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  :: Rassegna stampa - Documento

Nuove regole per le banche, aiuto per le Pmi
di Giuseppe Chiellino
Il Sole 24 Ore
Giovedì 24 novembre 2016

La riforma delle regole bancarie europee varata ieri dalla Commissione consolida ed estende una misura chiesta a gran voce dalle banche italiane già tre anni fa, alla luce delle particolarità della struttura imprenditoriale italiana basata sulle piccole e medie imprese. La revisione del regolamento sui requisiti di capitale (CRR) del 2013 non solo conferma il cosidetto "fattore di sostegno alle Pmi" (Sme supporting factor) ma lo estende oltre la soglia attuale di un milione e mezzo di euro.
L'articolo 501 prevede infatti che l'esposizione degli istituti di credito verso le piccole e medie imprese sia ponderata in base ad un coefficiente che si traduce in uno sconto del 23,81% dei requisiti dei capitale e dunque degli accantonamenti a bilancio. La norma attuale permette questo "sconto" per i fidi fino a 1,5 milioni di euro. La novità è che la riduzione di capitale, oltre ad essere confermata, viene estesa oltre questa soglia, anche se in percentule ridotta. In pratica, per i fidi di importo superiore le banche godranno dello sconto del 23,81% fino a 1,5 milioni e del 15% per la parte eccedente, senza limiti di importo. «Le Pmi sono uno dei pilastri dell'economia dell'Unione europea - spiega la Commissione nella proposta di modifica del regolamento - in quanto svolgono un ruolo fondamentale nel generare crescita e creare posti di lavoro. Considerato che comportano un rischio sistemico più basso rispetto alle grandi imprese, i requisiti di capitale per l'esposizione nei loro confronti dovrebbero essere più bassi, in modo da assicurare un finanziamento ottimale delle piccole e medie imprese».
L'effetto di questa misura sui bilanci bancari e in termini di finanziamenti alle imprese è già stato sperimentato e apprezzato, sia dalle banche che dalle imprese sin dall'entrata in vigore nel 2014. «Abbiamo calcolato che nel 2015 - spiega Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, la federazione delle banche di credito cooperativo - grazie a questa norma le Bcc hanno "risparmiato" 500 milioni di capitale regolamentare che si traduce, a seconda della leva, in una capacità di credito potenziale da 10 a 20 volte».
Se si estende il criterio all'intero sistema bancario italiano, l'effetto è di svariati miliardi di euro.
Il direttore generale dell'Abi e presidente della Federazione bancaria europea, Giovanni Sabatini, riconosce l'importanza di rendere permanente l'Sme supporting factor «che noi abbiano chiesto con forza». Ma aggiunge: «Bisognerà approfondire, tuttavia se poniamo questo aspetto positivo su un piatto della bilancia e sull'altro ci mettiamo le altre misure come quelle sul leverage ratio, il Mrel, il Tlac, la liquidità, allora l'ago pende verso un ulteriore inasprimento delle richieste di capitale imposte alle banche, in un momento in cui la ripresa è ancora fragile e il contesto internazionale non è facile».
Per le banche più piccole e in particolare per le cooperative c'è comunque qualche motivo di soddisfazione in più. In particolare viene applicato il principio della proporzionalità alle regole sulle retribuzioni dei manager e sulle politiche dei bonus. La Commissione ha riconosciuto che le norme introdotte tre anni fa non hanno molto senso per le banche più piccole e per i bonus di modesta entità, che dunque vengono esentati. Una messa a punto è stata prevista anche per le regole sul pagamento dei bonus in azioni, ma questo riguarda solo le banche quotate.
«In generale per noi si tratta di un piccolo passo positivo - commenta sempre Gatti - perchè la riforma prende in carico la questione della proporzionalità, anche se ancora in termini dimensionali senza considerare anche criteri qualitativi e "vocazionali". Resta un approccio "caso per caso" che rinvia alla discrezionalità del supervisore. Sarebbe importante, invece, andare verso un modello di norme che nascono diverse per categorie di banche diverse, come negli Stati Uniti. Il 2017 sarà l'anno della manutenzione delle regole bancarie europee e bisognerà lavorare per ottenere qualcosa di più».
L'obiettivo, dunque, è riuscire convincere Europarlamento e Consiglio che vale la pena apportare qualche modifica alla proposta della Commissione.

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