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Allarme fidi per l'industria
di Nicoletta Picchio
Il Sole 24 Ore
Domenica 12 settembre 2010

«E' un allarme che lanciamo da mesi: applicare i parametri di Basilea 3 realizzerebbe un incredibile paradosso: le banche si rafforzerebbero a danno dei propri clienti, imprese e famiglie. Occorre invece rafforzarsi per i loro clienti, non contro. L'aumento della capitalizzazione restringerebbe la liquidità del sistema, creando una situazione che avrebbe gravi effetti sull'economia reale». E' un'altra la strada da percorrere, spiega Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria di Confindustria, con la delega per il credito. «Se si vuole evitare il rischio che la crisi si ripeta bisogna agire sulle regole e sui maggiori controlli, certo non riducendo il credito e penalizzando la ripresa».
Giusta, quindi, la mossa del numero uno di UniCredit, Alessandro Profumo, che venerdì, nel ruolo di presidente della Federazione bancaria europea, ha inviato una lettera ai presidenti della Bce e della Commissione Ue, Trichet e Barroso, oltre ai Governatori delle banche centrali: «Interpreta le nostre preoccupazioni, oltre quelle del mondo bancario», dice Boccia. E sottolinea la disparità che, con Basilea 3, si vorrebbe a creare tra la Ue e altre realtà, come gli Usa: «Gli effetti di Basilea 3 si farebbero sentire specialmente in Europa e sull'industria europea, mentre in altre parti del mondo avrebbe efficacia solo su certi segmenti industriali. I Paesi Ue, e l'Italia in particolare che ha una forte vocazione manifatturiera, hanno come canale di erogazione del credito soprattutto la banca. Si creerebbe una sfida sistemica tra continenti e tra Paesi, creando vantaggi e svantaggi competitivi. Riprendo l'analisi del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: non è il caso di fare ora sperimentazioni asimmetriche. Bisognerà parlarne nel prossimo G20».
E' una questione di politica economica europea. Già l'anno scorso Confindustria aveva chiesto una sospensione di Basilea 2, denunciandone la prociclicità, e più volte, durante l'elaborazione di Basilea 3, si è rivolta al Governo per evitare parametri troppo stringenti. Ieri, alla vigilia dell'incontro del Comitato di Basilea, ha diramato una nota facendo appello «alla sensibilità delle autorità di supervisione, al presidente del Consiglio e al ministro Tremonti affinchè siano tutelate le specificità e le esigenze dell'Italia e del suo sistema produttivo». La preoccupazione di Confindustria è che «la stabilità delle banche sia perseguita assicurando flussi di credito alle imprese» e che l'applicazione «sia graduale e flessibile, consentendo alle banche di adeguare i propri ratios patrimoniali senza impatti negativi sul credito alle imprese». Preoccupazioni che Boccia interpreta.
«Alcune banche già si stanno muovendo. C'è il rischio che, nonostante la gradualità, i mercati finanziari considerino Basilea 3 di applicazione immediata, come sottolinea Profumo nella lettera, con il rischio i vanificare il periodo di transizione. Quindi, meno credito e la prospettiva di un aumento dei tassi».
Durante la crisi Confindustria ha insistito sulla priorità di evitare il credit crunch. Oggi com'è il rapporto banche-imprese?
C'è sempre un problema di credito, ma stiamo lavorando sodo con l'Abi e con le banche per risolvere i problemi dialogando. Con l'Abi stiamo mettendo a punto un vademecum sulla comunicazione finanziaria, stiamo stimolando le imprese ad essere più trasparenti e contemporaneamente chiediamo alle banche di non limitarsi ad una valutazione dell'azienda quantitativa, legata al rating, ma qualitativa: progetti, investimenti, possibilità di conquistare nuovi mercati. Ciò è tanto più necessario in questa fase: evitare che le aziende che hanno chiuso in rosso il bilancio 2009 a causa della crisi, ma che sono sane e stanno reagendo, possano vedere bloccati i programmi di crescita.
Un anno fa è stata firmata la moratoria dei debiti con l'Abi: risultati?
La moratoria è stata un'iniziativa della Piccola industria di Confindustria che è stata tradotta in un avviso comune per tutto il sistema imprenditoriale. I risultati sono stati positivi, ma bisogna allargare il raggio nel rapporto con le banche: non solo allungare le scadenze, ma considerare la banca partner nella crescita, nell'internazionalizzazione, nel rafforzamento del patrimonio. E' di questo che stiamo parlando con alcuni istituti bancari. C'è disponibilità a trovare soluzioni.
Tremonti ha parlato di iniziative per lo sviluppo, con attenzione alle pmi: quali priorità?
La Banca del Sud, su cui Tremonti sta accelerando, e il Fondo per la patrimonializzazione delle imprese sono due aspetti importanti, occorre però un intervento organico di politica industriale: servono risorse per ricerca e innovazione, credito di imposta per gli investimenti, una riforma fiscale, più efficienza della Pa, riduzione dei tempi della giustizia, più infrastrutture, semplificazione. Bisogna creare un ambiente competitivo, che stimoli gli investimenti italiani e attragga quelli esteri.
L'Istat ha segnalato un recupero del Pil: prospettive di ripresa?
Si avverte, ma è ancora incerta. A fine anno dovremmo avere un aumento del Pil poco sopra l'1 per cento. Troppo poco rispetto al 3 della Germania. I tedeschi sono il nostro benchmark: sono riusciti a coniugare il binomio più produttività più salari, spostando le relazioni industriali in azienda. Ma hanno anche un fisco che pesa meno del nostro, sia sulle retribuzioni e per le imprese. E' questa la strada. E la variabile tempo è diventata un fattore di competitività.

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