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Basilea 2, pronte solo la metà delle aziende
di Franco Vergnano
Il Sole 24 Ore
Sabato 31 dicembre 2005

I manager del made in Italy sono pronti per la sfida di Basilea 2? Niente più credito concesso solo per simpatia o con fidejussioni e garanzie personali. Gli affidamenti saranno dati, o negati, seguendo gli stringenti parametri del rating, cioè le pagelle che le banche assegneranno alle aziende in base a precisi parametri tecnici.
Le scadenze imposte dagli accordi firmati in Svizzera nel 2001, e che entreranno in vigore tra un anno, rappresentano una vera e propria rivoluzione nei rapporti tra banche e imprese. Eppure le preoccupazioni e le ansie serpeggiano sia tra i tipo manager degli istituti di credito, sia tra gli imprenditori, specie se di piccola dimensione, che temono di venire penalizzati.
A macchia di leopardo. Ma altre società, invece, sembrano non preoccuparsi affatto di Basilea2, come mettono in evidenza le testimonianze raccolte in questo viaggio tra aziende molto diversificate. C'è chi crede di non aver affatto bisogno del rating perché riesce ad autofinanziarsi e chi, pur essendo indebitato, non prevede di mettere in campo interventi particolari. Altre realtà stanno invece lavorando alacremente. Solo un'azienda su due, però, sembra aver finora completato il processo di autovalutazione.
Molta confusione. «In effetti - commenta Alberto Bubbio, docente all'Università Liuc di Castellanza (Varese) - la situazione italiana si presenta articolata. Con il nostro osservatorio ad hoc abbiamo verificato che molte società hanno ancora una percezione distorta di che cosa significhi in pratica applicare i nuovi parametri di Basilea2. Alcuni ritengono che riguardino solo le banche, oppure che significhi, quasi automaticamente, un restringimento delle linee di credito. Pochi, invece, si soffermano sui costi».
In uno scenario del genere, non meraviglia che i dirigenti abbiano difficoltà a capire quali sono gli strumenti manageriali più adatti da utilizzare per non farsi trovare impreparati alla scadenza. Nella pratica quotidiana dei consulenti è molto facile riscontrare carenze nei controlli aziendali e nelle precedure gestionali dovute a scarsa formazione del personale o a mancanza di strumenti adatti. E questo è ancor più preoccupante se si pensa che Basilea2 entrerà in vigore il primo gennaio 2007, ma già da due anni è in fase di sperimentazione presso gli istitui bancari. Le nuove regole determinano la concessione del credito ed il tasso di interesse alle imprese e pertanto richiedono che queste ultime sappiano organizzare i dati sulla gestione aziendale e mettere a punto budget e sistemi hi-tech.
Le contraddizioni. Secondo le nostre ricerche, spiega Bubbio, sette aziende su dieci dichiarano di essere pronte ad affrontare gli accordi di Basilea2, senza che questo comporti problemi nei rapporti con il mercato. Inoltre il 60% degli imprenditori affronta il tema come un'opportunità e non si sente minacciato. Le aspettative dei nuovi rapporti tra banca e impresa sono improntate all'ottimismo nel 71% dei casi, dal momento che in teoria il passaggio a un dialogo basato su criteri oggettivi e meritocratici invece che discrezionali sembrerebbe offire maggiori garanzie.
Tutto bene, dunque? «Non esattamente - denuncia Bubbio - perché quando siamo andati a chiedere alle aziende se avevano attuato un processo di autovalutazione, abbiamo ottenuto risposte affermative solo nel 46% dei casi. Inoltre appena il 30% ha svolto questo processo sfruttando un software adatto. Negli altri casi sono stati utilizzati sistemi più approssimativi».
L'incertezza. Non meraviglia, quindi, che appena un'azienda su tre abbia calcolato il suo «bankability rate», cioè il proprio tasso di appetibilità per gli istituti di credito ad avere l'azienda come cliente. E la confusione aumenta quando si chiede ai manager un giudizio sugli interventi da compiere per tenere sotto controllo la gestione finanziaria, una domanda che presenta risposte molto frammentate: il 37% delle aziende vuole migliorare il recupero crediti.
Insomma - rilevano in coro gli esperti della Liuc - «la sensazione preoccupante è che le aziende non abbiano ancora compreso a fondo il forte impatto dell'analisi qualitativa sul calcolo del rating della propria azienda». Conclude Federico Della Casa, general manager di Outlooksoft che sostiene l'osservatorio Liuc: «I sistemi informativi oggi rappresentano gli strumenti ideali per fornire un supporto di gestione adatto alla complessità aziendale in questa delicata fase di passaggio verso i nuovi standard, per avere consapevolezza di come viene generato il proprio rating e poter quindi eventualmente "correggere il tio" in vista dell'entrata in vigore di Basilea2».

* * *

Gli standard internazionali per concedere i prestiti alle imprese

• «Basilea2» è l'accordo firmato nel 2001 dai Governatori delle Banche centrali del G10. Introduce fattori di rischio quali truffe e rischi di mercato.
• Il rating. La banca, per assegnare la pagella alle imprese, valuterà aspetti qualitativi e quantitativi: per ottenere credito le aziende dovranno rafforzare la struttura e il management.
• A «Basilea1», il primo accordo firmato nel 1988, aderirono oltre 100 Paesi. Prevedeva l'obbligo per le banche di accantonare l'8% del capitale erogato per garantire solidità al credito.

Analisi quantitativa
• Capacità reddituale.
• Capacità di gestione e dei flussi di cassa.
• Solidità patrimoniale-finanziaria
• Valutazione di alcuni indici:
  - redditività
  - solidità
  - liquidità

Analisi qualitativa
• Posizione rispetto al settore
Analisi dei trend evolutivi
• Evoluzione del posizionamento nel tempo
• Profilo strategico organizzativo
• Analisi dell'andamento in termini di:
  - comportamento con le aziende di credito
  - comportamento con gli stakeholder

Il decalogo
1) Adeguamento dei sistemi informativi per essere in grado di offire una frequente, completa e trasparente comunicazione economica al mercato.
2) Ridurre il tasso di indebitamento attraverso un contenimento dei fabbisogni finanziari dovuti ai crediti e rimanenze.
3) Predisporre ed attuare un piano di disinvestimenti delle attività che non abbiano attinenza con la strategia e il modello di business che si vuole realizzare.
4) Prepararsi a predisporre un prospetto per i mercati finanziari che evidenzi almeno sette indicatori chiave dei risultati economico-finanziari conseguiti negli ultimi dieci anni (quattro indicatori di redditività, due di struttura economico.caratteristica, due di struttura finanziaria, due di dinamica finanziaria) con un commento all'andamento di questi risultati.
5) Presentare la struttura organizzativa (organigramma).
6) Prepararsi a fornire un breve curriculum vitae degli attori chiave e una descrizione della loro attività.
7) Descrivere le caratteristiche del sistema direzionale utilizzato e, in particolare, del sistema di pianificazione e controllo, del sistema di incentivi e in particolare almeno del sistema informativo.
8) Descrivere il modello di business e le strategie che si vogliono realizzare.
9) Predisporre un piano per chiarire la strategia che il team aziendale intende seguire.
10) Fornire una proiezione dei risultati economico-finanziari legati alla realizzazione del piano strategico.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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