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Basilea 2, nessun pericolo per le realtà minori
di Raffaele Lorusso
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 16 maggio 2005

Parola d'ordine: sopravvivere a "Basilea 2". L'entrata in vigore delle nuove regole per il calcolo del rischio di credito, l'organizzazione e i controlli interni alle banche ha già prodotto una rivoluzione. Il sistema bancario pugliese - popolari e credito cooperativo - è già impegnato nella classificazione dei rischi. Anche il sistema imprenditoriale si sta organizzando per evitare che le nuove regole e i meccanismi di accesso al credito penalizzino le realtà sottocapitalizzate o in crisi.
All'orizzonte, insomma, si profilano cambiamenti radicali. Qualche anticipazione è possibile coglierla già adesso. Il sistema del credito cooperativo, una rete di venti istituti con 59 sportelli distribuiti in tutta la regione, ha definito criteri che non penalizzeranno le piccole e medie imprese, che rappresentano la fetta più consistente della propria clientela. «Il nostro sistema - spiega Augusto Dell'Erba, presidente della Federazione delle banche di credito cooperativo di Puglia e Basilicata e di Banca Iccrea, l'istituto centrale di categoria - sarà chiamato a rispettare i nuovi requisiti patrimoniali, ma attraverso la creazione di approcci semplificati per la misurazione del rischio di credito e del rischio operativo delle imprese. In questo modo dovrebbe essere esclusa la penalizzazione della clientela, in particolare delle piccole imprese». Dell'Erba fa un esempio concreto. «Con il cosiddetto approccio standardizzato per il calcolo del coefficiente di capitale - dice - la previsione di un assorbimento di capitale del 75 per cento per i fidi inferiori a un milione di euro, accompagnata da una riduzione dell'assorbimento per i crediti ipotecari residenziali al 35 per cento, dovrebbe consentire alle banche di credito cooperativo di avere un impatto positivo sul requisito riferito ai rischi di credito».
Oltre che sui metodi di calcolo del coefficiente prudenziale, il credito cooperativo si è attivato anche per dotarsi di strumenti di misurazione dei rischi e di autovalutazione della propria adeguatezza patrimoniale di fronte ai rischi stessi. «Su questo punto siamo particolarmente avanti - rivela Dell'Erba -. Già nel 2002 è stato costituito un gruppo di lavoro interfederale, che ha ridefinito un sistema di rating per la valutazione delle imprese affidate dalle banche di credito cooperative». Il sistema si basa su analisi di carattere qualitativo e quantitativo, con la produzione di un punteggio su aree di indagine predefinite (pregiudizievoli, bilanci delle imprese, andamento rapporti, centrali rischi, rischio settoriale, questionario qualitativo). «Con questo strumento - confida Dell'Erba - il presidio di controllo dei crediti sarà rafforzato».
Un analogo attivismo si registra sul fronte delle banche popolari. Sono tre istituti (Banca popolare di Bari, Banca popolare di Puglia e Basilicata e Banca popolare pugliese) fortemente presenti e radicati sul territorio con 320 sportelli. La Banca popolare di Bari, la più grande azienda di credito pugliese, ha cominciato a muoversi su questo terreno già nel 2001 con il Risk and value management, un progetto mirato sulla gestione dei crediti. Un passaggio cruciale che ha consentito all'istituto un'importante evoluzione gestionale. Da un'analisi basata su indicatori di performance di tipo tradizionale si è passati a metodologie innovative, che puntano su una logica di tipo rischio-rendimento. Grazie ai nuovi indicatori, è possibile valutare la redditività della banca e delle sue diverse business unit in relazione ai rischi effettivamente assunti.
Per il calcolo dei requisiti patrimoniali minimi previsti da "Basilea 2", la Popolare di Bari - segnala l'ufficio Studi e Stampa dell'istituto - ha scelto il metodo IRB Base (Internal Rating Approach). Il sistema consentirà di creare un sistema di valutazione interno coerente con il mercato di riferimento. L'IRB approach, infatti, prevede l'utilizzo di rating interni da parte delle banche, che dovranno quindi essere in grado di stimare almeno la probabilità di default delle singole controparti. Un ulteriore fattore di importanza strategica è poi rappresentato dalla progettazione di algoritmi di scoring personalizzati, in grado di esprimere un più puntuale giudizio sintetico sullo stato di salute delle imprese clienti. Il vantaggio per le imprese si può cogliere facilmente. L'uso di algoritmi standard e indifferenziati, infatti, non consente di valutare correttamente aziende difficilmente confrontabili per dimensioni e territorio. Il rischio, allora, è la disparità di trattamento fra le imprese, con la limitazione di fatto dell'accesso al credito soprattutto delle realtà medio-piccole di aree meno sviluppate.
Con algoritmi di scoring personalizzati, invece, l'assegnazione del rating terrà conto, oltre che delle variabili puramente quantitative, che riflettono dati di bilancio e di centrale rischi, anche di preziose informazioni qualitative in grado di integrare la scarsa chiarezza dei bilanci e le possibili asimmetrie informative che spesso caratterizzano il rapporto con le piccole e medie imprese.

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