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Nessun muro tra regole e tasse
di Donato Masciandaro
Il Sole 24 Ore
Martedì 22 febbraio 2011

In Italia, Europa e Stati Uniti i politici continuano a occuparsi del sistema finanziario e delle banche, sapendo quanto i loro elettori siano sensibili sull'argomento. Il tema è centrale nell'incontro del G-20 a Parigi, almeno su due tavoli diversi: la regolamentazione e la tassazione. Nuove regole sono all'orizzonte, con Basilea 3; ma anche l'argomento della tassazione delle attività finanziarie è sistematicamente presente nell'agenda delle riforme. Regole e tassazione possono essere entrambi utili strumenti, purché maneggiati nel modo giusto; ci sono degli errori da evitare.
Partiamo dal fatto che dopo la crisi finanziaria tutti i politici hanno solennemente promesso che si sarebbero impegnati a evitare di ripetere l'errore di trascurare i danni che l'instabilità sistemica, nata dal cattivo funzionamento del settore bancario e finanziario, può causare ai cittadini nel loro complesso, che sono poi chiamati a pagarne i costi, in termini di incertezza e maggiori tasse.
Per affrontare le esternalità che il rischio d'instabilità che l'attività bancaria o finanziaria può causare alla comunità ci sono due strade. L'attività può essere limitata ovvero addirittura vietata, usando la regolamentazione. Ovvero si può tassare, disegnando la tassazione in modo da penalizzare chi si impegna nelle attività potenzialmente più tossiche.
In linea di principio, tassazione e regolamentazione possono essere egualmente efficaci per ridurre i rischi d'inquinamento da instabilità finanziaria. Nella realtà la maggiore difficoltà è misurare il grado di tossicità sistemica che uno strumento finanziario piuttosto che una specifica attività possono causare. Un qualunque contratto finanziario - può essere un mutuo o un derivato - può essere più o meno tossico a seconda degli operatori, del mercato, e della situazione contingente in cui viene usato.
La difficoltà di misurare la potenziale rischiosità sistemica di un certo contratto finanziario - che non deve comunque essere considerato un problema di cui smettere di cercare la risposta - ha rappresentato però un comodo alibi per commettere un grande errore: considerare separatamente il tema della tassazione da quello della regolamentazione delle attività finanziarie.
Infatti, nel dibattito corrente l'impostazione più frequente è quella di considerare regolamentazione e tassazione due strumenti separati per affrontare due problemi diversi: la regolamentazione deve occuparsi di prevenire l'insorgere di crisi sistemiche; la tassazione deve preoccuparsi di gestire i costi che le crisi, una volta avvenute, producono sulla comunità.
La regolamentazione finanziaria è divenuta l'intervento preferito dalla politica per affrontare la questione di come disincentivare i comportamenti potenzialmente tossici. La regolazione può imporre divieti e limiti in via diretta; pensiamo a interventi dello Stato tipo la cosiddetta Volcker Rule, che limitano strutturalmente la possibilità degli intermediari di impegnarsi in determinate attività.
Oppure il disegno delle regole può cercare di ridurre ex ante il rischio d'instabilità sistemica in via indiretta, attraverso politiche tipo Basilea 3 che stabiliscono in via prudenziale rapporti costanti tra le scelte imprenditoriali delle banche e la loro struttura d'indebitamento.
Per quel che riguarda la tassazione, invece, si è rinunciato a provare a disegnarla in modo coerente con la rischiosità sistemica delle diverse attività finanziarie. Si è preferito assegnarle una funzione distributiva: occorre trovare un criterio per raccogliere risorse, che possano essere utilizzate per coprire i costi sistemici che le crisi provocano.
Per cui gli intermediari devono essere tassati a seconda della loro dimensione, ovvero dei loro profitti. Peccato che proprio l'ultima crisi finanziaria ha evidenziato come non esista correlazione tra dimensione, ovvero redditività, e rischiosità in termini sistemici di un intermediario.
La scelta della politica ha una duplice spiegazione molto semplice, come mostra una ricerca in corso presso il Centro Paolo Baffi della Bocconi. In primo luogo, nei sistemi democratici, tra un intervento dello Stato che colpisce poco ma tutti - una tassazione - e una regolamentazione che invece colpisce selettivamente qualcuno, le banche, gli elettori preferiscono la seconda.
E la distorsione aumenta se la tassazione colpisce selettivamente un settore già regolamentato, come è il caso del settore bancario, con rischi di effetti a catena su tutti i portatori di interessi, a partire dalle imprese.
Occorre ripensare completamente il rapporto tra regolamentazione, tassazione e rischio sistemico. Perché la crisi finanziaria non sia avvenuta invano.

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