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  :: Rassegna stampa - Documento

Il rating non penalizza le imprese
di Massimiliano Marzo (Dipartimento di Scienze economiche Università di Bologna) e Antonello E. Scorcu (Dipartimento di Scienze economiche Università di Bologna)
Il Sole 24 Ore - Centro Nord
Mercoledì 14 giugno 2006

Una recente ricerca (riportata sul «Sole-24Ore CentroNord» del 31 maggio scorso) ha rilevato come in Emilia-Romagna, almeno tre quarti degli imprenditori temono un razionamento o un incremento del costo del credito a partire da gennaio 2007, momento in cui entrano in vigore le regole di Basilea II.
La letteratura recente (sia italiana che internazionale) in realtà rileva che l'entrata in vigore di Basilea II (BII, d'ora in avanti) non comporterebbe restrizioni pesanti per il credito concesso alle Pmi. Con BII gli operatori (imprese e banche) di elevata qualità hanno tutto l'interesse a distinguersi dagli altri: l'equilibrio che dovrebbe emergere ha la caratteristica di separare i "buoni" dai "cattivi", con criteri oggettivi, pur lasciando un margine di discrezionalità.
Il problema essenziale di BII riguarda la misura di qualità delle imprese. E' stato ripetuto spesso in convegni e incontri di vario tipo che i bilanci forniti alla banca per stimare il modello statistico di rating devono essere trasparenti e affidabili. E' altrettanto vero che i dati forniti dalle imprese devono essere integrati tramite un sistema informativo accurato e tempestivo e l'insieme di tali informazioni deve essere utilizzato al meglio con un modello quantitativo preciso. Infatti, così come le imprese differiscono per dimensione e qualità (due elementi considerati dall'approccio di BII), anche le banche differiscono per dimensione, efficienza e qualità (intesa anche nel senso ristretto della correttezza dei rating).
Una banca poco efficiente e incapace di valutare al meglio la propria clientela dovrà rinunciare alle possibilità offerte da BII e far pagare di più a tutti i suoi clienti il credito che potrà offrire. E' vero quindi che ci si avvia verso un sistema di regole certificate che rafforza la tendenza della banca a distinguere e premiare le imprese a bassa probabilità di fallimento. Tuttavia, un'impresa che si reputa di qualità elevata ha interesse a privilegiare i rapporti con una banca che è capace di distinguere più di altre il buono dal cattivo.
E' altresì vero che le imprese si trovano in difficoltà a valutare con metodi quantitativi il loro stesso merito di credito. In questo senso potrebbe essere compito delle associazioni e degli enti non tanto il fornire rassicurazioni generiche, ma dare indicazioni precise sulle variabili cruciali nella valutazione del merito di credito, utilizzando strumenti quantitativi analoghi a quelli sviluppati dalle banche.
A tal fine, una nostra ricerca sviluppata recentemente su di un ampio database ha permesso di identificare e pesare il ruolo del tasso d'indebitamento complessivo, a breve e a lungo termine, del cash flow, del Roi, della dimensione dell'impresa, variabili cruciali nella valutazione del merito di credito delle microimprese italiane. In questo contesto, il peso del debito a breve termine sembra avere un'importanza quasi doppia rispetto ad altre variabili, nella definizione della probabilità di default. Inoltre, nella determinazione del rischio di fallimento sembrano incidere, tra le altre variabili, anche il settore di attività (più o meno maturo, più o meno concorrenziale), la localizzazione geografica e la forma societaria (che influenza le condotte d'impresa e induce differenti incentivi). Solo una valutazione complessiva di tutti questi elementi, consentono una valutazione adeguata dell'impresa.
Pertanto, non bisogna confondere gli effetti dell'introduzione di Basilea II (che le banche stanno gradualmente realizzando) con quelli indotti dalle più generali condizioni macroeconomiche. In Italia, la debole congiuntura ha comportato poi un innalzamento della probabilità media di fallimento e ciò non può non riflettersi sul costo medio del credito (il cosiddetto effetto della prociclicità). Tuttavia, se la banca possiede un adeguato modello di rating, un'impresa di qualità relativamente elevata potrebbe essere avvantaggiata, sia rispetto ai concorrenti, sia rispetto all'attuale situazione.

* * *

I timori dei piccoli

Il 31 maggio scorso «Il Sole-24 Ore CentroNord» ha riportato in un articolo le valutazioni della Cna sull'impatto di Basilea2 sulle piccole imprese. Dall'indagine su 119 aziende emergeva che 9 piccoli imprenditori su 10 prevedono un più complesso accesso al credito e 3 su 4 un aumento del costo del denaro.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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