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Piazza Affari, ecco i compensi dei manager
di Antonella Olivier
Il Sole 24 Ore
Giovedì 2 novembre 2017

Chi guadagna di più in Piazza Affari? Il manager più pagato nel 2016 ha incassato la bellezza di 8,4 milioni. Nomi l'ufficio studi di Mediobanca non ne fa, ma i dati relativi a 224 società quotate e con sede in Italia (per capirsi, la Fiat non c'è e nemmeno la Ferrari) sono tutti pubblici perché contenuti nelle relazioni di bilancio o in quelle collegate.
L'analisi sulle caratteristiche degli organi sociali di queste aziende, mostra – per quanto riguarda le remunerazioni – un'ampia variabilità. Tant'è che, a fronte delle punte massime (sono nove gli ad che hanno guadagnato più di 5 milioni l'anno scorso), il compenso "mediano" – quello che sta in mezzo mettendo in fila ordinata tutti i dati - per un consigliere delegato è di 429mila euro, mentre la media matematica sfiora gli 832mila euro. Alta dispersione che si riscontra anche per la carica di presidente: il più pagato si è portato a casa 3,7 milioni, ma il valore mediano è di 239mila euro. Così come per la carica di vice presidente: 130mila euro il livello "normale", 2,1 milioni la punta più alta.
L'impegno da consigliere mediamente vale 10 milioni all'anno più di quello di un sindaco effettivo: 40.500 euro contro 30mila. Il compenso mediano è leggermente inferiore a quello di un presidente di collegio sindacale: 42 mila euro (il più pagato ha incassato però 218mila euro).
I compensi variano in funzione delle dimensioni delle società: più è elevata la capitalizzazione di Borsa e più sono remunerati gli amministratori delegati. Si guadagna di più a guidare una compagnia assicurativa, dove la media (matematica) per un capo azienda, inclusa la parte variabile, si aggira sui 3,4 milioni (punta massima 6,863 milioni), più del doppio rispetto al settore bancario dove l'amministratore delegato guadagna in media 1,6 milioni (punta massima 4,667 milioni). Più bassi i compensi nell'industria – 994mila euro – che però è anche la macroarea che lo scorso anno ha staccato l'assegno più consistente, appunto 8,425 milioni.
Le disparità tra il lavoratore medio e il dirigente più alto riflettono la variabilità dei compensi tra le diverse aziende. Così, se mediamente un amministratore delegato guadagna 7,2 volte il suo dipendente, il record in Piazza Affari è del Mister X che ha incassato in un anno l'equivalente di 247,3 stipendi medi della sua azienda.
Non è una novità che le donne guadagnino meno degli uomini. Ma l'ufficio studi di Mediobanca lo certifica con precisione anche per quanto riguarda le cariche sociali. Un presidente donna guadagna in media per l'incarico 204mila euro, molto meno della metà di un presidente uomo che invece porta a casa 533mila euro. Idem come sopra per quanto riguarda la carica di amministratore delegato che, se uomo, guadagna mediamente 899mila euro, se donna non arriva a 439mila. Si accorciano le distanze, ma resta lo svantaggio di genere, se si parla di puri consiglieri: in questo caso uomo batte donna per 82.700 euro contro 61.200. Negli organi sociali le donne sono rappresentate soprattutto nei collegi sindacali dove la loro presenza arriva al 43,7%: alla presidenza però i sindaci sono per l'83,6% uomini. Nei board la componente femminile pesa per il 37,2%, ma solo l'11,2% degli amministratori delegati è donna e meno ancora, il 9,8%, dei presidenti è donna.
Per età la media di chi partecipa agli organi di amministrazione e controllo è di 57,3 anni: il più giovane ne ha 25, il più anziano 92. Gli amministratori delegati – 54 anni di media – sono più giovani dei presidenti dei collegi sindacali (59 anni) e dei presidenti del cda (63,4 anni).
Dai bilanci si evince che complessivamente le 3339 posizioni esaminate – tra consiglieri e sindaci – hanno ricevuto nel 2016 un monte compensi pari a 606,6 milioni, di questi 58,6 milioni sono stati pagati per "buonentrate" e "buonuscite" a 56 manager. La parte fissa dei compensi complessivi è pari al 56,7%, la variabile in contanti al 16,6%, la variabile in azioni al 9,3%. L'incidenza del compenso fisso è pari al 56,3% per quanto riguarda la figura dell'amministratore delegato e sale invece al 78,2% per quanto riguarda il presidente.

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