Approfondimenti

Come fanno le aziende a pagare meno tasse

di Omar Cecchelani

Ottobre 2019

L'autore è fondatore del sito pagaremenotasse.com.

Documento redatto in data 14 ottobre 2019.

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Ogni anno molte aziende si vedono costrette a chiudere i battenti a causa, sia dell'altalenante quadro economico che dell'eccessivo carico tributario. Una pressione fiscale che diventa spesso insostenibile dalle limitate risorse finanziarie a disposizione, con la conseguenza di non riuscire più a pagare le tasse, gli stipendi dei dipendenti e quanto dovuto ai fornitori. Il più delle volte le imprese non sono in grado o non pensano a mettere in atto tutta una serie di azioni che potrebbero permettere di alleggerire imposte e contributi da versare nelle esose casse dell'Erario.

In questa breve guida cercheremo di capire i metodi più semplici, diffusi ed efficaci per pagare meno tasse, dando uno sguardo anche alle soluzioni fraudolente ed elusive da non utilizzare assolutamente ma che molti "esperti del settore" foraggiano pensando di facilitare la vita ai loro clienti. I consigli riportati di seguito servono come spunto per azioni legali e mirate, da concordare con il proprio commercialista in base al tipo di azienda e alle diverse situazioni, non certamente come induzione all'evasione fiscale.

1. Come sfruttare l'outsourcing

Il termine inglese sta a significare, letteralmente, approvvigionamento esterno. Si tratta di appaltare ad altre società o, più semplicemente, a dei collaboratori esterni all'impresa, determinate funzioni e servizi aziendali (spesso anche interi processi produttivi). L'outsourcing rappresenta un valido stratagemma per ridurre la pressione fiscale che grava sugli stipendi secondo una semplice equazione (meno stipendi = meno contributi e imposte).

Sappiamo bene come sulla busta paga di un dipendente, l'impresa debba versare una percentuale stratosferica di tasse e contributi; basti pensare che un lavoratore costi quasi il doppio del suo stipendio netto.

Offrire, parte delle funzioni non principali di una impresa, a ditte esterne significa crearsi dei costi interamente deducibili dal reddito di impresa, di conseguenza da Irap e Ires, non doversi preoccupare di pagare la malattia, l'infortunio, le ferie e i permessi ai lavoratori, lasciando alle imprese fornitrici la patata bollente e risparmiare un'ingente mole di imposte sul lavoro.

2. L'importanza della gestione di deduzioni e detrazioni

Il Fisco italiano ha un appetito vorace ed insaziabile, ma nello stesso tempo offre anche la possibilità di ridurre la basa imponibile, o di pagare direttamente meno tributi, attraverso i meccanismi delle deduzioni e detrazioni. L'aspetto più importante è capire, con esattezza, la differenza che corre tra i due termini.

La deduzione è un'agevolazione che va ad incidere sulla base imponibile, ovvero il valore su cui vengono calcolate le imposte. La somma degli eventuali oneri deducibili deve essere sottratta dal totale del reddito e, successivamente, utilizzare il risultato ottenuto per effettuare il calcolo effettivo dei tributi applicando le relative aliquote contributive.

Le detrazioni sono invece importi che l'azienda può sottrarre, non dalla base imponibile, ma dalle imposte già calcolate e da dover pagare.

Soprattutto per quanto riguarda le detrazioni, il discorso non è dei più semplici vista la lunga lista di costi da poter detrarre, percentuali da applicare e limiti da rispettare. Di conseguenza, è opportuno affidarsi ad un bravo commercialista che sia in grado di stabilire con esattezza quali spese a carico dell'azienda e dell'imprenditore si possano detrarre dall'imposta e quali oneri, invece, non contribuiscano in alcun modo ad alleggerire il carico fiscale.

Come detto, è fondamentale che il commercialista sia una buona guida ed aiuti l'imprenditore in questo delicato passaggio ma è altresì fondamentale che sia l'imprenditore, per primo, ad informarsi e conoscere direttamente tutte le opportunità che lo Stato offre per ridurre il proprio impegno fiscale.

3. Scegliere una forma societaria adeguata all'attività da svolgere

L'ordinamento giuridico italiano offre la possibilità di scegliere tra diverse tipologie di società: in primo luogo possiamo distinguere società di persone o società di capitali. Quando si ha l'intenzione di costituire una nuova impresa è bene valutare con attenzione le varie opzioni e decidere per quella più favorevole rispetto al tipo di attività da svolgere e al giro d'affari previsto e la propensione al rischio.

Sembra una banalità ma in realtà, più spesso di ciò che possa sembrare, imprenditori, magari alle prime armi, si affidano a forme societarie che si dimostrano inadeguate. Rivolgendosi, anche a dei consulenti preparati, si riceve, con una certa frequenza, il consiglio di variare la forma societaria qualora ci siano i reali presupposti per ottenere dei benefici, ma a che prezzo? Tanto varrebbe iniziare col piede giusto e con un regime societario adeguato. Sbagliare la forma societaria potrebbe costarti molto caro: in termini di imposte da pagare e non solo.

4. Sfruttare la detrazione delle polizze vita e infortuni

Un aspetto, spesso sottovalutato, è quello delle detrazioni concesse dalla legge riguardanti le spese sostenute per il pagamento dei premi relativi a polizze vita e infortuni. Un'agevolazione che può essere sfruttata da persone ed aziende, nell'ordine di una percentuale pari al 19% ma con un importo massimo detraibile di 530 euro (anche nel caso in cui esistano più contratti attivi contemporaneamente).

Ci sono situazioni in cui la detrazione raggiunge tetti massimi superiori e, in particolare, per la tutela di persone con gravi disabilità (750 euro) oppure se la polizza contiene il rischio di non autosufficienza nello svolgimento delle attività quotidiane (1.291,14 euro). Per accedere alle agevolazioni è necessario che nel contratto assicurativo sia presente la garanzia per il rischio morte e/o di invalidità permanente non inferiore al 5% oppure quella sulla non autosufficienza. Infine, ricordiamo che il beneficiario può essere anche un familiare a carico.

5. I vantaggi di una buona pianificazione fiscale

Tutte le azioni fin qui descritte sono parte integrante di una corretta pianificazione fiscale. Senza una determinata strategia per gestire, fiscalmente, al meglio la propria impresa non si potranno ottenere, nel lungo termine dei risultati soddisfacenti in tema di risparmio fiscale e aumento della redditività aziendale.

Quelle sopra descritte, unite a molte altre soluzioni che riguardano ad esempio:

  • il pagamento degli emolumenti a soci e amministratori;
  • il pagamento senza contributi di parte dello stipendio dei dipendenti;
  • l'utilizzo di benefit aziendali come buoni pasto e buoni carburante;
  • la costituzione di una holding che detenga parte delle quote societarie della propria srl;
  • lo sfruttamento di diritti di autore e brevetti;
  • la ricerca della tassazione più favorevole, aspetto molto legato alla scelta della forma societaria o l'adesione a regimi di favore;
  • la gestione dei contributi Inps sfruttando il fatto che il socio non lavoratore ne sia dispensato.

Sono solo alcune delle soluzioni legali che possono essere applicate ad una impresa per ridurre drasticamente il carico fiscale di una impresa.

Non dimentichiamo l'importanza scegliere un buon commercialista o consulente fiscale, prestando però sempre la massima attenzione alle soluzioni proposte.

Non è raro finire nell'illegalità avendo a che fare con professionisti di dubbia serietà: invece di pagare meno tasse ci si ritrova ad avere contenziosi aperti con l'Agenzia delle Entrate. Ed è proprio in quest'ottica che propongo il paragrafo successivo per farvi capire quali soluzioni illegali possano essere proposte da sedicenti esperti del risparmio fiscale, da cui prego, caldamente, di diffidare.

6. I trucchi più comuni utilizzati dalle imprese per pagare meno tasse

Abbiamo appena detto come sia una saggia decisione evitare di intraprendere azioni poco chiare e ai limiti della legalità. Tuttavia ci sono una serie di espedienti messi in atto da alcune imprese con il solo scopo di ridurre il carico fiscale in modo disonesto e illegale, foraggiate da consulenti fiscali, per così dire, "border line". Vediamo di seguito quali sono i trucchi più sfruttati.

Abbattimento imponibile

Le tecniche si basano sostanzialmente su meccanismi elusivi e fraudolenti con il principale obbiettivo di diminuire la base imponibile e di conseguenza le tasse da versare. L'azione prende il nome di abbattimento imponibile e può avvenire in due diversi modi:

  • sottovalutazione delle rimanenze di magazzino;
  • creazione di costi fittizi.

Il primo metodo consiste, il più delle volte, nel sottovalutare le rimanenze di magazzino che incidono in modo significativo sul calcolo del reddito imponibile ai fini fiscali. Il procedimento può avvenire attraverso una dichiarazione di valore inferiore rispetto a quello reale dei beni in giacenza oppure applicando un criterio di valutazione volutamente errato ma favorevole.

Ci sono società che decidono di operare in modo contrario, ovvero, sopravvalutando i costi sfruttando una serie di tecniche fraudolente. Una delle più usate è la creazione di costi fittizi documentati da fatture false o gonfiate. Molto spesso la documentazione viene emessa da apposite società (dette cartiere) che svolgono la sola funzione di produrre le false fatture relative ad operazioni inesistenti mai avvenute oppure con importi superiori a quelli effettivi.

Il meccanismo è tanto semplice quanto redditizio: l'imprenditore ottiene da una parte la riduzione della base imponibile nella sua società principale e, dall'altra, un aumento del reddito in quella costituita ad hoc. Quest'ultima, tuttavia, essendo creata con lo scopo di evadere le tasse non presenterà alcuna dichiarazione fiscale.

Un ulteriore sistema impiegato riguarda la deduzione intera o in parte di costi che, in realtà, non sono fiscalmente deducibili. Altre volte l'impresa o il professionista portano a deduzione quote di costi fissi che gravano invece su aziende e soggetti diversi.

Occultamento del presupposto del tributo

Questa tecnica è molto meno complicata di quanto possa far pensare la sua definizione. In pratica, l'imprenditore costituisce una società all'estero per sfuggire al pagamento delle imposte, ma continua a conservare collegamenti con l'Italia. Il metodo è spesso utilizzato per non versare l'Ires (imposta sul reddito delle società) ma la legge al riguardo è chiara ed impone di dover dimostrare al Fisco il definitivo trasferimento all'estero dell'impresa per la maggior parte del periodo d'imposta (183 giorni all'anno).

Questo deve riguardare, sia la sede legale che amministrativa, oltre all'oggetto della sua attività. In caso contrario, la società estera non è esonerata dall'obbligo di dichiarare le imposte sul reddito nel nostro Paese.

Elusione dell'imposta

Per ultimo lasciamo un altro metodo ampiamente sfruttato per alleggerire il carico fiscale, ovvero l'elusione delle imposte. In gergo giuridico con tale termine si indica un comportamento che risulta conforme alla lettera, ma non allo spirito della legge tributaria.

In parole più semplici l'elusione è un insieme di atti che non hanno valide ragioni economiche, ma vengono compiuti con il solo scopo di aggirare un divieto o un obbligo stabilito dall'ordinamento tributario.

Un tipico esempio è la fusione per incorporazione tra due società (una in utile e l'altra in perdita) che, spesso, nasconde un'operazione elusiva. La dimostrazione della potenziale illegalità è dimostrata dalla grande attenzione posta dal legislatore fiscale su questo aspetto.

Infatti, la legge consente tale operazione solo se la società incorporante è in grado di dimostrare di aver un determinato piano produttivo che giustifichi l'azione e, non solamente l'acquisizione del diritto di dedurre le perdite della società incorporata.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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