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Prelievo dal conto in banca: il creditore può revocarlo?

a cura del sito web laleggepertutti.it

Maggio 2019

Pubblicato sul sito www.laleggepertutti.it in data 8 maggio 2019.

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Immagina di ricevere, sul tuo conto corrente, un bonifico con una sostanziosa somma di denaro. Senonché, negli ultimi mesi, non hai pagato una fattura e il fornitore ha avviato, nei tuoi confronti, una causa per il recupero del credito. Per evitare che quest'ultimo attivi anche il pignoramento dei tuoi risparmi in banca, decidi di svuotare il conto corrente e di lasciarvi depositata solo una somma simbolica. Di tanto però viene a conoscenza il creditore. Temi così che possa rivalersi contro di te e, magari, chiedere la restituzione di quanto hai ricevuto col bonifico e subito prelevato con l'intento fraudolento. Il creditore può revocare il prelievo dal conto in banca?

Ecco alcuni chiarimenti che fanno al caso tuo e che ti serviranno anche a capire quando si rischia nel momento in cui si decide di svuotare il conto corrente per frodare i creditori.

Cos'è l'azione revocatoria?

Si chiama «azione revocatoria» ed è una causa che il creditore può intentare al debitore tutte le volte in cui questi, dopo aver contratto un debito (e quindi anche prima che smetta di pagare) cede uno o più beni ad altre persone per sottrarli al rischio di un eventuale pignoramento.

L'azione revocatoria va esercitata entro massimo cinque anni dall'atto di cessione, altrimenti è tardiva.

Quando si può esercitare l'azione revocatoria

Il creditore deve dimostrare che l'atto di cessione gli ha procurato un danno; il che vuol dire fornire la prova che, proprio a causa di tale atto, il patrimonio del debitore si è ridotto tanto da impedire il soddisfacimento del diritto di credito. Ad esempio, se una persona ha un debito di 200mila euro e vende l'unica casa del valore di 300mila euro, l'azione revocatoria può essere esperita. Invece, se è proprietario di un conto corrente con 200mila euro e/o altri immobili, la revocatoria non può trovare accoglimento.

È più facile revocare un atto di donazione che una vendita. Nel primo caso, infatti, non bisogna dimostrare null'altro che il predetto intento fraudolento del debitore, ossia l'insufficienza del suo patrimonio all'esito della cessione. Nel secondo caso, invece, al fine di tutelare anche la buona fede di chi acquista da una persona indebitata, è necessaria provare che l'acquirente fosse già a conoscenza della morosità del venditore (una prova facile quando si vende a un familiare o a un parente, meno facile invece quando si tratta di un estraneo).

Un prelievo in banca si può revocare?

La ragione dell'azione revocatoria è evitare il depauperamento del patrimonio del debitore, cosa che avviene solo quando i suoi beni diventano di proprietà di altri. Ecco quindi che la revocatoria si può pronunciare soprattutto contro cessioni a titolo di vendita o di donazione.

Invece, nel caso di prelievo dal conto corrente, il denaro resta comunque nella proprietà del debitore, il quale non se ne spoglia, ma decide di custodirlo in diverso modo (ad esempio sotto il mattone).

Questo significa che lo svuotamento del conto non è un atto soggetto a revocatoria e il creditore non potrà renderlo inefficace.

Sintetizzando, il prelievo in banca non è revocabile perché l'azione revocatoria colpisce solo gli atti di "disposizione" del patrimonio (vendite, donazioni, ecc.), mentre, in caso di prelievo, il denaro non passa nelle mani di un altro soggetto, restando nella titolarità dello stesso, ossia il correntista.

Diversamente, se il prelievo ha lo scopo di trasferire i soldi da un conto corrente a un altro (anche se non in modo diretto, ossia con bonifico, ma con due atti distinti: prelievo del contante e successivo bonifico), il creditore può chiedere la revocatoria.

Pignoramento dei soldi prelevati dal conto banca

Il fatto che il denaro sia stato prelevato dal conto corrente non esclude, in teoria, che esso non sia pignorabile. Sarà verosimile che il debitore lo porti in casa, magari lo nasconda in una cassaforte.

Nell'ambito del pignoramento in appartamento, l'ufficiale giudiziario ha sempre il potere di chiedere – e il debitore l'obbligo di rispondere – in merito alla disponibilità di beni ulteriori rispetto a quelli in bella mostra. Il che significa che se il debitore conserva dei soldi sotto il mattone dovrà comunicarne l'esistenza e se non lo fa commette reato. I soldi trovati in cassaforte nel corso di un pignoramento mobiliare sono pignorabili in quanto considerati beni mobili al pari di qualsiasi altra cosa.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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