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Basilea 3, la paura delle piccole imprese
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 21 giugno 2010

Le piccole e medie imprese si stanno ancora leccando le ferite per i parametri del credito fissati dall'accordo internazionale di Basilea 2 e già pensano, con terrore, a quello che accadrà con i parametri di Basilea 3, che secondo unanimi giudizi chiederà ancora maggiori accantonamenti di capitale per le banche. E ciò si tradurrà, ancora una volta, in minori erogazioni di credito e a costi più alti. Questo, almeno, è il timore espresso dalle piccole e medie imprese, già oggi impegnate in una disperata lotta per la sopravvivenza in una congiuntura economica sfavorevole di cui ancora non s'intravvede la fine.
Certo, non tutto è già scritto, le norme di Basilea 3 entreranno in vigore soltanto a fine 2012. Mentre il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in quanto presidente anche del Financial Stability Board, l'organo che definisce le linee guida per la stabilità dei mercati finanziari cui dovrà poi attenersi anche il Comitato di Basilea, ha detto chiaramente, nella recente Relazione del 31 maggio scorso, che i nuovi parametri entreranno in vigore solo quando la ripresa si sarà effettivamente consolidata.
Eppure tutto questo non basta a tranquillizzare le piccole e medie imprese, che si sentono le più discriminate quanto a erogazione del credito. «Le Pmi - dice Claudio Giovine, responsabile dipartimento politiche industriali della Cna, Confederazione nazionale dell'artigianato - sono quelle che soffrono di più. I tassi applicati alle imprese, al crescere della dimensione, si riducono, nonostante che per le piccole e medie società il rischio per le banche sia di gran lunga inferiore, essendo sparso fra una pluralità di soggetti. Mentre con le grandi imprese il rischio è molto concentrato».
Dal punto di vista meramente formale, Basilea 3 dovrebbe fare meno paura della "numero 2". Perché in quest'ultima, entrata in vigore a inizio crisi, erano contenute norme che oltre a innalzare il livello di patrimonializzazione per le banche dovevano stabilire modalità organizzative interne ed esterne per ridurre il rischio. Questo significava, di fatto, riferirsi a un rating esterno oppure ad un rating calcolato all'interno della stessa banca. Le imprese più piccole, giustamente, temevano ripercussioni sul loro livello di credito e sui tassi d'interesse a loro praticati: «In Basilea 2 spiega Gianfranco Torriero, responsabile dell'Area Centro Studi e Ricerche dell'Abi il timore delle piccole e medie imprese dipendeva dal fatto che, nella "disclosure" dei loro bilanci, sarebbero potuti apparire dei fattori di rischio, soprattutto una maggiore fragilità della struttura patrimoniale. Tuttavia, noi, come sistema bancario italiano, ci eravamo mossi per tempo per avere sconti sugli assorbimenti patrimoniali a fronte di prestiti per questo tipo di imprese, dato il loro minor rischio sistemico».
Con Basilea 3 tutte le regole già esistenti sull'erogazione del credito rimangono inalterate. Con l'unica eccezione riguardante un ulteriore innalzamento dei requisiti patrimoniali degli istituti di credito. «Il che, comunque dice Claudio Giovine è preoccupante lo stesso perché le risorse complessive per il credito si ridurranno. E, come al solito, sarà soprattutto il credito disponibile per le Pmi a contrarsi. Le stesse banche hanno lanciato a questo proposito segnali di forte preoccupazione: le imprese hanno sostanzialmente detto potrebbero dover pagare un prezzo altissimo con Basilea 3. Del resto, è dall'ottobre del 2003 che il tasso d'incremento degli impieghi per le cosiddette "famiglie produttrici" (ovvero le società non di capitale ma di persone) è sotto zero».
Insomma, le nuove regole di Basilea 3 potrebbero dare la mazzata finale a molte Pmi che in questi anni hanno costantemente visto peggiorare i conti aziendali a causa della crisi e che ritengono di non essere state sufficientemente supportate dal sistema bancario, pur in mezzo a tutte le difficoltà che anche quest'ultimo ha vissuto. Tuttavia l'Abi ricorda che, secondo sue elaborazioni (si veda grafico in pagina; ndr: non disponibile), in realtà i finanziamenti alle piccole e medie imprese hanno tenuto più di quelli indirizzati alle grandi: «E' facile intuire il perché dice Torriero le grandi imprese in questo periodo di crisi hanno fatto molte meno operazioni di finanza straordinaria di qualche anno fa, mentre le Pmi ovviamente ne sono escluse, mentre il loro principale problema è stato quello di chiudere il circuito incassi e pagamenti con i finanziamenti bancari, particolarmente penalizzato dai ritardi di pagamento».
E tra i ritardi spicca quello delle pubbliche amministrazioni: «Non c'è dubbio dice Giovine che gran parte di questi ritardi siano venuti dal settore pubblico. Bene dunque che l'Antitrust si sia candidato a vigilare sui meccanismi dei ritardi».

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