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Basilea 2 e Ias, regole e indicatori da rivedere
di L.D.O.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 20 luglio 2009

Dovevano essere i pilastri su cui costruire un nuovo impianto della finanza mondiale all'insegna della trasparenza sul fronte dei criteri contabili e dei rapporti tra banche e imprese. Tuttavia l'accordo di Basilea 2 e i principi internazionali non hanno offerto alcuna protezione di fronte alla crisi. Anzi, proprio la rigidità di queste regole ha peggiorato la situazione, rendendo difficile soprattutto la vita alle imprese meno capitalizzate. Tanto che sono molte le pressioni per una loro revisione profonda.
L'intesa nota come Basilea 2 è nata con l'obiettivo di sostituire i criteri discrezionali di valutazione della clientela bancaria con principi oggettivi riconosciuti su scala internazionale, per evitare le distorsioni che i rapporti personali tra decisori del credito e imprenditori avevano provocato al mercato e, di conseguenza, ai piccoli risparmiatori. Da qui l'idea di l'imporre alle banche una segmentazione della clientela attraverso apposite analisi di rating. Ogni società riceve una sorta di pagella dall'istituto di credito, che ne attesta la solidità patrimoniale, l'affidabilità dimostrata nei precedenti rapporti con il sistema bancario e la solvibilità futura. Quando l'azienda si rivolge allo sportello, si vedrà proporre un tasso proporzionale al giudizio espresso dall'istituto di credito. Ma questo approccio ha messo in difficoltà i sistemi imprenditoriali fortemente sbilanciati sul fronte delle piccole imprese. Come quello italiano, caratterizzato per altro da realtà a elevato indebitamento, pianificazione lacunosa e capitali non sempre solidi. Tutte caratteristiche poco consone ai parametri molto rigidi di Basilea 2. Se già i primi mesi di applicazione hanno messo in evidenza alcuni di questi problemi, l'avanzata della recessione ha fatto crollare la situazione, trasformando quei principi in un recinto inaccessibile per molte pmi.
Di fronte alla necessità di disporre i crediti in base a criteri strettamente oggettivi, molti funzionari bancari non possono far altro opporre un diniego alle richieste di finanziamento. Le ultime statistiche dicono che un'azienda italiana su tre non è in linea con i requisiti dell'accordo internazionale e questo significa che dovranno cambiare direzione se vogliono incontrare la fiducia del canale bancario. Ma nelle attuali condizioni di mercato è praticamente impossibile raddrizzare i principali indicatori di bilancio.
La protesta è arrivata fino a Francoforte: il presidente della Bce JeanClaude Trichet, dopo aver rispedito al mittente l'idea del ministro tedesco Peer Steinbrueck, di sospendere le regole fino a che non sarà superata la fase più critica della crisi, ha affermato di essere impegnato per "ridurre la prociclicità" di alcune regole. In sostanza, si lavora a un nuovo accordo, che alcuni analisti hanno già ribattezzato "Basilea 3", per ridurre gli aspetti più rigidi dell'accordo. Ma ora la sfida più difficile diventa quella di passare dai principi alle scelte concrete, con la necessità di mettere d'accordo interessi contrastanti dei vari paesi.
Stesso discorso per i principi internazionali Ias (International Accounting Standars), che nelle evoluzioni più recenti avrebbero dovuto garantire una tale capacità previsionale da impedire rovesci, come invece si sono visti con l'avanzare della crisi finanziaria. Anche gli Ias hanno mostrato i limiti delle regole procicliche: per fare un esempio, l'obbligo di portare in bilancio il valore di mercato dei titoli ha funzionato fino a che il mercato ha continuato a crescere, per poi amplificare le difficoltà delle società ai primi sintomi della crisi. Un'altra ragione per rivedere le regole, in cerca di un equilibrio tra rigore dell'analisi e flessibilità di scelta.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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