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Assonime: la riforma del fallimento è già fallita
di Luciano de Angelis
Italia Oggi
Martedì 6 agosto 2019

La disciplina sulla crisi d'impresa di cui al dlgs n. 14/2019 rischia di aggravare la crisi in cui vertono alcune società anziché agevolarne il superamento. Fra le maggiori criticità si rilevano da un lato la estrema macchinosità della procedura, che prevede sempre, cioè anche nei casi di crisi minori, la nomina di un Organismo collegiale ed inoltre la segnalazione degli enti creditori e l'intervento del pubblico ministero in caso di esito negativo della mediazione, che avvia necessariamente la fase giudiziale. Si tratta di previsioni che introducono, da un lato, una vera e propria procedura pre-concorsuale, con duplicazione di tempi e costi; e d'altro lato reintroducono una forma di liquidazione d'ufficio, già abbandonata dalla riforma precedente. Tale disciplina, perlopiù, non appare in linea con le recenti regole della direttiva Ue 20 giugno 2019 riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, l'esdebitazione, le interdizioni, e le misure volte ad aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione. È quanto si legge nella corposa circolare Assonime n. 19 del 2 Agosto 2019 rubricata «Le nuove regole societarie sull'emersione anticipata della crisi d'impresa e gli strumenti di allerta».
Le maggiori criticità rilevate
Secondo l'associazione tra le società per azioni italiane, se l'obiettivo dichiarato dal legislatore nel dlgs 14/2019 è condivisibile, la disciplina presenta alcuni aspetti critici che rischiano di aggravare la situazione di crisi dell'impresa, anziché agevolarne la soluzione. La previsione di obblighi di segnalazione dei fondati indizi di crisi a un organismo esterno all'impresa può dar luogo, infatti, alla diffusione di indiscrezioni sullo stato di salute di questa, che generano un clima di sfiducia verso l'impresa stessa da parte di banche, clienti e fornitori, rendendo difficile la prosecuzione dell'attività d'impresa. Le procedure di allerta e composizione assistita, inoltre, sono molto farraginose e complesse e si svolgono davanti ad un organismo collegiale composto da tre esperti, i cui compensi devono essere soddisfatti in prededuzione nel caso di successiva procedura concorsuale, diminuendo ulteriormente le risorse per la soddisfazione dei creditori. Infine, pur trattandosi di procedure stragiudiziali, esse possono concludersi con una segnalazione al pubblico ministero che, se accerta lo stato di insolvenza, deve presentare istanza per la dichiarazione di liquidazione giudiziale (ex fallimento). Questa eventualità rappresenta un forte disincentivo per il debitore ad attivarsi tempestivamente per la soluzione della crisi.
I falsi positivi
Particolarmente delicata, secondo Assonime, risulta la valutazione degli indicatori e dei relativi indici quali strumenti predittivi delle situazioni di crisi. Un'attenzione non critica alla presenza di tali indici potrebbe, infatti, determinare anche «falsi positivi» e cioè segnalazioni di allerta per imprese che non possono essere considerate in stato di crisi in senso proprio. Nella valutazione degli indici quale strumento indicativo di uno stato di crisi dell'impresa, è da ritenere che assuma un rilievo centrale il principio secondo cui questi devono essere considerati unitariamente per far ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi. Il giudizio sullo stato di crisi, si legge nella circolare, non può discendere dalla presenza di un singolo indice, ma implica una valutazione globale e complessiva dei vari indici rilevanti. Gli indicatori contabili, infatti, se esaminati singolarmente, potrebbero essere poco significativi «senza un'analisi congiunta con ratio e risultati di gestione che abbraccino le molteplici dimensioni economico finanziarie e patrimoniali d'azienda».
Il contrasto con la recente direttiva 1023/2019
Oltre alle criticità dianzi citate, Assonime rileva come la disciplina del sistema di allerta e composizione assistita della crisi si presenta molto distante nella filosofia, dai principi della direttiva europea sulle ristrutturazioni e sull'insolvenza (si tratta della direttiva Ue 20 giugno 2019 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 26/6/2019 (Ue) che modifica la direttiva 2017/1132). Secondo Assonime, infatti, mentre la direttiva delinea gli strumenti di allerta come meccanismi attivabili su base volontaria dall'imprenditore o eventualmente anche su segnalazione di creditori qualificati, ma diretti unicamente a fornire un'informativa all'imprenditore sulla sua situazione, nonché servizi di consulenza e assistenza nell'individuazione e gestione delle strade percorribili per ristrutturare la propria impresa, la disciplina contenuta nel Codice appare, invece, piuttosto orientata a fare uscire il debitore allo scoperto, secondo una logica di tipo inquisitorio che rischia di pregiudicare le effettive possibilità di recupero dell'impresa determinando gli effetti perversi della degenerazione della crisi in insolvenza.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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