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Basilea 2, vince la trasparenza
di Giovanni Ferri (Università di Bari) e
Giuseppe Schlitzer (Centro Studi Confindustria)
Il Sole 24 Ore
Venerdì 28 luglio 2006

A sei mesi dall'avvio ufficiale del nuovo accordo di Basilea, destinato a rivoluzionare il rapporto banca-impresa, è lecito domandarsi quale sia il grado di conoscenza dell'accordo da parte delle imprese e quale percezione abbiano sui possibili effetti economico-finanziari. L'evidenza accumulata nel corso di questi anni indica un'evoluzione in senso decisamente favorevole alle nuove norme prudenziali. Non solo si è accresciuto, tra i piccoli e medi imprendiotri italiani, il grado di conoscenza di Basilea 2, ma si è anche passati da giudizi inizialmente molto critici a valutazioni complessivamente positive. Merito non solo del fatto che l'accordo è stato meglio "calibrato" alle esigenze delle Pmi, ma anche della capillare opera di informazione che è stata condotta, spesso congiuntamente, da Abi e Confindustria (in special modo dalla Piccola Industria di Confindustria).
Confermano questaevoluzione i risultati di una recente indagine eseguita nella provincia di Bari da Giuseppe Coco, Nicola Coniglio e Giovanni Ferri in collaborazione con la locale Associazione industriale (www.assi.ba.it). E' interessante soffermarsi su quali siano le imprese che ancora si attendono degli effetti indesiderati dal nuovo accordo. Due le tipologie che ancora temono Basilea 2. Le prime sono classificabili come poco trasparenti: imprese che non hanno certificazioni Iso per la qualità, o che non hanno una direzione finanziaria interna, oppure che hanno il bilancio approvato da un commercialista anziché da un revisore contabile. Le seconde sono quelle con alto indebitamento, di cui, per altro, fa parte una discreta percentuale di "medie" imprese (35,1%). Proprio qui risiede un risultato critico dell'indagine, che tuttavia non può essere generalizzato.
Nulla da obiettare, infatti, se Basilea 2 finirà per penalizzare le imprese poco trasparenti e molto indebitate quando ciò è il riflesso di cattive scelte gesionali. Il fatto è che non sempre è questo il caso. Tali carateristiche, infatti, possono anche essere connaturate a particolari situazioni d'impresa (imprese in forte crescita e/o con ampi capitali intangibili). Immaginiamo due imprese con pari caratteristiche operanti nello stesso segmento produttivo. Le due imprese effettuano un investimento dello stesso valore: la prima, per migliorare la propria competitività, investe in R&S con l'obiettivo di realizzare un'innovazione di prodotto; la seconda, invece, costruisce un nuovo capannone mirando semplicemente ad accrescere la capacità produttiva. E' realistico immaginare che per la prima impresa le prospettive di crescita siano a questo punto migliori della seconda. Eppure per quest'ultima sarà più agevole ottenere altro credito, potendo dare in garanzia il nuovo capannone, mentre l'azienda innovativa avrà difficoltà a ottenere altri prestiti non essendo consentito alla banca di computare a garanzia i prevedibili maggiori profitti della società.
Tale preoccupazione ci pare motivata poiché Basilea 2, basandosi su hard information, potrebbe non incentivare a sufficienza le banche a prestare la dovuta attenzione ad aspetti dell'attività d'impresa difficilmente quantificabili nella formazione del rating. Queste considerazioni ci portano a dire che è tempo ormai di spostare l'attenzione sulla fase di implementazione dell'accordo, con l'obiettivo di minimizzare quegli effetti indesiderati che possono scaturire da una interpretazione troppo rigida delle nuove norme internazionali. Se, da un lato, è opportuno non disperdere risorse scarse a proteggere imprese senza vera prospettive, dall'altro sarebbe un grave danno se eventuali penalizzazioni nell'accesso al credito andassero a colpire aziende vitali e profittevoli. Anche in questo caso fondamentale può essere il ruolo delle associazioni di categoria, in special modo la collaborazione tra Confindustria e Abi: una collaborazione che ha già dato notevoli risultati, anche in altri ambiti, e che va ora perseguita sul territorio.

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