservatori hanno notato che la sua offerta era in ogni caso tiepida. EY (Ernst & Young) non ha nemmeno preso parte alla gara, essendo stata scelta poco prima per l'audit di Rbs, uno dei concorrenti britannici più importanti di Barclays.
Le società in concorrenza tra loro hanno messo in dubbio che all'epoca EY avesse le risorse necessarie a occuparsi della revisione contabile di un'altra grande banca. E hanno espresso perplessità al riguardo del fatto che la Banca di Inghilterra potesse approvare che EY si occupasse di entrambe contemporaneamente. L'unica alternativa rimasta, quindi, secondo due soci di una grande società britannica di auditing, era Kpmg.
«È stata un'idiozia assoluta» ha detto uno di loro. «Come è possibile che sia stata una gara scrupolosa, se Kpmg era l'unica candidata possibile?». Barclays si è rifiutata di rilasciare un commento per questo articolo. La gara è stata complicata ancor più dal fatto che il presidente della commissione di audizione di Barclays, Mike Ashley, era l'ex responsabile della qualità di Kpmg Europa. Nel caso in questione, Barclays ha scelto Kpmg dopo che entrambi i membri del comitato si sono astenuti dall'incarico di scegliere la nuova società di revisione. «Non è previsto che una società per azioni britannica lavori così. La scelta era troppo ristretta» ha detto l'altro socio.
Conflitti nascosti con grande discrezione
La maggior parte delle aziende quotate in Borsa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti si serve di una delle Big Four, le quattro grandi società di auditing. Kpmg, EY, Deloitte o PwC controllano i libri contabili di non meno del 98 per cento delle società che costituiscono l'indice Ftse 350 (le più importanti del mercato del Regno Unito). Negli Stati Uniti, si occupano di non meno del 99 per cento di quelle dell'indice S&P 500. L'esistenza di quattro società di auditing enormi come queste potrebbe far passare l'idea che la scelta ci sia, seppure non molto ampia. In pratica, però, dicono gli osservatori, anche questa è pura illusione.
Sotto la superficie, spesso si nascondono con grande discrezione conflitti non indifferenti. Alle società contabili non è richiesta trasparenza nei confronti del lavoro di assistenza che garantiscono alle aziende, dalle pensioni ai consigli fiscali, dalle consulenze sulle politiche di pagamento ai suggerimenti per eventuali ristrutturazioni. In molti casi, queste attività collaterali possono essere di gran lunga più redditizie di un semplice contratto di revisione (che, oltre a implicare un rischio legale, limita anche le possibilità per la società in questione di concorrere con un'offerta per aggiudicarsi attività non di revisione).
Quest'anno, per esempio, quando il colosso Carillion è franato, si è scoperto che nel corso di dieci anni Kpmg aveva guadagnato intorno ai 15 milioni di sterline per revisionare i conti di quel gruppo, incarico che in futuro gli si potrebbe ritorcere contro. Nel frattempo, nel medesimo decennio, Deloitte aveva guadagnato 51 milioni di sterline per fornire una serie di servizi che comprendevano le revisioni interne, la verifica dei dati di bilancio e dei contratti e le consulenze in tema di ristrutturazione. Se da un lato è raro che l'opinione pubblica venga a conoscenza di situazioni di conflitto che precludono alle grandi aziende di prendere in considerazione due, nel migliore dei casi, o in qualche caso una sola delle Big Four per le loro esigenze di auditing, è bene sapere che queste prassi sono pressoché routine. Il mese scorso, per esempio, dopo che il suo revisore contabile del momento Deloitte era stato mandato via del tutto inaspettatamente dagli azionisti, SIG, fornitore di prodotti per l'edilizia, ha scelto EY.
In verità, EY era l'unica delle Big Four a poter competere per l'incarico.
La storia del gruppo minerario Rio Tinto è analoga: in base alle regole dell'alternanza previste dall'Ue, PwC ha dovuto essere scaricata. Dato che EY revisiona i conti del suo concorrente principale, Bhp Billiton, questa situazione ha fatto sì che le uniche due opzioni rimaste fossero Deloitte e Kpmg. A giugno quest'ultima è stata scelta secondo le modalità prescritte. «Scegliere tra tre società di revisione contabile va bene, a patto che siano tutte in grado di garantire un servizio eccellente di auditing» dice Laura Empson, professoressa alla London's Cass Business School. «Scegliere tra due è già più preoccupante». Ha poi aggiunto: «Se una delle due società rimaste non è particolarmente propensa a dedicare tempo e risorse adeguate per aggiudicarsi l'incarico – forse perché preferisce astenersi e puntare sulla revisione contabile di una società concorrente più allettante –, allora di fatto la scelta si riduce a una sola possibilità».
Non c'è concorrenza
La sempre maggiore concentrazione delle società di revisione preoccupa azionisti, accademici e contabili che temono che ciò possa comprometterne la qualità. Kpmg, per esempio, è stata al centro di una serie di controversie contabili negli ultimi dodici mesi e a giugno è stata redarguita severamente dall'ente di sorveglianza britannico che ha criticato l'«inaccettabile peggioramento» della qualità del suo lavoro di auditing. Malgrado questi fatti allarmanti, Kpmg ha continuato ad aggiudicarsi clienti prestigiosi per la revisione contabile, incluso il gruppo di private equity 3i. D'altra parte, non sembra proprio di intravvedere segnali dai quali dedurre che si stia affermando una nuova concorrenza da parte di aziende che non appartengono al gruppo delle Big Four.
Anzi, tutto pare andare nella direzione opposta. All'inizio di quest'anno il quinto gruppo di revisione più importante del Regno Unito, Grant Thornton, ha detto che avrebbe smesso di partecipare alle gare per effettuare la revisione contabile delle aziende dell'indice Ftse 350. La società si è detta stanca di dover sostenere spese per aggiudicarsi un incarico e ha precisato che sospettava di essere invitata a prendervi parte soltanto perché si raggiungesse un numero adeguato di candidati. L'amministratrice delegata di Grant Thornton, Sacha Romanovitch, ha detto di essere seccata di arrivare sempre a un «secondo posto onorevole».
La rete delle vecchie società di auditing
Le aziende potrebbero aumentare la concorrenza in modo alquanto semplice se considerassero le società di auditing di secondo livello con maggiore serietà, invece di utilizzarle soltanto per fare numero. In ogni caso, questo sistema si imbatte in una certa resistenza, per motivazioni che sono tanto di natura culturale quanto pratica. Cerchiamo di comprendere prima quelle di natura pratica: la globalizzazione ha portato alla creazione di multinazionali grandi e complesse, che richiedono revisori contabili che abbiano un'esperienza globale in quasi ogni campo, dalle valutazioni delle obbligazioni alle criptovalute e alla cyber-analisi, si va ripetendo da più parti. Soltanto le Big Four hanno dimensioni e organizzazioni tali da poter dispiegare questo tipo di perizie e di servizi in quantità adeguata. L'anno scorso, quando ha dato il via a una gara per una nuova assegnazione delle operazioni di auditing, Standard Chartered ha escluso apertamente le non Big Four, affermando che «non avrebbero avuto le risorse necessarie a fornire un servizio efficiente». Dietro a questa difesa pratica, c'è però un pregiudizio culturale più profondo.
Tra le più grandi società britanniche quotate in Borsa, 61 delle 100 posizioni di presidente dei comitati di revisione alla fine dell'anno scorso erano occupate da alumni delle Big Four, secondo Accountancy Daily. I rapporti che legano le Big Four alle grandi società si estendono ben al di là dei consigli di amministrazione, al mondo della politica e a quello degli enti di regolamentazione. Questa situazione di fatto crea un ciclo di feedback che rafforza il predominio dei quattro colossi, dato che le loro connessioni costituiscono un enorme vantaggio quando si tratta di fare offerte per lavori pubblici o privati. Si consideri, per esempio, il settore dei servizi idrici: in Gran Bretagna questo settore è privato e rigidamente regolamentato. Di recente, PwC è stata confermata «delivery partner» dell'ente di regolamentazione Ofwat, per la revisione dei prezzi che applicherà nel 2019.
Questo comporta di effettuare un controllo accurato dei piani aziendali nel settore per determinarne i prezzi appropriati. PwC aveva intrapreso la precedente revisione dei prezzi nel 2014, nel periodo in cui effettuava revisioni o consulenze a non meno di nove delle diciannove aziende idriche del Regno Unito. Questa volta, il suo compito è più modesto, ma resta in ognicaso revisore contabile per statuto di tre aziende del settore idrico, inclusa la più grande del Regno Unito, Thames Water, e fornisce servizi a molte altre. A proposito di questa circostanza, Prem Sikka, docente di accounting all'Università dell'Essex, dice: «Senza dubbio, questi collegamenti saranno sfruttati per attirare clienti e far sì che l'azienda ti faccia vedere come gestire la situazione per cavartela egregiamente nell'ambito delle regolamentazioni. Le aziende non possono servire più di un padrone e si dovrebbe impedire loro di mettere più dita in più vasetti della marmellata».
Le opzioni per porre fine all'oligopolio
Quello dell'auditing è un oligopolio alquanto insolito. Nel 2014, l'ultima volta che ha controllato le Big Four, l'ente di regolamentazione della concorrenza del Regno Unito ha trovato poche prove di bruschi aumenti dei prezzi. La preoccupazione maggiore è che il loro predominio porti a revisioni raffazzonate, condotte con spese minime e da personale privo dell'esperienza necessaria. Malgrado i tentativi ufficiali di allentare la presa delle Big Four – per lo più tramite l'introduzione dell'alternanza obbligatoria –, la loro morsa sembra essere forte e resistente come non mai. Nel 2015 le Big Four avevano effettuato le revisioni contabili del 95 per cento delle più grandi aziende del Regno Unito quotate in Borsa. Il loro numero oggi è balzato al 98 per cento.
Gli osservatori di settore credono che sia necessario intervenire con qualcosa di molto più drastico. L'idea più radicale – uno scorporo su vasta scala – sta guadagnando sempre più terreno e sostenitori, compresi il leader dei liberal-democratici Vince Cable e Sharon Bowles, ex presidente della commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo. «Uno scorporo su vasta scala è l'unico modo che consenta la distribuzione di personale esperto in tutto il sistema, così da poter dar vita a veri concorrenti e a una massa critica al di fuori delle Big Four» ha detto la baronessa Sharon. «Si tratta dell'unica soluzione che non farà ricadere i costi sugli altri».
C'è anche chi crede che si possa intervenire con il bisturi in modo diverso. La professoressa Laura Empson, per esempio, sostiene che creare società che si occupano «esclusivamente di revisioni contabili» sia l'unica soluzione praticabile. «A preoccuparmi non è tanto l'oligopolio, quanto i conflitti di interesse tra le parti che si occupano dell'auditing e quelle che effettuano consulenze a un'azienda» ha detto. Come era immaginabile, entrambe le proposte terrorizzano le Big Four.
Esse sostengono che ognuna delle soluzioni proposte rischierebbe di indebolire il settore e condurre a operazioni scadenti di auditing. «Si tratta di un'idea fiacca» ha detto il presidente di una. Ma non mancano le congetture secondo cui la pressione sulle Big Four alla fine potrebbe incoraggiare uno dei loro rami consulenze che crescono rapidamente a staccarsi, come avvenne nel 1998 con il divorzio di Andersen Consulting. Un professionista fiscale che lavora presso una delle aziende in questione ha detto: «Non vedo l'ora che venga il giorno in cui il lavoro di auditing delle Big Four sarà costretto a prendere per sempre le distanze dalle operazioni di altro tipo. La mia carriera e le mie aspirazioni sono state intralciate da questo. Abbiamo perso clienti e non siamo stati più in grado di partecipare a gare per mandare avanti le operazioni di audit».
L'indecisione? Potrebbe essere d'aiuto
Ci sono legittime preoccupazioni su come potrebbe avvenire lo scorporo su vasta scala nel settore. E non è ancora chiaro in che modo costringere le Big Four a suddividersi in otto aziende di medie dimensioni possa migliorare la qualità delle revisioni stesse, per esempio. Sia i colossi del settore, sia i loro concorrenti più piccoli si oppongono alla soluzione che prevede di effettuare solo auditing, affermando che le aziende di questo tipo non potrebbero vivere bene e non avrebbero i mezzi per attirare la forza lavoro che il settore richiede. Benché propense a una riforma finalizzata a indebolire le loro concorrenti più grandi, le società di secondo livello sono caute al riguardo di ciò che potrebbe colpire anche loro. BDO vuole che le società di revisione non siano autorizzate a offrire consulenze ai clienti per i quali effettuano revisioni contabili, perché credono che questo ridurrebbe le possibilità di conflitti e di aiutare le società più piccole a crescere. La società francese Mazars vuole che si fissi una soglia alla quota di mercato, e ha sollecitato le autorità britanniche a prendere in considerazione i requisiti francesi per le società quotate in Borsa, che prevedono di avere due revisori dei conti diversi.
C'è la possibilità che l'incapacità di convergere intorno a un'unica soluzione possa togliere dai guai le Big Four. Tra le altre idee divulgate vi sono quella di esternalizzare la selezione delle società di auditing a un ente indipendente, per esempio un ente di regolamentazione, la Borsa o il governo, per superare i pregiudizi culturali sulle Big Four. Ciò permetterebbe anche di togliere la responsabilità di approvare le nomine per le revisioni agli azionisti che, come è risaputo, restano passivi quando di tratta di votare per decisioni di questo tipo. Un ulteriore ostacolo alla riforma potrebbe essere la difficoltà a raggiungere un consenso tra gli enti di regolamentazione di Stati Uniti, Asia ed Europa. Nondimeno, le pressioni stanno aumentando. Da quando i parlamentari hanno iniziato a indagare sul crollo di Carillion, ha detto: «Ho la netta sensazione che l'idea di smembrarle e scorporare una volta per tutte l'attività di auditing dal resto vada indagata con cura. Quello che abbiamo ora non è un mercato che funziona come si deve».

Copyright The Financial Times 2018.
Traduzione di Anna Bissanti.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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