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Dimissioni del sindaco a effetto immediato anche senza supplenti

di Luciano De Angelis

Gennaio 2021

Pubblicato sul sito www.eutekne.info in data 20 gennaio 2021.

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Le dimissioni del sindaco hanno efficacia immediata anche nel caso in cui non vi fossero supplenti nelle condizioni di sostituirli. I sindaci devono accertare almeno una volta l'anno eventuali cause di ineleggibilità o decadenza sopravvenute ed è opportuno che conservino copie dei verbali dei CdA, delle assemblee e dello stesso collegio sindacale. Sono questi gli aspetti più significativi e le principali novità che riguardano la nuova Norma di comportamento 1.6 (cessazione dall'ufficio).

In essa si continua a evidenziare (così come nelle Norme del 2015) che "la rinuncia del sindaco ha effetto immediato" anche nei casi in cui non vi siano supplenti che possano subentrare. In questi casi, si evidenzia nei criteri applicativi della Norma, "gli amministratori devono provvedere tempestivamente a convocare l'assemblea dei soci affinché si preoccupi di integrare il collegio. Tale circostanza non inficia l'effetto immediato delle dimissioni".

Detta posizione risulta di rilevante interesse in relazione alla evoluzione della giurisprudenza che, si legge nel commento alla Norma, "ha recentemente statuito l'applicabilità in via analogica delle previsioni di cui all'art. 2385 c.c. nei casi in cui il numero dei sindaci dimissionari sia superiore a quello dei supplenti". Ci si riferisce, in particolare, a una serie di sentenze della Suprema Corte (cfr. Cass. nn. 9416/2017, 29719/2019 e 28983/2019, citate in nota alla Norma) che si sono espresse per la prorogatio del sindaco dimissionario non sostituibile dal supplente.

Il tema è da tempo oggetto di dibattito nella giurisprudenza di merito e nella prassi ove a posizioni orientate all'effetto immediato delle dimissioni (Trib. Firenze 8 febbraio 2017, Trib. Bari 2 febbraio 2013, Trib. Treviso 1° marzo 2011, Trib. Milano 2 agosto 2010, Trib. Napoli 15 ottobre 2009, App. Bologna 19 luglio 2007 e, nella prassi notarile, cfr. massima H.E.1 del Comitato Triveneto dei Notai), si contrappone altra giurisprudenza orientata alla prorogatio (tra le altre, Trib. Roma 4 luglio 2016 e 28 luglio 2014, Trib. Catania 13 novembre 2014 e Trib. Mantova 25 luglio 2009).

Molte le motivazioni che possono essere addotte, ad avviso di chi scrive, a supporto della posizione assunta dal CNDCEC. L'attività dei sindaci non si espleta quotidianamente, ma (salvo particolari situazioni), periodicamente, dacché deriva che la mancata integrazione del collegio non è di ostacolo, nel breve periodo, alla gestione aziendale. Le norme di cui agli artt. 2404 comma 2 e 2405 comma 2 c.c. prevedono la decadenza (sanzionatoria) dei sindaci nei casi in cui questi non partecipino senza giustificazione durante l'esercizio sociale a due riunioni del collegio sindacale, a due consecutive adunanze del CdA (o del comitato esecutivo) o a un'assemblea. Per detta via il sindaco potrebbe decadere senza che alcuna norma di prorogatio possa essere invocata per la sua permanenza nella carica; infine, si evidenzia come tenere segregato un sindaco alla società, oltre che costituire un ingiustificato limite alla sua libertà personale, non appare nell'interesse della stessa società e dei terzi, che si troverebbero con componenti dell'organo di controllo che di fatto risultino demotivati o, addirittura, impossibilitati a partecipare attivamente ai lavori.

Passando al tema della decadenza, la nuova Norma 1.6, in piena sintonia con la Norma 1.4, che richiede al sindaco di sottoporre a verifica periodica il proprio rischio di indipendenza in relazione a circostanze intervenute successivamente alla nomina, raccomanda al collegio sindacale di accertare, almeno una volta l'anno, l'eventuale perdita dei requisiti di professionalità previsti dall'art. 2397 c.c. (es. cancellazione dall'albo dei dottori commercialisti, sospensione dal registro dei revisori, ecc.) ed eventuali situazioni di decadenza di cui all'art. 2399 c.c. verificatesi in capo a ciascun componente.

Tali ultime circostanze riguardano, ovviamente, situazioni legate alle intervenute ipotesi previste dall'art. 2382 c.c. (fallimento, interdizione, condanne del sindaco) o alla mancata indipendenza dei sindaci rispetto agli amministratori (in relazione a rapporti di parentela o affinità) o all'assunzione di incarichi professionali continuativi con la società o società del gruppo. Tali situazioni dovranno, evidentemente, essere riportate nel libro del collegio e segnalate all'assemblea dei soci. L'accertamento di tale causa di decadenza produce, secondo le Norme, effetti dal momento in cui la situazione di incompatibilità viene rilevata (ex nunc).

Viene infine chiarito che, nella fase antecedente alla cessazione dell'incarico, ogni sindaco debba provvedere ad avere copia della documentazione comprovante le modalità con cui il collegio ha svolto la funzione. Si tratta dei verbali del CdA, delle assemblee e dello stesso collegio sindacale. La conservazione di tali documenti appare di estremo interesse, soprattutto nei casi in cui si possano palesare azioni di responsabilità o rischi di reati degli amministratori che possano chiamare in causa i sindaci a titolo di concorso. Dai verbali, infatti, emergerà la correttezza delle modalità con cui i sindaci hanno espletato il proprio incarico.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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