Rassegna stampa

La crisi d'impresa è in stallo

di Simona D'Alessio

Italia Oggi

Martedì 22 Settembre 2020

Rischio rinvio «sine die» per il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (decreto legislativo 14/2019): se già, infatti, l'entrata in vigore è slittata al 1° settembre 2021, come stabilito dal decreto «liquidità» (convertito nella legge 23/2020), aleggia «la sensazione sia in pericolo», perché, «sbagliando», viene visto «dalle opposizioni e da parte della maggioranza» come «un complesso di norme ostili» al tessuto produttivo. E ciò nonostante un testo correttivo è previsto arrivi all'attenzione del consiglio dei ministri «la prossima settimana, o quella dopo».

A dirlo ieri il capo dell'ufficio legislativo del ministero della Giustizia Mauro Vitiello, dal palco del convegno promosso a Bergamo dal locale Ordine dei commercialisti, per affrontare le attività e il futuro delle aziende al tempo della pandemia; in una città pesantemente funestata dal Covid-19, il rappresentante del dicastero di via Arenula ha evidenziato quanto la normativa dell'anno in corso sia stata «fortemente condizionata dall'epidemia», e che sulla scelta di procrastinare al 2021 l'avvio del provvedimento abbia pesato «idea di non voler esporre gli imprenditori all'incertezza», mentre «se le norme verranno metabolizzate, permetteranno una pronta emersione dalla crisi». Eppure, ha lasciato intendere alla platea di professionisti, il dlgs 14/2019 è in bilico, anche in relazione ad «un emendamento al decreto Agosto (104/2020, ndr), di cui ancora non è stata dichiarata l'ammissibilità, per rivedere la legge 3/2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento. Un intervento», ha proseguito Vitiello, «auspicabile», ma «non vorrei fosse la scusa» per accantonare del tutto l'entrata in vigore dell'altro testo, al quale ha attribuito un ruolo nuovo il presidente della Commissione ministeriale per la riforma della disciplina delle procedure concorsuali Renato Rordorf: nata per «favorire il recupero dell'impresa», per migliorarne gli assetti organizzativi «anche come precondizione per la precoce emersione degli eventuali sintomi» di insolvenza, nonché per dare «una seconda chance a coloro che la crisi ha temporaneamente espulso dal mercato, produttori o consumatori, eliminando i caratteri punitivi delle tradizionali procedure» fallimentari, l'iniziativa, nella stagione del Coronavirus, mette in risalto il «modus operandi» aziendale, giacché l'adeguatezza «è condizione essenziale per comprendere se, o in quale misura, un'eventuale situazione di difficoltà sia ricollegabile all'evento pandemico. O dipenda invece da cause pregresse». La figura del commercialista, comunque, è «determinante» nella rilevazione e gestione dei «nodi» delle realtà produttive: ne è convinto tanto il consigliere nazionale Raffaele Marcello, quanto la presidente dell'Ordine bergamasco Simona Bonomelli, secondo cui se l'imprenditore è chiamato ad esser «più consapevole e responsabile», il professionista, «con competenze e appositi strumenti digitali di allerta anti-crisi», potrà «guidarne le scelte economico-finanziarie». La categoria, intanto, è pronta ad affrontare (anche) altre sfide: forte del riconoscimento di quanto fatto nei mesi bui della pandemia per garantire la corretta erogazione delle misure di sostegno governative da parte del viceministro dell'Economia Antonio Misiani, e sospeso lo sciopero proclamato dai sindacati (si veda Italia Oggi dell'11 settembre 2020; ndr: non disponibile), per il presidente del Consiglio nazionale Massimo Miani l'attenzione è puntata sul faccia a faccia col ministro Roberto Gualtieri del 7 ottobre. Sul tavolo tanto la riforma fiscale (è «un dovere» per Misiani redigerla coi commercialisti), quanto il salto in avanti della professione.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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