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«Basilea 2» moltiplica le ricadute degli Ias
di Mauro Bini (Ordinario di Finanza aziendale, Università Bocconi) e Luigi Guatri (Professore emerito e vicepresidente Università Bocconi)
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 19 novembre 2003

Tra il 2004 e il 2005 entreranno in vigore molte nuove norme e regolamenti destinati a interagire fra loro: il nuovo diritto societario, la riforma fiscale, i principi contabili internazionali (Ias) e la disciplina di Basilea 2. Gli effetti puntuali di queste novità sono stati più volte illustrati sul Sole-24 Ore, anche nel numero di ieri (ndr: leggi l'articolo dal titolo Ricaduta Ias su Fisco e Codice civile), mentre l'effetto congiunto di tutte queste novità costituisce un ambito ancora poco esplorato, fatta eccezione per il lavoro di armonizzazione della riforma fiscale con il nuovo diritto societario. In particolare, del tutto inesplorati sono gli effetti che l'introduzione degli Ias potrà generare sull'applicazione di Basilea 2. Eppure saranno effetti rilevanti, poiché i nuovi principi contabili sono destinati a generare - a parità di ogni altra condizione - una maggiore volatilità dei risultati di bilancio e ai risultati contabili è legato tanto il patrimonio di vigilanza delle banche quanto il rating delle imprese affidate. Proviamo a svolgere qualche considerazione.
Gli effetti nelle aziende di credito.
Consideriamo dapprima gli effetti incrociati degli Ias e di Basilea 2 sul fronte delle aziende di credito. Qui l'aspetto più rilevante attiene alle ripercussioni dei nuovi principi contabili sul patrimonio di vigilanza consolidato. Il patrimonio di vigilanza considera fra gli addendi (i cosiddetti elementi positivi) le riserve e il fondo rischi bancari generali, cioè le tipiche voci alimentate dagli utili di esercizio e fra i minuendi (i cosiddetti elementi negativi) l'avviamento, le altre immobilizzazioni immateriali e l'eventuale perdita di esercizio. Sulla base dell'attuale normativa i principi contabili sono destinati a impattare sul patrimonio di vigilanza attraverso la maggiore volatilità di risultato, con conseguente minore capacità di accantonamento a riserva o a fondo rischi bancari generici dell'utile (anche perché è difficile immaginare una politica dei dividendi volatile quanto i risultati). L'attuale normativa elimina invece qualunque impatto degli intangibili sul patrimonio di vigilanza. Tuttavia, a nostro avviso, questo è un controsenso. Vediamo perché. Gli Ias prevedono che gli intangibili siano suddivisi in due grandi categorie: intangibili generici (avviamento) e intangibili specifici (ripartiti a loro volta in intangibili a vita definita e intangibili a vita indefinita). Per gli intangibili generici e specifici a vita indefinita, all'ammortamento "sistematico" viene preferito un test di impairment: si tratta di verificare almeno annualmente l'effettiva "tenuta" dei valori iscritti in bilancio. Se c'è un deterioramento di valore (un impairment) la svalutazione passa in conto economico. L'azienda di credito che non effettuerà più l'ammortamento degli intangibili a vita indefinita né accerterà un impairment registrerà un utile più elevato e per questa via riserve più elevate, ma anche un valore di intangibili più alto di quanto non avrebbe avuto ammortizzandoli. L'effetto netto sarebbe pari a zero. Lo stesso accadrebbe in caso di impairment: il minor utile (e di qui le minori riserve o addirittura la perdita) sarebbero compensate da un minor valore di intangibili iscritti in bilancio. Trattare allo stesso modo la banca che "distrugge" valore di intangibili (in via permanente, perché tale deve essere la perdita per costituire impairment) rispetto a quella che lo conserva sembra un paradosso. La disciplina del patrimonio di vigilanza dovrebbe accogliere la stessa logica che ha ispirato i nuovi Ias in tema di intangibili. Tale logica è rivolta a verificare se gli intangibili iscritti in bilancio siano o meno veri assets; solo in quanto tali, possono essere mantenuti in bilancio al valore originario di iscrizione, altrimenti è necessario ricorrere a impairment. Ma se gli intangibili sono veri assets, perché mai bisognerebbe detrarli dal patrimonio di vigilanza?
L'impatto sulle imprese.
Il discorso è meno generalizzabile se si guarda all'impatto dei nuovi Ias sul rating delle imprese affidate e di qui sul merito del credito e sul pricing dei finanziamenti bancari. Tuttavia, anche in questo caso gli intangibili giocheranno un ruolo fondamentale. Una misura di questo può essere tratta ripercorrendo l'ultima semestrale di una media impresa italiana quotata anche al Nyse e per ciò assoggettata all'obbligo di redigere il bilancio sulla base degli Us Gaap oltre che dei principi italiani: Luxottica. In tema di intangibili i principi contabili statunitensi sono molto simili ai principi contabili Ias. Ebbene, Luxottica per i principi contabili Usa mostra un utile netto maggiore del 13% rispetto al suo omologo calcolato sulla base dei principi italiani e un patrimonio netto molto più elevato (di 489 milioni di euro, poco più di una volta e mezzo il patrimonio con il calcolo "italiano"). Questo perché, ai sensi dei principi contabili statunitensi, la società non ammortizza più il goodwill e ha dovuto anche iscrivere in bilancio tutti gli intangibili acquisiti (purchase method), incrementando di conseguenza il patrimonio ben oltre il corrispondente valore italiano ottenuto sulla base del pooling method. Poiché i rating si basano su quantità contabili, gli Ias avranno grande impatto sul merito del credito delle imprese. Un impatto favorevole per chi saprà mantenere il valore degli intangibili, ma assai più sgradito per chi distruggerà valore.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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