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Rating, tre big e tante meteore
di Isabella Bufacchi
Il Sole 24 Ore
Martedì 21 agosto 2007

Chi ne ha contate 74, chi ne ha elencate 57, chi ne vede soltanto due e denuncia i pericoli del duopolio: al di là dei numeri, il business delle agenzie di rating resta segnato da una scarsa competizione. Colpa della globalizzazione dei mercati finanziari che ha imposto la standardizzazione degli strumenti e il dominio di player operativi su scala mondiale. Fatto è che nel mondo solo tre valutatori del rischio di credito - Moody's, S&P's e Fitch - hanno le spalle forti per garantire una copertura di prodotto e una presenza geografica veramente globale. La canadese Dbrs sta tentando di ritagliarsi uno spazio: è la quarta ad aver ottenuto in Europa il riconoscimento di Ecai per i nuovi requisiti prudenziali di Basilea 2.
Il rating è un business da capogiro. Moody's assegna rating a 12mila aziende, 29mila enti locali e 96mila obbligazioni strutturate. Nel 2005 Standard & Poor's ha sfornato 500mila rating, nuovi o ne ha rivisti di vecchi. Le lettere di S&P's etichettano debito in 100 Paesi per un controvalore di 34.000 miliardi di dollari. Fitch ha dato il suo voto a 84mila muni-bond di Comuni americani e con le sue 50 sedi sparse in tutto il mondo valuta l'affidabilità creditizia di 5.700 istituzioni finanziarie, banche e non.
Di agenzie locali ne esistono un po' ovunque, sono sempre esistite: le giapponesi Japanese bond rating service, Japanese credit rating agency e Nippon investor service (obbligatorie per le regole del mercato interno) si sono imposte all'attenzione della comunità finanziaria internazionale ma solo perché i loro rating - più generosi di quelli di Moody e S&P - hanno fatto comodo a chi cercava la "AAA". Anche in Francia e in Germania negli anni sono nati nuovi valutatori domestici ma sono state meteore: chi assegnava rating alle piccole e medie imprese dove i grandi player mondiali non arrivavano, chi si specializzava in strumenti finanziari locali come la carta commerciale all'epoca denominata in franchi francesi. Corre voce che un'agenzia di rating svizzera abbia richiesto il riconoscimento Ecai: i nuovi requisiti Basilea 2, che danno peso tanto ai rating interni assegnati dalle banche quanto a quelli di istituti esterni, faranno proliferare nei mercati locali la creazione di nuove agenzie indipendenti di valutazione del merito di credito. Molte di queste saranno finanziate dalle banche stesse. Ma altra cosa è "rompere" il duopolio mondiale di Moody e S&P.
Anche l'Italia si è affacciata sul mercato dei rating. Nel maggio del 1995 decollò in pompa magna Italrating, un'iniziativa di Mediocredito centrale, affiancato da Nomisma, Databank, Unioncamere, Consiglio dell'ordine dei dottori commercialisti e poi da Duff&Phelps e dall'Editrice Il Sole 24 Ore spa: l'obiettivo dichiarato era quello di assegnare «voti autorevoli e indipendenti» per aprire il mercato dei capitali alle Pmi dotandole di un rating che ancora non avevano. Peccato che quando una piccola azienda scopriva di non poter ambire alla "A" ma di orbitare tra la "BBB" e la "BB" non ne ha voluto sapere. Così il destino di Italrating è stato quello di tante altre iniziative simili locali: confluire in un gruppo più grande.
Le agenzie di rating nazionali sono condannate a rimanere piccoli operatori domestici oppure, per spiccare il grande salto e contare di più, sono costrette a farsi inglobare dalle agenzie internazionali. Di questi casi ne è piena l'Asia: è molto più facile acquisire in un solo boccone un operatore locale, con personale locale e conoscenze locali, piuttosto che iniziare da zero. La crisi dei mutui americani ad alto rischio ha ora acceso i riflettori sulle agenzie più attive nell'assegnazione di rating a cartolarizzazioni e Cdo di subprime: l'Europa ha avviato un'inchiesta per appurare i motivi di un presunto ritardo dei declassamenti, arrivati come una valanga lo scorso luglio sebbene l'inizio del deterioramento del mercato immobiliare Usa risalisse al 2006. La scarsa competizione e il dominio di due, tre grandi nomi potrebbero essere alla radice del problema: ma per costruirsi una reputazione e un'expertise mondiale e operare sul mercato globalizzato queste tre agenzie hanno impiegato oltre un secolo.

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