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Basilea 2, occasione per crescere
di Laura Di Pillo
Il Sole 24 Ore
Martedì 28 settembre 2004

Attenzione e cautela dopo l'allarme della prima ora. Restano le preoccupazioni per l'aumento del costo del credito e le possibili riduzioni dei finanziamenti. Ma tra gli imprenditori prevale la fiducia e la volontà di affrontare una sfida che in apparenza coinvolge "l'anima" finanziaria delle aziende ma più ampiamente riguarderà il modo di fare impresa.
Le aziende italiane si preparano ad affrontare Basilea 2 (accordo sulle nuove regole per l'allocazione del capitale bancario varato a fine giugno) in un clima mutato. Grazie ad una versione più morbida dell'intesa (che ha rivisto al ribasso i coefficienti di rischio che gli istituti di credito dovranno applicare per i finanziamenti alle Pmi), ad una maggiore consapevolezza delle opportunità che può rappresentare, ad una stagione nel rapporto banca-impresa che sembra avviarsi. «Dal 2001 abbiamo lavorato molto sul territorio - conferma Gianfranco Torriero a capo dell'Ufficio studi dell'Abi - e l'accordo con la Piccola industria di Confindustria siglato a fine 2002 aveva come obiettivo proprio una collaborazione più forte tra i due mondi». A guardare il territorio emerge una mappa a più velocità: alcune aree in cui Basilea 2 è già prassi consolidata, molte regioni in cui il dialogo è avanzato, altre in cui il passo è più lento.
«Abbiamo lavorato molto sul rapporto banca-impresa - spiega Ruggero Lenti presidente della piccola industria dell'unione di Torino - già dal 2001 attivando anche un osservatorio per monitorare la situazione debitoria dell'area. Queste nuove regole rappresentano anche delle opportunità per cominciare a comunicare nel modo corretto con il sistema finanziario». Complice la versione addolcita di Basilea 2 e una maggiore conoscenza dei contenuti «oggi il problema è molto meno sentito, collaboriamo attivamente con gli istituti di credito e in realtà da noi Basilea 2 è già realtà perché tutti i grandi istituti stanno applicando i rating su cui le aziende si sono già tarate, insomma abbiamo fatto squadra quando non sapevamo ancora cosa fosse». Quanto ai timori di credit crunch (taglio dei finanziamenti) un'analisi svolta con il San Paolo «ha evidenziato già in passato - continua Lenti - che l'applicazione delle nuove regole avrebbe determinato in molti casi un miglioramento delle condizioni di credito». Il prossimo passo ora è lavorare sull'indebitamento. «Stiamo tentando di spostare il debito sul medio-lungo termineprivilegiando strumenti più startegici come finanziamenti per macchinari, innovazione, internazionalizzazione». Lavori in corso anche a Varese dove si è puntato su strumenti di autovalutazione. In luglio il Comitato piccola industria ha elaborato un software che consente una valutazione della situazione patrimoniale e finanziaria aziendale. «Un punto di partenza - spiega il presidente del Comitato Bruno Amoroso - che ha avuto risultati molto positivi perché sta creando quella confidenza che ci consente di superare le diffidenze del passato. Ma è solo un primo passo. Le banche ci hanno informato dei cambiamenti che ci saranno, noi ci stiamo organizzando». Un fronte aperto anche a Brescia. «C'è grande attenzione al tema dell'impatto economico delle nuove norme - spiega Franco Tamburini a capo della piccola impresa dell'Aib - in un primo tempo ci sono stati forti timori sui destini delle aziende, poi man mano che i regolamenti si chiarivano le banche ci hanno spiegato cosa significava, con disponibilità e spirito costruttivo. C'è un'aria nuova che si respira, ma va detto che l'attenzione resta alta». Anche a Brescia è stato elaborato uno strumento di autovalutazione. «Stiamo realizzando tavoli di lavoro con gruppi di 20 aziende - conferma Tamburini - per fare chiarezza sulle questioni finanziarie, sul riequilibrio della struttura debitoria». Temi cruciali per la valutazione dei nuovi requisiti per la concessione del credito da parte delle banche. A Bergamo, Banche Popolari Unite e Unione industriali in collaborazione con Confidi, hanno definito un'iniziativa pilota per supportare le imprese in progetti di innovazione tecnologica con finanziamenti a condizioni economiche favorevoli per le imprese che utilizzano il modello di autovalutazione elaborato dall'Unione industriali. Nel processo di adeguamento un ruolo cruciale sarà svolto anche dai Consorzi di garanzia fidi (Confidi): «Da circa sei mesi - spiega Patrizia Geria coordinatrice Neofidi nell'area di Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno, Venezia - moltissine aziende ci hanno chiamato per sapere cosa fare C'è più sensibilità al tema, consapevolezza dei rischi. Come Neofidi ci stiamo muovendo con nuovi strumenti sul rating, iniziative che ci consentono di confrontarci individuando aree critiche e punti di forza. I segnali - aggiunge Patrizia Geria - sono molto positivi, c'è interesse, disponibilità al confronto con le banche. Noi abbiamo inziato un percorso riorganizzativo interno e puntiamo a lavorare entro il 2005 come una vera e propria banca di garanzia». Dialogo con le banche avviato anche nell'area di Bologna. «C'è una certa tranquillità - sottolinea Luca Rossi responsabile area economica di Confindustria Emilia-Romagna - e in alcuni casi le imprese sono abbastanza indietro. C'è un certo disinteresse, a volte preoccupazione, dettata più dall'incertezza che da timori reali di ricadute negative per l'arrivo delle nuove regole di Basilea 2. Molte associazioni hanno organizzato incontri di approfondimento con le banche sul territorio, e noi stiamo cercando di costruire qualcosa di più strutturato sui temi della formazione, sulla necessità di promuovere strumenti finanziari innovativi».
Sulla stessa linea d'azione a Roma. «Abbiamo attivato sul territorio corsi di formazione per gli imprenditori» conferma Pino Gori presidente della piccola e media industria.
Il clima «è sereno - continua Gori - anche se temo che l'aumento dei costi ci sarà, sulle restrizioni dei credito poi vedremo quali saranno gli effetti. Le banche hanno facoltà di manovra ampie e non credo che applicheranno rigidamente i nuovi rating». Ed è proprio sui criteri di accesso al credito che si concentra l'attenzione a Napoli. In fase di decollo un progetto della piccola industria dell'Unione di Napoli per favorire l'utilizzo degli strumenti di autovalutazione. «Molte banche - spiega il presidente Alfonso Petrillo - si stanno già orientando come se Basilea 2 fosse già in vigore, e noi ci stiamo muovendo per attrezzarci al meglio. L'obiettivo è quello di far capire agli imprenditori il valore della componente finanziaria, degli asset economico-qualitativi delle aziende, elementi che peseranno nella valutazione dei rating. Ci sarà una commissione di esperti che valuterà non solo i bilanci ma anche capacità manageriale, potenzialità di sviluppo».

* * *

Tutte le novità per le imprese

L'accordo di Basilea 2. Intesa internazionale messa a punto dal Comitato di Basilea 2 sui requisiti patrimoniali delle banche che riforma le norme introdotte nel 1988 (Basilea 1).
Il Comitato. Organismo di consultazione fondato nel 1974 dalle banche centrali dei Paesi G-10.
Gli obiettivi. Armonizzare i requisiti minimi di capitale e aumentare la trasparenza del settore bancario.
Le tappe:
1999: Prima proposta di revisione Basilea 1.
Giugno 2004: Accordo definitivo Basilea 2.
Luglio 2004: Direttiva commissione Ue. Il provvedimento deve essere discusso dal Consiglio e dall'Europarlamento prima del recepimento nazionale. Dicembre 2006: Entrata in vigore delle norme (i sistemi più avanzati potranno essere adottati a partire da dicembre 2007).
Cosa devono fare le Pmi:
• Passare da una gestione di tipo familiare a una logica di finanza d'impresa.
• Conoscere il metodo di rating adottato dalla banca.
• Conoscere le classi di rating in cui si colloca l'impresa.
• Adottare sistemi di autodiagnosi finanziaria.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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