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  :: Rassegna stampa - Documento

Promotori finanziari, una peculiarità da valorizzare
di Carlo Altomonte (Università Bocconi, Centro Paolo Baffi)
Il Sole 24 Ore
Lunedì 24 marzo 2014

La prolungata crisi finanziaria sta rendendo indispensabile per l'Italia un ripensamento dei modelli distributivi nel settore dei servizi finanziari, con riferimento tanto al sistema delle banche-reti quanto al canale bancario tradizionale.
A queste criticità si aggiunge la necessità di ottemperare all'evoluzione del corpus di regole attinenti la stabilità e l'integrità del sistema finanziario, come enucleati dalla nuova direttiva Crd IV (Capital requirements directive) in applicazione delle regole di "Basilea 3", oltre che la tutela degli investitori, disciplinata dalla direttiva Mifid, anch'essa in corso di revisione a Bruxelles.
L'incrocio di questi temi è al centro di una ricerca svolta dai centri Paolo Baffi e Carefin dell'Università Bocconi e promossa da Anasf (l'associazione nazionale dei promotori finanziari).
L'analisi si basa su una valutazione comparata dei modelli di business nella distribuzione dei servizi finanziari italiani, utilizzando i bilanci di un campione di operatori che rappresentano oltre il 75% del patrimonio gestito nel nostro Paese.
Le reti specializzate si dimostrano più efficaci rispetto alle banche tradizionali nell'attrarre clienti orientati all'acquisto di servizi ad alto valore aggiunto: nel 2012, in media, l'incidenza per le reti specializzate è pari al 63% a fronte di un'incidenza media del 13% per le banche e del 21% per i gruppi bancari.
Inoltre le reti sono più efficaci nell'assicurare negli anni un aumento della raccolta indiretta.
La "partita" tra i due modelli di business pare riaprirsi sul fronte della redditività complessiva dei servizi, interpretabile quale indice della capacità di questi ultimi di reggere comunque l'impatto della crisi.
E le regole del gioco? La ricerca mette in luce l'unicità nel panorama europeo del promotore finanziario "italiano", quale figura professionale che, se da un lato ha ispirato lo statuto normativo del tied agent (agente collegato) Mifid, dall'altro ha saputo conservare nel tempo i propri tratti distintivi.
Il punto è che le più recenti tendenze normative europee pongono una serie di problemi di interpretazione e adattamento alla posizione specifica del promotore finanziario.
Questa osservazione risulta particolarmente valida per le regole, di imminente adozione da parte della Banca d'Italia, volte a recepire le disposizioni in materia di politiche di remunerazione di cui all'ultima direttiva sui requisiti di capitale delle banche (ex Crd IV).
Riconoscendo le peculiarità dei promotori finanziari agenti, la Banca d'Italia ha infatti scelto di applicare alla categoria dei criteri ad hoc, fondati sulla distinzione tra parte "ricorrente" e "non ricorrente" della remunerazione, con l'introduzione di un limite massimo di 1/1 al rapporto tra parte ricorrente e non ricorrente dei compensi.
Questa proposta evidentemente va studiata con attenzione, al fine di salvaguardare, da un lato, la ratio della normativa regolamentare europea, ma preservando - al contempo - le specificità del modello organizzativo legato al promotore finanziario.
Dunque il "modello-rete" sembra avere una sua valenza specifica in termini di redditività/capacità di generare servizi ad alto valore aggiunto, meritevole di essere preso in considerazione anche ai fini di una sua eventuale integrazione nella rimodulazione delle strategie bancarie nazionali, anche alla luce del fatto che tale modello rappresenta un unicum legislativo in un'Europa che sta comunque correttamente rafforzando le regole di vigilanza prudenziale (Crd IV) e di tutela del risparmiatore (Mifid II).

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