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  :: Approfondimenti - Documento

Basilea 2 e le piccole e medie imprese
di Massimiliano Marzo e Antonello E. Scorcu
(Dipartimento di Scienze Economiche Alma Mater Studiorum - Università di Bologna)

Maggio 2007

Questa versione è stata pubblicata sul n. 5 di settembre-ottobre 2006 de "il Torresino" (Rivista dell'Ordine dei Dottori Commercialisti di Bologna).

Il documento è stato pubblicato prima del termine con il quale gli istituti di credito italiani hanno comunicato alla Banca d'Italia la facoltà di avvalersi dell'articolo 152, paragrafi da 8 a 14, della direttiva 2006/48/Ce, facendo slittare di fatto l'applicazione di Basilea 2 di un anno.

* * *
1. Introduzione
Il nuovo accordo di Basilea 2 riguardante i criteri di assorbimento di capitale necessario alle banche andrà in vigore tra pochi mesi. Infatti, a partire dal gennaio 2007 diventerà obbligatorio per ciascuna banca valutare il c.d. "merito di credito" sulla base di un metodo oggettivo, il c.d. 'rating'. Va immediatamente ricordato che in base all'accordo di Basilea 2 (d'ora in avanti, B2) l'assegnazione di un rating è funzionale per la banca a determinare quanto denaro deve essere accantonato per formare il c.d. capitale di garanzia, a tutela dei crediti in essere. Infatti, l'accordo B2 sostituisce il precedente accordo Basilea 1 in base al quale a ciascun credito erogato deve corrispondere un 8% di assorbimento di capitale posto a garanzia dalla banca in caso di potenziale insolvenza da parte del debitore. La novità fondamentale di B2 consiste proprio nel fatto che tale assorbimento patrimoniale è ora in funzione del rating: a parità di altre condizioni (classe dimensionale, settore industriale, localizzazione geografica, ecc.) la banca che affida un'impresa con un rating migliore (più alto) si troverà a dover accantonare ammontari di denaro inferiori rispetto a quello che dovrebbe accantonare per un'impresa con un rating peggiore. Il presente articolo intende esaminare criticamente alcuni aspetti relativi alla realizzazione dell'accordo di B2. In particolare, è nostro interesse concentrarci sul ruolo delle Piccole e Media Imprese (PMI, d'ora in avanti), dato il loro importantissimo ruolo nell'ambito dell'economia italiana e di quella regionale (ndr: si fa riferimento alla regione Emilia Romagna). A tale proposito, a pochi mesi dall'entrata in vigore di B2 si assiste al pullulare delle opinioni più disparate riguardo ai potenziali effetti che tale protocollo potrà avere sulla performance delle nostre imprese.
Alcune organizzazioni di categorie, poi, prevedono scenari non tranquillizzanti riguardo allo stock di credito da emettere, con la previsione conseguente di una generale restrizione del credito susseguente all'adozione di B2.
In quanto segue, dunque, ci premureremo - anche portando alcuni risultati preliminari di una nostra ricerca ancora in corso - di mostrare come in realtà l'accordo B2 non porterà risultati drammatici nell'ambito degli equilibri finanziari delle PMI e delle banche. Va detto, tuttavia, che ciò è vero se il modello su cui si basa il rating è un modello accurato. Ovvero, stimato correttamente su di un dataset accurato. E' importante precisare fin da ora che B2 comporterà una riduzione generalizzata della discrezionalità nella fase di erogazione di un prestito. Evidentemente, il rating sarà il punto di partenza (ma certamente il più importante, perché oggettivo) dell'operazione di concessione del fido. La migliore stima del merito di credito comporta inevitabilmente un grado inferiore di asimmetria informativa, rendendo più trasparente il rapporto banca-impresa. In questo contesto, la stima interna della probabilità di default effettuata dalla banca diventa elemento cruciale nel processo di selezione del merito di credito ed è indice al tempo stesso della qualità dell'impresa e della banca, vista ora nella sua capacità di disporre di adeguati strumenti di valutazione del rischio dei potenziali clienti. Per questi motivi, possiamo intuire che l'accordo B2 ha in sé tutte le caratteristiche per rappresentare un notevole miglioramento dell'efficienza allocativa del mercato del credito.
Vi sono tuttavia ancora alcuni problemi aperti: da quello della prociclicità a quello di assicurare modelli di valutazione del rating che diano conto delle parecchie specificità esistenti nel mondo imprenditoriale italiano (si ricorda l'importanza e il ruolo del mondo della cooperazione). E' evidente che i termini dell'accordo di Basilea 2 saranno evidentemente rimodulati a seconda delle esigenze e peculiarità che si presenteranno via via nel corso del tempo.
In questo lavoro ci proponiamo di discutere brevemente sia i termini dell'accordo di Basilea 2, che i risultati principali degli studi di simulazione. Inoltre, presenteremo alcuni risultati preliminari di una nostra ricerca condotta su un campione di piccole imprese (con fatturato inferiore a 3 milioni di euro).

2. Basilea 2: tratti salienti e studi di impatto
Va sottolineato allora, che B2 investe primariamente il ruolo delle banche che devono attivarsi con forza per raggiungere i requisiti minimi previsti da tale accordo. Dal momento che l'accordo B2 è ormai all'ordine del giorno da parecchio tempo, è ormai noto che per le banche vi è la possibilità di adottare B2 in tre forme diverse, come sintetizzato dalla tabella 1:

Approccio Descrizione
Standard Il capitale da detenere varia con il tipo di credito e il rating esterno (S&P) della controparte.
Per le controparti prive di rating esterno, l'assorbimento è pari all'8%.
Italia: basso numero di imprese con rating esterno. Nessuna variazione rispetto alla realtà attuale
F-IRB La banca richiedente deve ottenere preliminarmente la validazione della Banca d'Italia del sistema di rating interno.
Il capitale assorbito è funzione del grado di rischio attribuito dalla banca alla controparte e dei parametri di perdita in caso di insolvenza (LGD) e di esposizione in caso di insolvenza (EAD)
A-IRB La banca può utilizzare oltre al rating interno, anche proprie stime specifiche della LGD e della EAD, ai fini del calcolo dell'assorbimento patrimoniale

Tabella 1: gli approcci adottabili in base a Basilea 2.

L'approccio standard sarà applicabile solo in presenza di controparti che detengono già un rating emesso da una delle agenzie di rating internazionale (Moody's, S&P, Fitch, ecc.). Pertanto, dato questo rating, la banca applicherà un coefficiente patrimoniale ad esso adeguato. Per ciò che riguarda l'Italia il numero delle imprese che dispongono già di un rating esterno è esiguo, dal momento che si tratta essenzialmente di grandi imprese che emettono titoli (azioni ed obbligazioni) anche su mercati internazionali. Si prevede, dunque, che l'approccio standard non rappresenterà numericamente un passo importante. Va tuttavia rilevato che all'interno dell'approccio standard vi è un elemento di interesse per le banche e imprese italiane: in presenza di un soggetto privo di rating, la banca può fissare un assorbimento patrimoniale pari all'8%, come originariamente previsto dall'accordo di Basilea 1.
L'approccio F-IRB (Fundamental - Internal Rating Based) è forse quello che riguarderà il numero di imprese e banche più consistente in Italia. In questo caso, la banca deve possedere un modello di rating interno per valutare l'affidabilità di ciascun cliente. Tuttavia, la definizione del requisito di assorbimento patrimoniale potrà avvenire utilizzando criteri predefiniti dal comitato di Basilea 2 riguardo ai parametri inerenti la LGD e la EAD. Pertanto, secondo questo approccio l'aspetto cruciale è la definizione del modello di rating che ciascuna banca deve possedere. Data la difficoltà di calcolo per pervenire a valori affidabili per la LGD e la EAD, che si basano su volumi molto elevati di credito erogato, è ragionevole attendersi che la grande maggioranza delle banche italiane adotterà - almeno in una prima fase che potrà durare 3-5 anni - questa forma dell'accordo standard di B2. L'ingrediente fondamentale di questo accordo è rappresentato dalla definizione del modello di rating, che - in base a quanto previsto dall'accordo - deve poi essere certificato e validato dall'autorità di vigilanza di ciascun stato membro della UE.
Infine, l'approccio advanced o A-IRB, prevede la definizione - attraverso un modello più complesso - anche dei parametri rimanenti: la LGD e la EAD. Dal momento che tali parametri possono essere definiti solo con riguardo a volumi di credito molto segmentati sulle varie tipologie e classi di clientela, riteniamo che solo le grandi banche a capillare e profonda diffusione su tutto il territorio nazionale siano già in grado di procedere all'adozione di questo approccio.
Uno degli elementi cardine di B2 è rappresentato dal diverso impatto su diverse classi e tipologie di imprese che, evidentemente, non è neutrale rispetto al risultato. A questo proposito, il comitato di Basilea ha proposto una classificazione delle imprese del tutto particolare. Infatti, si distinguono genericamente tre segmenti di operatività:
Corporate: comprende imprese con un fatturato superiore a 50 milioni di euro.
Piccole e Medie Imprese (PMI): imprese con un fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro.
Retail: comprendente credito al consumo e piccole imprese (definite le imprese con un fatturato inferiore a 5 milioni di euro ed esposizione verso la banca inferiore a 1 milione di euro).
Come è noto, circa il 95% delle imprese italiane è ricompreso nella categoria delle PMI. Se si va ancora più nel dettaglio, scopriamo che moltissime imprese, in realtà, sono classificabili nella categoria delle microimprese, con fatturato inferiore a 5 milioni di euro. Ora, questo dato non è irrilevante, dal momento che i coefficienti di ponderazione del rischio per le varie classi di imprese sono assai diversi tra loro. L'accordo di Basilea 2 prevede coefficienti di ponderazione più 'pesanti' per il segmento corporate, che per il retail. Inizialmente, anche il settore delle PMI aveva ottenuto coefficienti di ponderazione per i crediti che sono stati ritenuti eccessivamente penalizzanti. In seguito a successive negoziazioni e modificazioni, ora i crediti concessi al settore delle PMI sono trattati in modo assai più favorevole. Le modificazioni apportate alla versione originale del lavoro di Basilea 2 hanno consentito di inserire diverse tipologie di PMI e di imprese corporate. In particolare, è stata inserita una soglia pari a 15 milioni di euro di fatturato al di sopra del quale le PMI sono definite come PMI corporate. Per imprese al di sotto dei 5 milioni di fatturato si applicano le regole dei settori retail. Nella Figura 1 abbiamo riportato le curve di ponderazione in base al rating per ciascun settore di imprese. Nell'asse delle ascisse abbiamo riportato i valori della probabilità di default (PD), mentre su quello delle ordinate vi è il requisito di capitale di garanzia necessario alla banca. La curva situata più in alto (che domina tutte le altre) indica l'andamento del capitale di garanzia al variare del rating per il settore corporate, mentre la curva più bassa (dominata da tutte le altre) è rappresentata per le imprese appartenenti al settore delle microimprese (con fatturato al di sotto dei 5 milioni di euro). Dal comportamento di tali curve osserviamo subito che in base alle ultime modificazioni il requisito di capitale per il settore corporate è esponenzialmente molto alto per le imprese con elevata PD. Per ciò che riguarda le PMI, invece, le curve sono localizzate tutte al di sotto di quella corporate, segno che anche per elevati valori della PD il requisito di capitale è inferiore all'8%, utilizzato dall'accordo di Basilea 1, attualmente vigente. Infine, la curva del segmento retail è posizionata interamente al di sotto di tutte le altre: segno evidente che solo per valori della PD molto alti (7% e più), il requisito di assorbimento patrimoniale supera di gran lungo l'8%.
La domanda d'obbligo che ci si pone a questo punto è la seguente: quali effetti avrà Basilea 2 sui quantitativi di erogazione di credito ? Saranno più colpite le piccole imprese?
Nel corso degli ultimi anni le risposte a tali interrogativi hanno mobilitato numerosi esperti, associazioni di categoria, opinion leaders ed esponenti politici. Tuttavia, una risposta chiara deve tenere conto di numerosi aspetti, primo fra tutti una definizione accurata del segmento di imprese a cui ci si riferisce. In quanto segue, cercheremo di fornire una risposta a tale interrogativo considerando: (i) gli studi di impatto emessi dal comitato di Basilea; (ii) studi di impatto della letteratura internazionale; (iii) i risultati di una nostra ricerca preliminare sull'argomento.
Iniziamo dai risultati basati sugli studi di impatto. Il comitato di Basilea ha commissionato a varie banche centrali l'analisi degli effetti che l'adozione delle nuove regole sul rating avrà sulla quantità complessiva di credito erogato, effetto che, come intuibile, agisce attraverso l'operare dei coefficienti di assorbimento patrimoniale (vedi Tabella 2):

Approccio Corporate PMI
Standard -1% -2%
F-IRB -5% -4%
A-IRB -4% -4%

Tabella 2: studio di impatto (risultati medi per diversi gruppi di imprese) prodotto dal Comitato di Basilea nel 2004.

Nella Tabella 3 vengono riportati i valori per la variazione dei requisiti patrimoniali di assorbimento tratti da due studi molto accreditati in materia: Altman e Sabato (2004) e Bocchi e Lusignani (2004).

Classi
dimensionali
Altman&Sabato Bocchi&Lusigiani
Fatturato < 5 mil 4,88% 4,83%
5<Fatturato<25 8,53% 7,47%
25<Fatturato<50 9,94% 7,95%

Tabella 3: requisiti di assorbimento patrimoniale, secondo i principali studi di impatto.

Lo studio di Altman si basa su un campione di 20193 PMI con dati dal 2000 al 2003, in cui vengono distinte 9 classi di rating. Il lavoro di Bocchi e Lusignani (2004), invece, utilizza dati su 75263 PMI, per un campione dal 2002 al 2004, identificando ben 13 classi di rating. Dai dati riportati in tabella si vede chiaramente come l'assorbimento patrimoniale per le PMI risulti largamente inferiore al limite dell'8% utilizzato tramite l'approccio di Basilea 1. Secondo il campione utilizzato da Altman e Sabato, tuttavia, sono le imprese che appartengono al segmento corporate ad avere la peggio. Con il campione più ampio e con una definizione più 'fine' delle classi di rating - come avviene in Bocchi e Lusignani (2004) - invece non si notano particolari differenze rispetto alla situazione preesistente con Basilea 1, dal momento che là i coefficienti di assorbimento patrimoniale non sembrano essere molto dissimili da quelli previsti.
In generale, dunque, Basilea 2 non sembra avere un impatto particolarmente depressivo riguardo all'ammontare complessivo di credito erogato in relazione ai coefficienti patrimoniali necessari a mantenere la stabilità del sistema.

3. La nostra ricerca
Come appare chiaro, l'ingrediente cruciale legato a B2 riguarda il modello di rating. Il modello di rating sarà tanto più accurato (e quindi non permetterà di cadere in errori) quanto più accurato è il database di riferimento impiegato per costruirlo. Per sgombrare subito il campo da possibili equivoci, va rilevato che se l'obiettivo riguarda la costruzione di un modello di rating per una banca operante su di un dato territorio, è opportuno disporre di una banca dati contenente informazioni su imprese operanti su quel territorio specifico e non un altro. I modelli di rating che devono essere utilizzati sono modelli di tipo stocastico, ottenuti cioè con stime di massima verosimiglianza di una funzione matematica - prevalentemente la logistica - che permette di definire una corrispondenza tra i valori di bilancio di un campione di imprese e la loro probabilità di fallimento. Sarà sempre possibile - a seconda del database a disposizione - distinguere tra imprese di un dato settore e di varie dimensioni, per meglio caratterizzare il modello di rating.
Per caratterizzare il ruolo del sistema di rating, abbiamo elaborato una ricerca basata su di un database comprendente 3893 imprese di diversa forma giuridica appartenenti a diversi settori. Abbiamo poi proceduto alla stima di un modello di rating, costruito ipotizzando una struttura logit (1) come variante ai modelli di Altman (2004) e Bocchi e Lusignani (2004). Va specificato che - ai fini del rispetto delle regole della privacy del provider di dati - abbiamo una definizione di default molto 'lasca' nel senso che nella nostra ricerca il default è caratterizzato da una forma di stress finanziario molto ampio che comprende qualunque momento di difficoltà da parte dell'impresa nel suo rapporto con la banca. Si va da un ritardo nel pagamento degli affidamenti oltre i 90 giorni a procedure di liquidazione vera e propria. In questo senso, dunque, il nostro modello non è propriamente un modello di rating, ma è configurabile come un modello di early warning sullo stato delle imprese facenti parte del campione.
La Tabella 4 riporta la distribuzione delle imprese per settore:

Settore Frequenza Percentuale
Agricoltura 62 1,59
Distribuzione 1.132 29,06
Edilizia 365 9,37
Manifattura 1.218 31,26
Servizi 896 23,00
Trasporti 196 5,03
Altro 27 0,69
Totale 3.896 100,00

Tabella 4: distribuzione del campione per settore di attività.

Come appare chiaro, il settore della manifattura rappresenta il 31 per cento circa delle imprese considerate nel campione, seguito dal settore della distribuzione con il 29 per cento circa. Il settore dei servizi è importante (ricopre il 23 per cento) ma nel campione esaminato non svolge la parte del leone. Un altro settore importante è l'edilizia (con il 9 per cento).
E' importante sottolineare che il campione in esame non può dirsi rappresentativo di tutta la realtà imprenditoriale italiana, dal momento che si tratta di imprese con fatturato inferiore ai 3 milioni di euro.
Riguardo alla localizzazione geografica delle imprese, in base al contenuto della Tabella 5 vediamo che la grande maggioranza è localizzata tra il Nord ed il Nord-Est:

Localizzazione Frequenza Percentuale
Centro 908 23,31
Nord 1.137 29,18
Nord-Est 873 22,41
Nord-Ovest 476 12,22
Sud 502 12,89
Totale 3.896 100,00

Tabella 5: distribuzione del campione per area geografica.

Tralasciamo per brevità la disamina dei defaults presenti nel campione.
Per ciascuna delle imprese del campione disponiamo di osservazioni sui dati di bilancio per 3 anni intercorrenti dal 2002, 2003 e 2004. Seguendo le tecniche elaborate secondo lo Z-score di Altman si è proceduto alla stima del modello di rating (o di early warning), i cui risultati di impatti qualitativi sono riportati nella Tabella 6:

Indice spa/srl scrl
Debito breve / Debito totale + NS
Età dell'impresa + +
Debito totale / Attività + +
Autofinanziamento + +
Margine operativo lordo - NS
Cash flow / Attività - NS

Tabella 6: risultati delle stime.
Nota: NS = Non Significativo.

Nella tabella sono riportate alcune delle variabili che risultano significative ai fini della stima. Abbiamo distinto i risultati per le spa/srl e per le scrl, al fine di comprendere (seppur preliminarmente) il ruolo della forma giuridica nella definizione del rating.
Nella Tabella 6 non abbiamo riportato il valore dei coefficienti, ma il segno dell'impatto prodotto da ciascuna variabile nella definizione della probabilità di default. I segni delle variabili per il campione delle spa/srl sono quelli attesi e la loro significatività è molto elevata. Per le imprese cooperative, invece, le variabili reddituali (MOL, margine operativo lordo e il rapporto cash flow/attività) non risultano significative, come del resto il rapporto debito a breve/debito totale.
Il modello contiene inoltre numerose variabili dummy per evidenziare il ruolo della localizzazione geografica, il settore industriale e la dimensione aziendale. Tutte queste variabili sono assolutamente significative per la definizione della probabilità di default.
La non significatività delle variabili reddituali per le imprese cooperative evidenzia la necessità di analizzare con attenzione i principi di riclassificazione del bilancio per l'impresa cooperativa, al fine di avere un'omogeneità con le altre imprese più sostanziale che formale.
In effetti, i modelli di rating esistenti sul mercato e nella letteratura attuale non sono stati efficacemente tarati per il mondo delle PMI e per le imprese cooperative che invece formano una realtà assai importante per l'economia della nostra regione e del nostro territorio. A tale proposito, sarebbe necessario avviare uno studio più sistematico della probabilità di default che caratterizza le nostre imprese cooperative. Riteniamo a tale proposito che il nostro modello rappresenti uno dei pochissimi studi esistenti in letteratura che si sia focalizzato sul ruolo delle imprese con fatturato inferiore ai 3 milioni di euro. La letteratura corrente si è invece specializzata o sul segmento corporate o sul segmento PMI così come definito dall'accordo di Basilea 2.

4. Conclusioni
Quale messaggio ricavare da quanto ora esposto? Vi sono molteplici spunti di riflessione che allo stato attuale dei fatti a nostro avviso si impongono. In primo luogo, non si può affermare con certezza che B2 sia penalizzante per il mondo della PMI o delle micro-imprese, almeno per quanto riguarda il volume di credito complessivamente erogato. In più, il comitato di Basilea ha fissato dei coefficienti patrimoniali per le PMI e il segmento retail che non sono assolutamente penalizzanti dal punto di vista dell'assorbimento di capitale. In effetti, la maggioranza degli studi (tra cui anche il nostro) evidenziano chiaramente che nel complesso Basilea 2 potrebbe liberare risorse di capitale a disposizione per le banche per ulteriori operazioni di prestito.
Tuttavia, la realizzazione pratica di B2 non è immediata e - come abbiamo visto - richiede come componente fondamentale la predisposizione di un modello di rating tarato sul mercato di riferimento. Per quanto riguarda le banche - indipendentemente dalla loro dimensione - tale modello deve essere certificato e approvato dall'autorità di vigilanza.
E' evidente che anche le imprese potrebbero trovare utile conoscere e monitorare il proprio rating nel corso dell'attività imprenditoriale. E l'inserimento del rating nel bilancio di esercizio potrebbe rappresentare un elemento in più di trasparenza nei confronti dell'esterno. A tale proposito, però si raccomanda l'utilizzo di un modello adeguato, cioè in grado di catturare gli aspetti cruciali dei modelli di rating.
Nel complesso, dunque, gli effetti di B2 saranno migliorativi per le imprese 'buone', cioè con un miglior rating, mentre saranno peggiorativi per le imprese che non si trovano ad avere un rating sufficientemente buono. Il lato positivo consiste sostanzialmente in un miglioramento della trasparenza del rapporto bancaimpresa: le imprese con un buon rating non avranno dunque nulla da temere al riguardo.
Un ultimo problema riguarda l'aspetto della prociclicità di Basilea 2. E' chiaro a tutti che un sistema del tipo ora descritto tende ad amplificare le fluttuazioni del ciclo, rendendo la qualità del rating mediamente migliore in fase di espansione, ma peggiore in periodi di recessione. Anche da questo punto di vista è opportuno tenere in considerazione che gli effetti complessivi si ottengono in termini relativi: le imprese migliori (nel senso che hanno un rating migliore) sono sempre quelle meno razionate.
* * *
Note:
(1): Il modello logit è un modello di regressione lineare di tipo logistico (dalla funzione di probabilità logistica) in base al quale è possibile produrre una mappatura da una serie di informazioni su di un soggetto (ad esempio, i dati di bilancio di un'azienda) in un'indice sintetico tra 0 e 1, rappresentativo dello "stato" del soggetto medesimo. Pertanto, tanto più vicino a zero sarà il risultato della regressione, tanto più bassa sarà la probabilità di fallimento (torna su).

* * *
Bibliografia

• Altman, E.I. e G. Sabato, (2004), "Effects of the New Basel Capital Accord on Bank Capital Requirements for SMEs", mimeo.
• Bocchi, L. e G. Lusignani, (2004), "Le nuove regole di 'Basilea 2': prime valutazioni di impatto sul rapporto banca-impresa in Italia", in "Banca, Impresa, Società", n. 2, agosto, pp. 209-238.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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