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  :: Rassegna stampa - Documento

Basilea 2: quale ruolo per le imprese?
di Giuseppe Sangiorgi
Pagine web Unioncamere Emilia Romagna
Lunedì 15 gennaio 2007

Confidi Emilia-Romagna Servizi e ASAM (Associazione per gli Studi Aziendali e Manageriali - Università Cattolica di Milano), hanno reso noti il 9 gennaio scorso a Bologna in un convegno nella sede di Unioncamere, i risultati dell'Osservatorio Basilea 2 che monitora oltre 450 imprese distribuite sull'intero territorio dell'Emilia Romagna.
I risultati, frutto di un test di autoanalisi reso disponibile gratuitamente alle imprese grazie alla collaborazione con il sito www.analisiaziendale.it, evidenziano una situazione in cui gran parte delle Pmi non sono attualmente in grado di superare "l'esame del rating".
In particolare i dati dell'Osservatorio Basilea 2 indicano che il 55,3% delle Pmi sono del tutto impreparate a gestire in modo corretto i rapporti con gli istituti finanziari; il 25,1% sa che si tratta di una priorità ma non ha ancora adottato misure concrete; soltanto il 19,6% del campione dichiara di essersi strutturata in modo completo.
«Le principali indicazioni che emergono - afferma il Professor Claudio Devecchi, direttore scientifico di ASAM e curatore dell'Osservatorio - sono che l'impresa italiana si sta dimostrando lenta e forse disattenta al cambiamento imposto da Basilea 2».
Riassumendo le principali evidenze emerse - spiega il Professor Claudio Devecchi - si può affermare che:
• Il "mondo" delle Pmi deve migliorare i propri sistemi di programmazione e controllo per dare maggiore attendibilità alla stima del dato futuro soprattutto per quanto riguarda i flussi monetari attuali e prospettici; in questo senso le Pmi hanno assoluto bisogno di validi direttori amministrativi e finanziari che mettano subito mano al miglioramento sostanziale dell'impianto contabile, amministrativo e connessa reportistica, in quanto gli strumenti attuali non reggeranno le sollecitazioni imposte da Basilea 2. Infine, le Pmi devono al più presto imparare a "mettere nero su bianco" il loro piano d'azione aziendale.
• Le family business devono cambiare alcune abitudini di gestione dell'impresa, introducendo una mentalità manageriale molto più avanzata con l'obiettivo di delineare un profilo di rischio dettagliato dell'imprenditore, indicando le eventuali azioni previste per una sua oggettiva mitigazione, oltre a illustrare nel dettaglio le strategie di capitalizzazione e di ristrutturazione dell'indebitamento. Basilea 2 privilegia un processo di comunicazione con la banca attraverso continui interscambi di informazioni sugli aspetti cruciali del business, dell'organizzazione, degli uomini chiave e delle determinati la redditività aziendale.
• Il dato più allarmante è che anche la medio-grande impresa è in ritardo nell'affrontare Basilea 2. Ben il 64% delle imprese che si sono sottoposte all'autodiagnosi dichiarano di essere carenti sui sistemi di reporting di gruppo e di non aver ancora un bilancio consolidato certificato; il 71% insiste nel dichiararsi indisponibile ad aprire l'equity a terzi finanziatori; il 53% dichiara di essere in forte difficoltà nell'affrontare processi di cambiamento e ben il 68% ammette di non saper fare uso di analisi della vulnerabilità aziendale.
«Questa iniziativa - afferma Ottavio Righini, Presidente di Confidi Emilia Romagna Servizi e di Cofiter - nasce dal nostro impegno per migliorare la cultura d'impresa e registrare i bisogni, che diventano input fondamentali per le strategie future. Da qui nasce l'investimento sul sito www.analisiaziendale.it». Prosegue Righini: «Dalla ricerca non sembrano emergere risultati significativamente differenti tra imprese micro, piccole e medie. Sento di poter affermare che per le imprese commerciali, turistiche e dei servizi".sarà fondamentale avere una migliore comprensione del "problema Basilea 2" anche attraverso il più qualificato rapporto con i professionisti che spesso detengono tutto il sapere finanziario dell'impresa».
Per Elio Bagnari, presidente di Fidindustria, «Dalla lettura dei dati emerge evidente il problema della capitalizzazione, che è variabile fondamentale per migliorare i rating d'impresa. Se ne parla da anni, ma anche questo test dimostra l'esistenza di una diffidenza culturale nei confronti delle operazioni di equity, operazioni che saranno invece fondamentali per la tenuta del sistema delle Pmi industriali della regione Emilia Romagna anche in considerazione della fase di passaggio generazionale che stanno attraversando».
Per Daniele Passini, Presidente di Coop.E.R. Fidi «E' necessario che le banche gestiscano il passaggio a Basilea 2 con la massima trasparenza, dato che sembra che le imprese, cooperative e non, siano disorientate da una informazione troppo frazionata o incompleta».
Per l'Assessore alle Attività Produttive, Duccio Campagnoli «Quella presentata è una ricerca di grande interesse. E' ora che Basilea 2 come l'euro rappresenta un'asticella da superare. Occorre che divenga diritto al credito e non problema per il credito. Ma - ha aggiunto l'Assessore - per fare questo, le imprese devono riformarsi. Come Regione Emilia-Romagna siamo impegnati, con i Consorzi Fidi, a tutte le iniziative che sono rivolte le migliorare la cultura d'impresa.»

* * *

Cos'è Basilea 2

Basilea 2 è il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche, che sostituisce quello definito come Basilea 1, operativo dal 1988. Con Basilea 2 le banche dei paesi aderenti all'accordo devono accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti, valutati attraverso lo strumento del rating. Se i rapporti comportano maggiori rischi, dovranno essere effettuati maggiori accantonamenti, con la conseguenza che la banca dovrà sostenere maggiori costi. Le banche saranno costrette a classificare i propri clienti in base alla loro rischiosità, attraverso procedure di rating sempre più sofisticate. Il timore scontato è che l'applicazione dell'accordo possa tradursi in minor credito alle imprese più rischiose ed a tassi più elevati. E' quindi evidente la necessità che le aziende, ed in particolare le Pmi, pongano in essere politiche gestionali e di bilancio atte a rafforzare la propria struttura e la propria immagine per affrontare nel modo più sereno possibile "l'esame" dei rating bancari.
L'infrastruttura giuridica di Basilea 2 è già pienamente operativa dal primo gennaio 2007, ma se è vero che il grosso del sistema creditizio italiano sfrutterà le possibilità concesse dalla direttiva europea e aderirà al nuovo regime soltanto nel 2008, anche per la vivace stagione di matrimoni bancari, cross border e domestici, con tutte le complesse questioni organizzative annesse, è però molto probabile che alcuni player bancari di media grandezza cominceranno già quest'anno a sperimentare le nuove regole e a inviare segnalazioni a via Nazionale utilizzando il metodo standardizzato per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito.
Gli accordi di Basilea sui requisiti patrimoniali delle banche sono il frutto del lavoro del Comitato di Basilea, istituito dai governatori delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10) alla fine del 1974. I membri attuali del Comitato provengono da Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Il Comitato opera in seno alla Banca dei Regolamenti Internazionali, con sede a Basilea, un'organizzazione internazionale che ha lo scopo di promuove la cooperazione fra le banche centrali ed altre agenzie equivalenti allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria.

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