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Reazioni degli amministratori non adeguate alla crisi da denunciare al Tribunale

di Maurizio Meoli

Febbraio 2021

Pubblicato sul sito eutekne.it in data 13 febbraio 2021.

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Può ravvisarsi il sospetto di gravi irregolarità da denunciare al Tribunale, ex art. 2409 c.c., quando, nel contesto di una società in crisi, con evidenti segnali di perdita della continuità aziendale (quali l'insufficienza delle entrate a coprire i costi della produzione e l'ingente indebitamento della società), gli amministratori, dopo avere approvato un piano industriale, non lo realizzino, disponendo, invece, il conferimento di un fondamentale ramo di azienda in luogo di una sua cessione idonea ad ottenere la liquidità necessaria a far fronte, seppure in parte, al debito sociale. A fronte di ciò è possibile disporre l'ispezione di cui all'art. 2409 comma 2 c.c. per valutare l'esistenza delle irregolarità denunziate, con particolare riferimento a ragionevolezza e razionalità delle scelte effettuate.

Ad affermarlo è il Tribunale di Roma, nel provvedimento del 24 settembre scorso.

L'intervento è da segnalare anche per la conferma (cfr. Trib. Roma 8 aprile 2020) della applicabilità della regola della Business Judgment Rule (BJR) – sviluppatasi con riferimento alle scelte imprenditoriali degli amministratori – al dovere, sancito dal nuovo art. 2086 comma 2 c.c., di istituire un adeguato assetto societario.

L'attività di predisposizione di un adeguato assetto societario (da collocare nell'alveo della gestione sociale) non costituisce l'oggetto di un obbligo a contenuto specifico, ma un obbligo non predeterminato nel suo contenuto che acquisisce concretezza solo se posto in relazione alla specificità dell'impresa esercitata e del momento in cui quella scelta organizzativa viene posta in essere. Questo obbligo può essere efficacemente assolto guardando non tanto a rigidi (e inesistenti) parametri normativi, quanto ai principi elaborati dalle scienze aziendalistiche o da associazioni di categoria o da codici di autodisciplina.

L'esistenza di un ambito di discrezionalità entro il quale gli amministratori possono compiere le loro scelte sulla struttura societaria deriva dal fatto che il legislatore ha utilizzato come criterio di condotta la clausola generale dell'adeguatezza; ovvero una clausola elastica, al pari della clausola di diligenza dovuta nel realizzare una scelta imprenditoriale. In definitiva, la scelta organizzativa rimane pur sempre una scelta che attiene al merito gestorio, per la quale vale il criterio della insindacabilità, sempreché sia razionale (o ragionevole), non sia, al momento dell'adozione e tenuto conto del contesto, connotata da imprudenza, e sia stata accompagnata dalle verifiche imposte dalla diligenza richiesta dalla natura dell'incarico.

In particolare, il Tribunale di Roma sottolinea come possano essere sindacate nei limiti della BJR sia le modalità adottate ai fini della rilevazione della crisi che le scelte effettuate negli interventi conseguenti. Di conseguenza, mentre è certo che la mancata adozione di qualsiasi misura organizzativa tesa a far emergere gli indici della perdita della continuità aziendale comporti, di per sé, una responsabilità dell'organo gestorio, si ritiene possibile assoggettare a sindacato giudiziale la struttura organizzativa predisposta dall'amministratore nei limiti e secondo i criteri della proporzionalità e della ragionevolezza (ovvero, più correttamente, in questo ambito, secondo i criteri della adeguatezza), al fine di verificare se fosse idonea a far emergere i suddetti indici. Verifica da effettuarsi sulla base di una valutazione ex ante, tenendo conto delle informazioni conosciute o conoscibili dall'amministratore, ed a prescindere da ciò che ne è comunque scaturito.

Allo stesso modo dovrà valutarsi la responsabilità dell'amministratore che, pur avendo tempestivamente rilevato, grazie agli assetti dati alla società, il venir meno della continuità aziendale, ponga in essere degli interventi che successivamente si rivelino non in grado di evitare la degenerazione della crisi (ed eventualmente il fallimento della società). Responsabilità che sarà da escludere quando tali interventi – sempre sulla base di una valutazione ex ante – non risultino manifestamente irrazionali ed ingiustificati.

Tutto ciò premesso, nel caso di specie, i giudici romani ravvisano un sospetto di gravi irregolarità da verificare "non tanto" sotto il profilo della rilevazione della situazione di crisi, ma sotto quello degli interventi adottati dagli amministratori (e indicati in premessa). Analogamente, il Tribunale di Milano 18 ottobre 2019 ha affermato che ove la società versi in uno stato di vera e propria crisi, la mera ricerca di "finanziatori" interessati all'acquisto delle azioni e la semplice valutazione della possibilità di cessione di alcune attività rientranti nel patrimonio della società risultano interventi che, in assenza di un piano industriale o di ristrutturazione del debito, rappresentano mere possibilità di superamento della crisi e integrano condotte di per sé non in linea con i doveri gestori precisati dal nuovo art. 2086 comma 2 c.c.

Il Tribunale di Venezia 6 febbraio 2019, inoltre, ha affermato che è la stessa omessa rilevazione della perdita di continuità aziendale a porsi come causa del verificarsi dei danni che il prosieguo dell'attività aziendale ha consentito e può integrare una violazione grave e ulteriormente produttiva di danno da denunciare ex art. 2409 c.c.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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