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Banche e crediti alle aziende, Basilea 2 rilancia il dialogo
di Andrea Greco
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 31 maggio 2004

Negli ideogrammi cinesi il termine crisi traduce due significati, pericolo e opportunità. Due sfaccettature con cui si può illustrare il dilemma delle Pmi italiane davanti alla prova di Basilea 2. Da inizio 2007 cambieranno i criteri per allocare i crediti e misurare i rischi, e il metodo anglosassone del rating si sovrapporrà al nostrano intreccio di relazioni tra impresa e banca referente. Senz'altro, c'è il pericolo di ridurre rapporti decennali in un software che dovrà "prezzare" le specificità del made in Italy. Senz'altro, c'è l'opportunità di superare una finanza d'impresa che ha fatto un po' epoca: prestiti concessi in base alle conoscenze, spesso senza valutazioni industriali o prospettiche, in cambio di garanzie reali, quasi sempre beni di famiglia dell'imprenditore che solo lo strabismo contabile assimila a quelli dell'azienda tout court.
Qualche numero. La dorsale nazionale delle Pmi consta di oltre 120mila società. Di queste, quasi 70mila fatturano meno di 5 milioni di euro l'anno, 25mila meno di 10, solo 2mila sfondano i 100 milioni. La loro struttura finanziaria è assai squilibrata: a fine 2002 le Pmi presentavano debiti di 2,19 volte il patrimonio (quasi il doppio dell'1,64 tedesco, l'1,58 francese e l'1,31 spagnolo); assorbivano circa 350 miliardi di euro mutui bancari, oltre il 70% a breve termine, buono per la gestione ma non per gli investimenti strategici; si rivalevano sulle garanzie dell'imprenditore nell'80% dei casi.
Non fosse abbastanza evidente la necessità di cambiare, la impone Basilea 2, con cui le banche dovranno correlare il rating che misura l'insolvenza del cliente alla copertura patrimoniale, integrando la prassi di accantonare l'8% fisso come avveniva dal 1988 (Basilea 1). E i rischi non sono solo "di credito", ma anche "di mercato" e "operativi". Aumenta dunque il pericolo che le banche chiudano i rubinetti alle aziende più assetate e meno trasparenti nella rendicontazione? «Basilea 2 ha sollecitato una riflessione che dapprima ci ha spaventato, poi ci ha messo in condizione di riscoprire quanto sia strategico il dialogo tra le imprese e le banche - racconta Danilo Broggi, presidente di Confapi - e lavorare a soluzioni reciprocamente utili». La riflessione scaturita è «veloce e profonda», e per Broggi investe ampie aree: «Alzare la competitività delle imprese e aprirle più incisivamente allo sviluppo; essere più trasparenti comunicando meglio alla banca e al mercato; aprire la finanza innovativa alle aziende; uscire da prassi creditizie asettiche e prive di valore aggiunto, imparando a valutare la capacità di sviluppo dell'impresa, i suoi manager e il potenziale del business senza fermarsi al merito di credito, con un'analisi che va oltre il mero rating». Le associazioni categoriali cercano soluzioni concrete, con un percorso formativo fatto di seminari e sensibilizzazione, oltre che con accordi specifici. Confapi ha siglato due intese con Bpm e Unicredit. Il primo fa leva sui fondi della Banca Europea e la creazione di strumenti finanziari centrati sul Tfr come anche il secondo, che aggiunge la cartolarizzazione di piccoli crediti e il finanziamento di Pmi esposte coi grandi gruppi in crisi. Confapi medita accordi analoghi con altri istituti italiani.
Tra le banche più pronte a svecchiare il rapporto con le Pmi c'è proprio Unicredit. Giorni fa l'amministratore delegato Alessandro Profumo s'è detto disposto a erogare crediti senza garanzia a quegli imprenditori che ricapitalizzino l'azienda per pari importo. Un "patto d'onore": la banca crederà nell'impresa nella stessa misura del padrone. La proposta raccoglie consensi e presto potrebbe essere emulata: «Credo che anche le altre banche seguiranno l'iniziativa di Unicredit», ha confermato il presidente dell'Abi, Maurizio Sella. La proposta, peraltro, non pare del tutto inedita, come racconta Claudio Maga, segretario del Confidi di Pavia, che raggruppa 210 aziende dell'intorno e lo scorso anno ha garantito fidi per 8 milioni: «Stiamo lanciando un'operazione tramite cui Confidi garantisce la banca e questa finanzia l'azienda per importo uguale all'aumento di capitale dei soci. Con il duplice effetto di migliorare il patrimonio e dare liquidità all'impresa».
Sei mesi fa, sempre Piazza Cordusio aveva lanciato i "bond di distretto", per far accedere - pur indirettamente - le Pmi al mercato. Il prestito in questione, erogato dalla banca, è emesso da una società veicolo garantita da un consorzio fidi cui aderiscono le imprese dell'area; il bond è poi ceduto sul mercato, con l'incasso il veicolo finanzia l'acquisto dei crediti che la banca le ha ceduto. Il bond di distretto ha avuto buona accoglienza in tutto il Nord Italia. Insomma, se qualche anno fa lo stato dei lavori su Basilea 2 vedeva le Pmi in trincea, la sua versione finale e le iniziative collaterali hanno rasserenato il clima: «Mi pare che ormai gli studi e le simulazioni convergano nel dire che tutte le categorie sono tranquille rispetto a Basilea 2 - dice Gianfranco Torriero, capo dell'ufficio studi Abi - dopo una prima stesura tarata sul mondo anglosassone, le pressioni di Germania, Francia e Italia, comprese quelle di Abi e Bankitalia, hanno permesso di ponderare meglio i termini della questione». L'ultimo report è targato Pwc, data 28 aprile 2004, oggetto le conseguenze macroeconomiche dell'implementazione dell'accordo di Basilea. Conclusioni: «Le preoccupazioni che le Pmi siano svantaggiate nell'accesso al credito sono infondate, l'accordo potrebbe anzi avere un effetto favorevole sul Pil europeo».

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