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  :: Rassegna stampa - Documento

Pmi pronte all'esame del rating
di Guido Plutino
Il Sole 24 Ore
Lunedì 31 luglio 2006

Man mano che si avvicina il D-day (il primo gennaio 2007), i tasselli dell'accordo di Basilea 2 vanno al loro posto. Così il quadro della grande intesa che sta cambiando il mondo del credito si fa più chiaro e specialmente si comincia a superare la prima fase, quella del rigetto integrale, per lasciare spazio a riflessioni più utili. Naturalmente restano molti dubbi da sciogliere, il primo e più rilevante dei quali riguarda l'effettiva possibilità di accesso al credito da parte delle aziende piccole e meno strutturate.
Un cambiamento di tale rilevanza si può infatti considerare sotto diversi punti di vista e ognuno di questi risulta, almeno in parte, condivisibile. E' certamente comprensibile che i clienti, sentendo parlare di misurazione più attenta del rischio e di livelli di rating assegnati a tutti, si preoccupino degli eventuali "danni collaterali". A partire da una possibile (e per alcuni probabile) stretta creditizia e più in generale dell'aumento degli oneri legati all'indebitamento. Il dibattito sui possibili effetti restrittivi - che riguarderebbero in particolare il nostro Paese e la Germania, nazioni dove più alto è il numero di Pmi - è aperto da tempo.
Per avere un'idea della vastità dell'universo coinvolto si può fare riferimento a quanto scritto da Paolo Biffis, ordinario di Economia degli intermediari finanziari presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. In Italia l'accordo Basilea 2 sarà applicato a oltre cinque milioni di imprese. Solo 600mila di queste hanno però obblighi contabili, in quanto costituite nella forma della società di capitali. Ciò significa che un buon 88% delle imprese può fornire ai propri finanziatori scarne informazioni economiche, finanziarie e patrimoniali. Nonostante questo, dall'ultimo meeting di Madrid sono scaturite buone notizie in relazione a quella che Biffis definisce «la riconsiderazione degli elementi di attenuazione del rischio di credito», anche perché si è preso atto che le banche - lavorando con un gran numero di piccole aziende - vanno incontro a un enorme frazionamento del rischio. Una parziale attenuazione dell'impatto deriva poi dal fatto che le aziende con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro, assimilate alla clientela retail, non verranno giudicate con rating individuali ma di categoria, e riceveranno credito a condizioni standardizzate.
Tuttavia, almeno su un elemento gli esperti sono concordi: la finanza di impresa sta diventando la vera variabile strategica: è infatti indispensabile per imparare a parlare con le banche, individuando un linguaggio condiviso e fornendo, con frequenza maggiore e costante, informazioni contabili più dettagliate. Tra l'altro, si aprono spazi per la nascita di nuove professionalità manageriali: è il caso del rater aziendale, che dovrà garantire attendibilità, indipendenza e obiettività del processo di elaborazione dei dati contabili.
Non si tratta, in realtà, di un percorso facile: la grande parte delle imprese di minori dimensioni deve fare i conti con risorse limitate, che impediscono di assumere figure professionali già specializzate. Tuttavia la strada di creare una struttura organizzativa più robusta è obbligata, nella consapevolezza che dopo Basilea 2 nulla sarà più come prima. Agli imprenditori non resta che cercare di attrezzarsi al meglio ed essere rapidi. Per fare questo è necessario raffinare la capacità di fornire le indicazioni più utili a valorizzare le potenzialità dell'impresa, facendo ricorso a tutti gli strumenti di tipo formativo e informativo, già disponibili in abbondanza nel mercato.
I tools di autodiagnosi rappresentano un caso tipico, una prima risposta quasi naturale delle imprese dotate di minori risorse. In linea di principio non sono una soluzione sbagliata, a condizione di non sopravvalutarne l'efficacia e di saperli scegliere. Prezzo conveniente e nome altisonante non bastano: contano, piuttosto, l'ampiezza del database e la possibilità di fare confronti con le medie di settore. In ogni caso, le metodologie standardizzate possono dare risultati fuorvianti ed è perciò opportuno integrarle con aiuti esterni (come quelli offerti da associazioni di categoria, consorzi di imprese, società di consulenza e così via).
Inoltre, ci sono pochi dubbi sul fatto che la necessità di irrobustire l'organizzazione interna e di elaborare un flusso costante di reportistica si traduce in un aumento dei costi, destinato a farsi sentire sui conti di imprese già provate dalla congiuntura.

* * *

I dubbi più frequenti

Ecco in sintesi, sulla base di materiali realizzati dall'Asam - Associazione studi aziendali e manageriali Università Cattolica di Milano - le risposte ai dubbi più diffusi tra i piccoli imprenditori.

I documenti. E' vero che non sarà necessario preparare documenti particolari per agevolare la valutazione dei rischi? In effetti la banca, almeno in prima battuta, non richiederà una particolare documentazione aggiuntiva. Ma è bene essere consapevoli del fatto che cambieranno sostanzialmente le modalità di valutazione (basti pensare al meccanismo dei rating) e quindi l'impresa deve conformarsi per evitare ripercussioni negative.
I rapporti con la banca. Il rapporto personale con i funzionari delle filiali bancarie continuerà a essere importante, anche dopo l'entrata a regime di Basilea 2. Infatti, la valutazione del cliente non sarà solo automatica, cioè derivante da modelli standardizzati di rating, ma verrà influenzata anche da aspetti qualitativi e di conoscenza personale. Per questo motivo, in caso di sostituzione del direttore di filiale, è buona norma presentarsi per fornire ulteriori elementi di giudizio, oltre a quelli rappresentati dalla storia del rapporto tra impresa e banca.
Il reporting. Molte Pmi non dispongono di un sistema di reporting. Basilea 2 non impone obblighi alle imprese, ma solo alle banche. Questo però determinerà inevitabilmente la necessità di realizzare maggiori flussi informativi. E' facile prevedere che nelle imprese dovrà essere sviluppata la funzione finanziaria, con l'adozione di sistemi più efficaci e strutturati di pianificazione e di controllo.
Valutazioni e garanzie. Aziende sottocapitalizzate e famiglie solide, titolari di molti beni: in molti casi è questa la realtà delle piccole imprese, che potrebbe non trovare corrispondenza nei nuovi meccanismi di erogazione del credito. In realtà, i rating di Basilea 2 sono valutazioni di carattere oggettivo, che verranno però integrate da giudizi qualitativi (come quelli espressi dal direttore della filiale). E' comunque prevedibile che le garanzie personali tenderanno gradatamente a perdere importanza, perchè le scelte di affidamento premieranno le imprese più virtuose e dotate di un livello adeguato di capitale proprio. Per un imprenditore con un'azienda sottocapitalizzata la soluzione più opportuna è, dunque, quella di vendere parte dei beni di famiglia e destinare il ricavato all'aumento del capitale sociale.
I parametri. I modelli interni e i parametri utilizzati dalle banche per valutare le imprese non saranno resi noti alla clientela. Questi modelli sono piuttosto complessi e non facilmente interpretabili da una piccola o media impresa. Già oggi, comunque, le aziende di credito non comunicano alle imprese le procedure interne che originano le decisioni di affidamento, ma solo i loro risultati finali. In ogni caso, le imprese possono fornire alle aziende di credito informazioni aggiuntive, specialmente sulle loro prospettive, per agevolare le valutazioni sulla solvibilità.
Corporate banking online. Con l'arrivo di Basilea 2, molti imprenditori si chiedono se una connessione diretta dei sistemi informativi possa rendere più agevoli i rapporti con la banca. Già oggi esistono forme di corporate banking che consentono all'impresa di effettuare transazioni con la banca in virtù di collegamenti remoti con il suo sistema informativo. In realtà, le sole procedure informatiche non sono però sufficienti a creare una soddisfacente relazione di credito, che presuppone rapporti diretti e personali. L'orientamento delle banche, comunque, è quello di perfezionare un utilizzo evoluto nel medio termine del corporate banking.
Nessun rinvio. In alcuni casi, periodicamente, si è sentito parlare di ipotetici rinvii dell'entrata in vigore dell'accordo. In realtà, dopo un lungo procedimento, si è giunti a una formulazione definitiva dell'accordo di Basilea 2 e a un calendario che, al momento, non lascia spazio a ipotesi di slittamento. La normativa, definita a livello euroepo, è vincolante per le banche e interessa le modalità valutative utilizzate per concedere finanziamenti. Per questo le imprese devono prepararsi sviluppando le funzioni finanziarie. La formazione. Tra le imprese è diffusa la domanda sull'adeguamento delle competenze del personale bancario per l'assolvimento dei nuovi compiti. In particolare, per quanto riguarda le profonde modifiche nelle modalità di misurazione e di gestione del rischio associato all'attività di impiego. Ma proprio in vista di questi importanti cambiamenti, gli istituti di credito hanno da tempo destinato rilevanti investimenti alla formazione del personale, che risulta così adeguatamente preparato alle nuove metodologie operative.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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