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Professionisti, è più vicino il ritorno alle tariffe minime
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 luglio 2017

Si avvicina il ritorno delle tariffe minime per le attività professionali. Un intervento ideato per fronteggiare il crollo dei redditi che sta investendo i lavoratori autonomi e garantire la qualità del servizio per la clientela. Anche se questo comporterebbe un dietrofront sul terreno delle liberalizzazioni. Nei giorni scorsi è iniziato il cammino parlamentare del disegno di legge sull'equo compenso. Il testo è in discussione alla Commissione Lavoro del Senato, presieduta da Maurizio Sacconi (Epi), primo firmatario. «L'obiettivo è assicurare che la prestazione professionale si veda riconoscere una retribuzione coerente con la qualità e la quantità del lavoro svolto». E alle critiche di quanti vedono in questo approccio un danno per i consumatori, risponde: «La dequalificazione professionale generata dalla competizione basata solo sul prezzo non corrisponde né agli interessi della clientela, né a quello generale del Paese. Basti pensare ai danni che può produrre la scarsa attenzione di un commercialista mal pagato all'interno di un collegio sindacale». Il ddl ha in comune con altre proposte messe a punto nel recente passato (come il ddl Beretta e quello per abrogare il decreto Bersani sulle liberalizzazioni) la previsione di nullità per le clausole che dovessero determinare un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente o stabilire un compenso inferiore ai parametri stabiliti dal decreto ministeriale in materia. Si differenzia invece dal testo messo a punto da Cesare Damiano, perché il primo riguarda solo le attività ordinistiche, mentre quello del deputato del Pd si estende a tutti i professionisti. «Aspettiamo la discussione al Senato. Quando il testo passerà a Montecitorio proporrò un'integrazione per non lasciare senza tutela le nuove figure professionali, ancorando i minimi ai livelli fissati dai contratti collettivi di chi svolge mansioni simili», spiega Damiano. Tornando al ddl Sacconi, il testo trova il plauso del Comitato Unitario permanente di ordini e collegi Professionali (Cup), con la presidente Marina Calderone che lo giudica un intervento normativo «necessario e lungimirante». Ritiene scorretto parlare di un ritorno di astratti regimi tariffari minimi di calmierazione. Siamo di fronte a una misura che «provvede a tutelare il principio del compenso proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto, in coerenza con l'art. 36 Costituzione». Dello stesso avviso è il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani: «La guerra dei prezzi ha prodotto danni ai professionisti, che hanno subito una contrazione dei redditi. Il lavoro intellettuale va remunerato in maniera adeguata». E le ragioni dei consumatori? «Se i margini si restringono, si rischia una qualità più bassa della prestazione offerta», ribatte Miani. «Dunque il prezzo non può essere l'unico criterio di scelta». In un mercato perfetto il problema non si pone, dato che ogni cliente è libero di scegliere se dare priorità al prezzo o alla qualità, in base alle proprie esigenze. Nella realtà le cose sono più complesse, dato che in genere vi è un gap di competenze in capo al singolo cliente rispetto al professionista, per cui non sempre il primo è in grado di valutare se il gioco (cioè il prezzo più basso) vale la candela. Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale ingegneri, concorda: «Da tempo auspichiamo che vengano definiti i corrispettivi economici che siano da orientamento per la competenza privata, strettamente collegati a standard qualitativi delle prestazioni definiti con gli enti nazionali di normazione». Anche Nausicaa Orlandi, presidente del Consiglio Nazionale Chimici, la vede allo stesso modo: «Condividiamo la necessità di dare giusto riconoscimento alla prestazione libero professionale, in particolare dei giovani, permettendo la giusta remunerazione della prestazione professionale a garanzia della qualità e soprattutto della dignità del lavoro». Fronte compatto, dunque, dal versante ordinistico, mentre Emiliana Alessandrucci, presidente del Colap (Coordinamento libere associazioni professionali), bolla il ddl come «anacronistico e non risolutivo dei problemi che intenderebbe risolvere». Quindi aggiunge che oggi le principali emergenze per gli autonomi sono le insolvenze dei clienti e i ritardi nei pagamenti. Secondo il Colap, il rischio è di ricondurre l'attività del professionista impropriamente a quella del lavoro alle dipendenze. Dato il differente peso delle posizioni in campo e la presenza di un orientamento favorevole al ddl tra i parlamentari, la sensazione è che le lenzuolate di Bersani abbiano i giorni contati. Anche se non va trascurato il ruolo dell'Autorità Antitrust, che a più riprese è intervenuta sul tema, precisando che la regolazione di un'attività economica tramite la fissazione di tariffe può essere giustificata "solo se funzionale a sopperire a fallimenti del mercato oppure a colmare lacune informative dei fruitori dei servizi". Michele Bertani, special counsel dello studio legale Orrick e professore universitario, spiega: «Nel testo originario del Codice Civile del '42 il rinvio alle tariffe ministeriali mirava a garantire un livello minimo di compensi a salvaguardia del decoro dei professionisti, e di uno massimo a garanzia dei consumatori, non sempre dotati degli strumenti per capire se la prestazione professionale avviene secondo standard elevati. Tre quarti di secolo dopo siamo alle prese con una decuplicazione degli avvocati italiani e con un'assenza di tariffe minime che spesso ha portato a una forte competizione sui prezzi». L'esperto precisa che la sua «è solo un'analisi», senza giudizi sul provvedimento in discussione. Ma esprime perplessità sulla possibilità che «una misura dirigistica possa tutelare i giovani professionisti e fissare standard di qualità per le prestazioni offerte».

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