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Microcredito più prestito d'onore: volano le startup
di Stefania Aoi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 17 luglio 2017

Oggi vende tè speciali come quello verde alla lavanda. Organizza degustazioni, e soprattutto si va via via espandendo grazie ai negozi in franchising. Fabiola Ruggiero, una passione smisurata per questa bevanda, ha aperto nel 2007 il suo Cose di Tè, a Jesi. Lei è una dei 1.355 startupper, che hanno ottenuto un prestito d'onore dalla regione Marche. Piccole imprese, quasi nessuna legata al mondo dell'Ict ma soprattutto al settore del commercio, che hanno avuto un bassissimo tasso di mortalità (solo 3 su dieci non ce l'hanno fatta) e hanno creato dal 2006 a oggi 3.300 posti di lavoro. Sono i numeri a parlare del successo di questa forma di finanziamento, una sorta di microcredito alle aziende, erogato grazie ai fondi elargiti tra il 2006 e il 2015, dall'Unione Europea. In tutto 7,9 milioni di euro che sono serviti in parte a costituire un fondo di garanzia, che permettesse a cittadini che altrimenti non avrebbero ottenuto un prestito dalle banche, di averlo. Così gli istituti di credito hanno potuto erogare ai novelli imprenditori circa 31 milioni di euro. Dai 25mila ai 50 mila euro a progetto. Si tratta di una storia iniziata molto prima dell'entrata in vigore della legge sul microcredito, anticipandone le dinamiche. I soldi non sono elargiti a fondo perduto ma devono essere restituiti in sei anni. «Affinché i beneficiari riescano a restituirli e dunque a creare aziende in grado di durare nel tempo - spiega Antonio Secchi, responsabile del Prestito d'Onore per la Regione Marche - vengono affiancati da dei tutor di alto profilo in campo economico, finanziario, esperti di business plan». Il risultato è stato che 7 piccole imprese su dieci (finanziate con questo modello) è ancora attivo, contro le tre su dieci, finanziate con risorse a fondo perduto. «Un dato – afferma Secchi – che deve far riflettere e che ci mostra come sia fondamentale responsabilizzare l'imprenditore».
I risultati. Partendo da quel 30% che non ce l'ha fatta. La maggior parte operava nel commercio. Del resto la metà delle domande di finanziamento hanno riguardato questo comparto. Soprattutto si chiedevano soldi per l'apertura di ristorantini o attività legate alla somministrazione di cibo. «Le aziende che hanno reso meglio sono invece quelle dei servizi alle persone e alle imprese, che costituivano il 31%del totale», prosegue il responsabile del prestito d'onore. Tante, per esempio, le realtà focalizzate sull'assistenza all'infanzia e agli anziani. Infine, appena il 18%delle startup che hanno utilizzato i finanziamenti offerti dalla Regione avevano per obiettivo di produrre beni. Inoltre, due terzi dei richiedenti finanziamento sono state donne. Mentre la metà aveva un'età inferiore ai 35 anni. Ecco, se a volte si guarda all'Europa come a un'entità distante o, peggio, una matrigna cattiva che ci sanziona quando commettiamo un errore, non è questo il caso. Gli oltre 3mila posti di lavoro creati nelle Marche sono anche merito dei finanziamenti erogati da Bruxelles. La Ue sa bene che la lotta alla disoccupazione passa dalla creazione di nuove piccole e medie imprese. «Queste rappresentano circa il 98% delle imprese europee – afferma Beatrice Covassi, capo della rappresentanza in Italia della Commissione europea - e producono l'85% dei nuovi posti di lavoro. Tre le priorità delle politiche Ue sulle pmi: intendiamo ridurre gli oneri amministrativi, favorire l'internazionalizzazione e migliorare l'accesso al credito per i nuovi imprenditori». Con il prestito d'onore, almeno nelle Marche, quest'ultimo obiettivo sembra essere stato raggiunto.

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