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  :: Rassegna stampa - Documento

«Dopo Cirio, rating ancora troppo rari tra le società italiane»
di Morya Longo
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 9 giugno 2004

«Credevamo tutti che il default della Cirio avrebbe spinto molte imprese italiane a chiedere il rating, eppure a circa un anno e mezzo dal crack del gruppo alimentare questo non è ancora successo». Non nasconde un pizzico di rammarico Henry MacNevin, nominato la settimana scorsa direttore generale per l'Italia dell'agenzia internazionale di valutazione Moody's: il boom di rating tra le imprese made in Italy, da tanti invocato e da tanti previsto dopo il default della Cirio, ancora non si è visto. Ma guardando avanti, il nuovo numero uno in Italia di Moody's mostra un vivo ottimismo: «L'aumento del rating tra le aziende italiane ci sarà, ma sarà graduale - afferma nella sua prima intervista dopo la sua nomina - . I segnali che la situazione sta cambiando già ci sono».
Che cosa le fa credere che la situazione possa modificarsi ora, dato che poco è cambiato nell'ultimo anno e mezzo?
Ci sono una serie di elementi che lasciano ben sperare. Inannzitutto le banche stanno implementando i sistemi di rating interni in vista di "Basilea 2" e questo le incentiverà a spingere le imprese verso il mercato dei capitali e verso il rating. Inoltre gli istituti di credito stanno registrando una decisa crescita degli impieghi nel settore retail, come i mutui e i crediti al consumo: questo ridurrà inevitabilmente la loro capacità di finanziamento al mondo industriale, che piano piano dovrà accostarsi al mercato. E, di conseguenza, alle valutazioni delle agenzie internazionali. Infine credo che il legislatore italiano possa avere un ruolo importante nella cultura del rating in Italia.
Intende dire che il rating andrebbe previsto per legge?
No, certo che no. Credo però che le spinte principali per la diffusione di questo strumento in Italia arriveranno sia dal sistema bancario sia dalla normativa futura. Qualora i legislatori vedessero infatti nello strumento del rating un meccanismo attraverso cui proteggere i risparmiatori, potrebbero avere un ruolo fondamentale nella sua diffusione in Italia.
Ciò non toglie che il default della Cirio è avvenuto nel novembre 2002. Di tempo ne è passato senza grandi cambiamenti. Perché secondo lei?
Credo che il motivo principale sia legato la fatto che le banche continuano a finanziare le imprese a costi competitivi. In sostanza, le imprese tendono a non avvicinarsi al rating perché hanno valide alternative al mercato dei capitali: ma questo fenomeno, come ho già detto, è destinato a cambiare. C'è poi un altro motivo: stiamo vivendo una fase di transizione, in cui il mercato è in attesa di nuove regole sui mercati finanziari. Questo crea molta incertezza e rende difficili i cambiamenti. Credo però che quando la transizione sarà terminata, la situazione si evolverà.
Sul mercato c'è chi sostiene che le imprese italiane non vogliano il rating perché le agenzie internazionali di valutazione le penalizzano per lo loro piccole dimensioni. E' vero?
Non credo, la dimensione non conta. Anche perché noi abbiamo analisti di tutte le nazionalità focalizzati su tutti i singoli Paesi, per cui non ci sono pregiudizi sulle imprese italiane per le loro generali limitate dimensioni.
Qualcun altro, invece, polemizza dicendo che il rating non serve a molto, dato che non sempre è così attendibile. In fondo, oltre al caso Enron, lo ha dimostrato anche il crack della Parmalat...
E' vero che ci sono stati casi in cui i rating non hanno predetto i default. Ma sono eccezioni: tutti i nostri studi dimostrano che nell'aggregato la validità di questo strumento è dimostrata.
Purché i rating vengano pubblicati e resi disponibili al mercato: è ancora diffuso il fenomeno degli shadow rating (rating ombra), cioè dei voti non resi pubblici su richiesta delle società spesso perché non graditi?
Esiste un impegno contrattuale tra di noi e le società che chiedono un rating, per cui non possiamo rendere pubbliche le valutazioni non autorizzate da loro. Il fenomeno degli shadow rating, comunque, per quanto ci riguarda è limitato.

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