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2021, la carica dei "mini ingegneri". Così i periti industriali saranno laureati
di Massimiliano Di Pace
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 24 luglio 2017

Dal 2021 occorrerà una laurea triennale per iscriversi all'albo dei periti industriali, i quali potrebbero assumere in futuro la denominazione di ingegneri tecnici. Lo afferma Giampiero Giovannetti, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali (Cnpi), il cui albo vede oggi 42mila iscritti, di cui un terzo operanti come liberi professionisti, e due terzi come dipendenti. Ma cosa fa di preciso il perito industriale? «Fino agli anni '80 del secolo scorso – spiega Giovannetti – i periti liberi professionisti si occupavano di edilizia, in particolare di progettazione di impianti, mentre i dipendenti erano impiegati come capireparto nelle fabbriche, oltre che in uffici tecnici che elaboravano progetti. Negli anni '90, con l'evoluzione della normativa in materia di sicurezza, che prevedeva anche l'obbligo di certificazioni di conformità, l'attività libero-professionale del perito ha ricevuto un grande impulso, essendo richiesto per la progettazione di impianti termici ed elettrici e per l'emanazione della relativa certificazione, e questo sia per le abitazioni, sia per gli immobili industriali. Nel settore del lavoro dipendente i periti si sono occupati soprattutto di design industriale, circostanza che ha contribuito al successo dei prodotti Made in Italy nel mondo. Negli anni a noi più vicini molti periti hanno trovato lavoro nelle pubbliche amministrazioni, in particolare Asl ed enti locali, che hanno richiesto come requisito per l'assunzione l'iscrizione all'albo dei periti, soprattutto per svolgere attività tecniche e di controllo dell'adeguatezza di impianti, delle condizioni di sicurezza dei lavoratori e dei prodotti alimentari». Oggi l'albo professionale dei periti industriali si articola in 37 specializzazioni, che vanno dalla meccanica all'informatica, dall'elettrotecnica all'edilizia, passando per tessile e agroalimentare, e altre ancora. L'attività attuale, secondo un'indagine del Cnpi, si basa prevalentemente sulla progettazione, che viene svolta dal 56 per cento degli iscritti, seguita dalle attività di direzione dei lavori (34 per cento degli iscritti), di consulenza (33 per cento), di collaudo (25 per cento), di emissione delle certificazioni (21 per cento). Il principale settore di intervento è quello industriale ad indirizzo elettrico (42 per cento degli iscritti), seguito da quello civile e ambientale (15 per cento) e dall'industriale ad indirizzo meccanico (17 per cento). Il volume d'affari degli iscritti all'albo si è attestato negli ultimi tempi sui 45mila euro lordi all'anno, per un netto intorno ai 30mila. Va detto che gli iscritti all'albo sono appena il 2 per cento del totale, visto che, secondo i dati forniti dal Cnpi, sui 50mila periti che si diplomano ogni anno, solo 1.000 si iscrivono all'albo. Negli ultimi anni si è sviluppato un trend decrescente del numero di iscritti (si è passati dai 45.400 del 2012 ai 42.389 del 2016), e questo, secondo il presidente del Cnpi, è avvenuto per varie cause: «L'eliminazione delle tariffe minime ha sicuramente contribuito ad una stagnazione dei redditi, e se da una parte un'aumentata concorrenza può essere considerata positivamente, dall'altra è innegabile che ha causato in alcuni casi un peggioramento della prestazione, tanto che, accanto all'auspicata previsione di un meccanismo di equo compenso, riteniamo utile anche l'introduzione di norme tecniche, magari emanate dall'Uni, che consentano di assicurare livelli qualitativi adeguati all'attività del perito». Un'altra problematica vissuta dai periti industriali deriva dalle riforme scolastiche, come ammette Giovannetti: «Il Dpr 328/2001, emanato all'indomani della riforma universitaria che ha introdotto il 3+2, pur consentendo ai laureati in alcune discipline di iscriversi al nostro albo, di fatto ne ha disincentivato l'iscrizione, per esempio rispetto all'albo degli ingegneri. Infatti, mentre per quest'ultimo non è previsto nessun praticantato, e l'articolazione è limitata a solo 3 ambiti professionali, per iscriversi al nostro albo sono necessari sia il praticantato, sia un esame di abilitazione, che vale però solo per una delle 13 specializzazioni industriali, e non per tutte». Un'ulteriore ragione del trend di riduzione dei periti è rintracciabile, secondo Giovannetti, nelle ultime riforme della scuola, che hanno indebolito la preparazione dei nuovi periti: «Con il processo di licealizzazione degli istituti tecnici, avviato dal ministro dell'istruzione Berlinguer circa 20 anni fa, ed in particolare con la riforma Gelmini di quasi 7 anni fa, sono state ridotte le ore di lezioni agli istituti tecnici, e, cosa più grave, eliminate le attività laboratoriali. Tutto questo ha reso necessario il possesso di una laurea, che è stata prevista dalla legge 89/2016, ma con una fase transitoria fino al 2021, che noi consideravamo inopportun». Eppure le opportunità non mancheranno, a detta del rappresentante dei periti industriali: «Sono tre i settori in cui probabilmente ci saranno significativi spazi occupazionali. Il primo è l'informatica. Nonostante la recente crisi, l'informatizzazione dei processi produttivi previsti da Industria 4.0 richiederà una notevole attività, che i periti potranno fornire. Un altro ambito importante è il recupero energetico degli edifici, residenziali e produttivi, dove con opportuni interventi negli impianti di climatizzazione ed elettrici, così come nei rivestimenti degli immobili, è possibile conseguire risparmi anche del 20 per cento. Un terzo settore è il design industriale, per il quale i periti continueranno ad essere chiamati per la progettazione dei prodotti, in particolare per l'aspetto esterno». Dunque, può convenire diventare un professionista iscritto all'albo dei periti industriali, tenendo però presente che se fino al 28 maggio 2021 può bastare il diploma di un istituto tecnico industriale, dopo occorrerà una laurea triennale in ingegneria, o chimica, o geologia, o design industriale, oltre ad un praticantato di sei mesi (già richiesto), ed un esame di abilitazione in una delle specializzazioni dell'albo.

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