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Basilea 2 trova il via libera del G-10
di Alessandro Merli
Il Sole 24 Ore
Domenica 27 giugno 2004

Uno dei parti più lunghi e difficili della storia della finanza internazionale ha visto finalmente venire alla luce ieri, dopo oltre cinque anni di discussione e polemiche anche aspre, le nuove regole per i capitali delle banche, l'accordo cosiddetto di Basilea 2, che rivede le norme precedenti che datavano dal 1988. In base all'accordo, i requisiti minimi di capitale delle banche saranno maggiormente allineati con il rischio che le stesse affrontano.
Ci sarà ora tempo per la loro applicazione fino alla fine del 2006 e, per gli approcci più avanzati alla valutazione del rischio, fino a fine 2007. Le singole autorità nazionali del G-10, quindi dei maggiori Paesi industrializzati, che hanno dato vita all'accordo nell'ambito del Comitato di Basilea, hanno dei margini nei dettagli della applicazione della normativa nelle rispettive giurisdizioni. Anche quanto ai tempi, il presidente del Comitato, Jaime Caruana, governatore della Banca di Spagna, ha indicato che ci sarà una certa flessibilità.
Le nuove regole si basano sostenzialmente su tre pilastri: il primo è quello dei requisiti di capitale, ma modificato rispetto all'accordo originale dell'88, in cui i requisiti di capitale erano standardizzati per ampie classi di clienti, senza una valutazione delle differenze nella solvibilità e nel rischio del singolo debitore. Questo viene ora perfezionato con l'introduzione di metodi più sofisticati di valutazione del rischio, con due approcci diversi di "rating interni". Viene introdotto inoltre il concetto di rischio operativo, che comprende il collasso dei sistemi o errori nelle procedure o da parte di dipendenti oppure eventi esterni come i disastri naturali. Il secondo e il terzo pilastro riguardano rispettivamente l'efficienza della vigilanza sulla gestione del rischio da parte delle banche e la disciplina di mercato sostenuta da criteri di trasparenza e informazione pubblica richiesti alle banche su capitale e rischio.
Il presidente dei governatori del Gruppo dei 10, oltre che della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, che ha presentato il testo finale insieme a Caruana, ha sostenuto che Basilea 2 «migliorerà la solidità delle banche e rafforzerà la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso e migliorerà la capacità del settore finanzario di servire come fonte di crescita sostenibile per l'economia in generale». Un punto questo oggetto di molte controversie nella fase di elaborazione. I critici di Basilea 2 ritengono infatti che le nuove norme possano accentuare la prociclicità del comportamento delle banche inducendole a tagliare i crediti in fasi recessive e a gonfiarli in fasi espansive dell'economia. Un'accusa respinta da Trichet. «Quando miglioriamo la gestione del rischio, miglioriamo anche il funzionamento dell'economia di mercato», ha detto il presidente della Bce.
Il lavoro del Comitato ha dovuto affrontare in questi cinque anni diversi altri punti critici, in particolare il trattamento delle piccole e medie imprese sotto il nuovo regime, un problema sollevato prima dalla Germania e poi dall'Italia, cui si è parzialmente ovviate equiparando alcune piccole imprese all'esposizione verso la clientela al dettaglio, che richiede minor capitale. Sono emerse inoltre disparità fra i diversi Paesi sull'ampiezza dell'applicazione. Gli Stati Uniti hanno già annunciato che Basilea 2 varrà solo per una ventina di banche, alle quali fa capo la quasi totalità delle attività internazionali, e verrà offerta solo l'opzione dell'approccio avanzato alla gestione del rischio. L'Unione europea invece applicherà le nuove regole a tutte le banche e consentirà loro di scegliere fra i diversi approcci. Inoltre, il tentativo di allargare l'applicazione fuori dell'ambito del G-10, come avvenne per Basilea 1, è finora andato a vuoto: i grandi Paesi emergenti hanno finora dichiarato di non voler applicare le nuove regole, una posizione che ieri il Comitato ha dovuto riconoscere.
L'ultimo scoglio che il Comitato ha dovuto affrontare, e che è stato risolto solo nello scorso autunno, è stato quello del trattamento delle perdite attese e inattese. Nella versione finale, saranno chiamate alla copertura con il proprio capitale solo delle perdite inattese, dopo vibrate proteste da parte di esponenti del sistema bancario.
Molte istituti di credito hanno da tempo iniziato un lavoro interno di adattamento alle nuove regole, che nella loro struttura fondamentale erano note da tempo, ma i costi dell'applicazione restano comunque molto alti. La società di consulenza Pricewaterhouse Coopers ha stimato che da qui al 2006 le banche europee spenderanno fra i 20 e i 30 miliardi di euro per mettersi al passo. Negli Stati Uniti, le autorità ritengono che la maggior parte delle grandi banche abbia già svolto il grosso del lavoro per adottare i criteri più avanzati. Basilea 2 è stato comunque fortemente criticato dal sistema bancario internazionale per essere eccessivamente dettagliato: il documento finale sfiora le 250 pagine. Molti banchieri e analisti ritengono comunque che dovrà essere costantemente adeguato per stare al passo con la rapida evoluzione della finanza e che molto importante saranno le scelte delle singole autorità nazionali nell'applicazione.

* * *

La riforma per le banche: le tappe e i tre pilastri

1988: Il Comitato di Basilea approva il primo accordo per i paesi industrializzati sui requisiti patrimoniali delle banche. Prima le decisioni venivano prese a livello nazionale.
2001: Si decide di varare Basilea 2. Una revisione della normativa sui ratio patrimoniali degli istituti di credito per aumentare la stabilità del sistema bancario.
2004: Dopo anni di dibattiti, via libera definitivo alla nuova normativa che mira ad armonizzare i requisiti minimi di capitale per le istituzioni bancarie.
2006: In vigore, come da programma, ma per gli approcci più avanzati sulla misurazione del rischio viene dato alle banche e i supervisori nazionali tempo fino alla fine del 2007.

Come nasce «Basilea 2». Nel gennaio del 2001 il Comitato di Basilea per la supervisione bancaria ha formulato una proposta per la revisione dell'attuale normativa sui requisiti patrimoniali delle banche. Il nuovo Accordo va infatti a sostituire quello di "Basilea 1" del 1988.
Entrata in vigore. È in agenda per il dicembre del 2006.
Obiettivo. Lo scopo di "Basilea 2" è di aumentare la stabilità del sistema bancario internazionale rendendo le banche più sensibili al controllo dei rischi di credito, di mercato e operativi. Per raggiungere questo obiettivo, l'Accordo prevede l'azione congiunta di tre forme di controllo sul sistema bancario.
I tre "pilastri" dell'accordo. Requisiti patrimoniali delle banche. Il fulcro del primo pilastro è rappresentato dai requisiti patrimoniali, che si basano su un ragionamento semplice. Ogni attività posta in essere da una banca (mutui, prestiti a società, investimenti in azioni e obbligazioni e così via) comporta l'assunzione di tre ordini di rischi: di mercato, di credito e operativi. Questi rischi vanno quindi quantificati secondo procedure di semplice attuazione: o con un metodo standardizzato o con i cosiddetti "rating interni". Una volta effettuata la quantificazione, l'importo rappresentativo del rischio va coperto da patrimonio.
Secondo pilastro: controllo prudenziale. Come qualsiasi metodologia tecnico-matematica, il primo pilastro va integrato con un controllo di tipo discrezionale da parte sia della banca stessa, sia delle autorità di vigilanza (Banche centrali).
Terzo pilastro: la disciplina del mercato. Un ruolo importante è affidato alla comunicazione al mercato, effettuata anche tramite il bilancio. Il nuovo accordo di Basilea prevede quindi un livello minimo di informazioni che le banche devono fornire al mercato e alle autorità.
Cosa cambia. Il principale cambiamento sta nella misurazione dei rischi (primo pilastro). Non solo dovrà essere più precisa, anche attraverso i "rating interni", ma dovrà tenere conto delle nuove tipologie prima non considerate. Mentre oggi si considerano i rischi di credito e di mercato, in futuro si dovrà considerare anche il rischio operativo (malfunzionamenti procedurali, informatici, legali e così via).

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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