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  :: Rassegna stampa - Documento

Guida Ue per centrare il rating
di Maria Adele Cerizza
Il Sole 24 Ore
Lunedì 28 agosto 2006

L'evoluzione della gestione del rischio, accompagnata da trasformazioni strutturali, ha indotto le banche a prestare maggior attenzione alla misurazione e alla gestione della propria esposizione al rischio di credito, nonché alla propria adeguatezza patrimoniale. In sostanza, le banche analizzano con maggiore profondità la capacità dei clienti di rimborsare i prestiti. Nelle valutazioni che le banche effettuano per misurare i rischi connessi ai prestiti, le caratteristiche del singolo cliente assumono un rilievo crescente, e vengono sintetizzare in un rating. Queste trasformazioni incidono direttamente sulle relazioni d'affari tra imprese-clienti e banche.
Mentre per le grandi imprese le conseguenze sono abbastanza contenute, data la loro maggiore dimestichezza con i metodi di valutazione basati su sistemi di rating, per molte Pmi i cambiamenti sono significativi.
Di grande utilità è la "Guida pratica al finanziamento bancario per le piccole e medie imprese-Come interagire con la nuova cultura del rating", redatta da un pool di consulenti indipendenti su incarico della Direzione generale Imprese e industria della Commissione europea (pubblicazione, disponibile in tutte le lingue, sul sito http://europa.eu.int). La Guida fa parte di un progetto intrapreso dalla Dg Imprese per agevolare l'accesso al credito delle Pmi in un mercato caratterizzato dal nuovo quadro normativo di Basilea 2 sui requisiti patrimoniali delle banche.
Conformemente a Basilea 2 la quota minima di capitale di vigilanza che le banche devono detenere non dipende più soltanto dall'entità del prestito, ma anche e soprattutto dal rischio che esso comporta. Questo cambiamento fa sì che i crediti "più rischiosi" siano più costosi, mentre diventano più vantaggiosi i crediti ritenuti più sicuri.
Basilea 2 induce le banche a valutare in modo dettagliato il rischio di ciascuna posizione di prestito, cioè ad analizzare in modo più approfondito - ricorrendo ai sistemi di rating - la futura capacità del cliente di rimborsare il debito. Per le Pmi le conseguenze sono essenzialmente due: le banche presteranno una crescente attenzione alla valutazione dei rischi - o rating - delle Pmi, anche in caso di prestiti di importo contenuto. In secondo luogo, le Pmi dovranno probabilmente confrontarsi con una varietà sempre più ampia di prezzi e condizioni contrattuali relative ai prestiti proposti dalle banche.
Le informazioni raccolte dalle banche comprendono le caratteristiche sia quantitative che qualitative dell'impresa. Anche se la gran parte di queste informazioni sono sempre state raccolte per la realizzazione dell'istruttoria di fido, nel nuovo contesto incentrato sull'utilizzo del rating numerose banche sottoporranno la stessa informativa a un'analisi più completa e sistematica. Le informazioni quantitative sulle Pmi provengono di norma dai bilanci e dalle relazioni annuale.
E la Guida, in seguito all'indagine svolta, ha stabilito che il 75% delle banche medie e grandi considera l'indebitamento una componente importante o molto importante del rating e il 50% attribuisce la stessa importanza alla liquidità e alla redditività. La raccolta di queste informazioni comporta spesso incontri diretti con i clienti, durante i quali le banche tentano di valutare se la Pmi sia ben gestita. Il 60% del rating si basa infatti su fattori qualitativi: sono considerate informazioni essenziali i piani d'impresa, le referenze dei dirigenti e il loro grado di competenza finanziaria. - Le informazioni raccolte si basano soprattutto su piani d'impresa, referenze dei dirigenti e loro grado di competenza finanziaria

* * *

Il rating

La definizione. Per rating si intende una valutazione dell'affidabilità creditizia di un debitore, cioè la probabilità che rimborsi il suo debito.
Le tipologie. Ci sono due tipi di rating, esterni e interni.I rating esterni vengono attribuiti da agenzie specializzate e si giustifica solo nel caso di imprese abbastanza grandi che emettono obbligazioni e altri valori mobiliari sul mercato dei capitali. I rating interni vengono attribuiti dalle banche ai propri richiedenti credito. Si tratta di una valutazione sintetica del profilo di rischio dell'impresa che riassume le informazioni qualitative e quantitative a disposizione della banca. Queste informazioni sono confrontate con i dati storici relativi ai soggetti precedentemente affidati e alla loro capacità di rimborsare i prestiti negoziati.
Le funzioni. Il rating assegnato alla clientela sta diventando un fattore sempre più importante anche per la fissazione del prezzo - ossia del tasso d'interesse - di un prestito concesso a una Pmi. I fattori che incidono sono: il costo di raccolta, i costi operativi, le perdite attese, il costo del capitale di vigilanza e il margine di contrattazione.
Le banche ricorrono sempre più spesso al rating anche per controllare costantemente gli eventuali cambiamenti di affidabilità creditizia dei propri clienti. Di norma le valutazioni vengono effettuate annualmente, ma alcune banche aggiornano i rating delle Pmi ogniqualvolta siano disponibili i loro rendiconti finanziari o se il referente della banca ne avverte la necessità.

Le sei regole d'oro

Chiedere informazioni. Chiedere alla propria banca che tipo di documentazione fornisce sul proprio sistema di rating, quale sia la documentazione necessaria per l'istruttoria di fido e se intenda comunicare il rating assegnato alla clientela.
Fornire una documentazione chiara, completa e puntuale. Assicurarsi che tutti i documenti che si consegnano alla banca siano corretti, completi, di qualità elevata e siano consegnati rispettando le scadenze previste dalla stessa banca.
Verificare il prezzo del prestito e le altre condizioni contrattuali. Nel determinare il prezzo e le altre condizioni contrattuali le banche tengono conto di vari fattori - garanzie, durata, clausole specifiche, relazione complessiva di affari con il cliente, entità del prestito - elencati in ordine decrescente di importanza. Poiché vi possono essere notevoli differenze tra le banche, occorre sempre chiedere al proprio istituto se e come attribuisca importanza a questi fattori, nonché come si possa operare sui medesimi al fine di diminuire l'onerosità complessiva del prestito.
Gestire attivamente il proprio rating. Nel gestire la propria azienda occorre tenere ben presenti i principali fattori quantitativi - tasso d'indebitamento, liquidità e redditività - e qualitativi - qualità della gestione, situazione di mercato e forma giuridica - che determinano l'assegnazione del rating.
Assicurarsi di riuscire a mantenere il prestito. Nelle attività di controllo costante dei prestiti in essere le banche osservano l'evolvere della situazione di ciascuna impresa affidata. Conformemente alla formulazione del contratto, esse possono intervenire qualora sorgano preoccupazioni sullo stato di salute dell'impresa.
Considerare le alternative. Anche se il credito bancario rappresenta tradizionalmente la forma più comune di finanziamento, vi sono altre soluzioni operative. Nella ricerca delle migliori condizioni finanziarie conviene informarsi su tutte le alternative al momento disponibili.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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