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Troppo socialista per la City, ascesa e caduta di una ceo eretica
di Antonella Guerrera
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 novembre 2018

Sacha è una ribelle. Lo è sempre stata. Chi la conosce nella City di Londra, sa che uno dei suoi aneddoti preferiti è quello sulla prozia Monica, che negli anni Trenta lavorava alla Coutts Bank, nel centro della capitale britannica: siccome durante la pausa pranzo gli uomini potevano bere la birra e lei no perché donna, Monica andò dal suo medico, si fece prescrivere una mezza pinta di Guinnes al giorno per ragioni di salute e vinse la sua piccola battaglia quotidiana.
Sua nipote Sacha Romanovitch, oggi 50 anni, due figli e un marito che l'aiuta nelle mansioni di casa e fino a qualche tempo fa una delle donne più potenti e singolari della City, ha sempre applicato l'esempio di Monica. Sacha è nata in un anno ribelle come lei, il 1968, e negli ultimi mesi le sue decisioni da amministratore delegato hanno fatto discutere il quartiere finanziario di Londra, dove l'hanno soprannominata la "regina socialista della City". Fino a qualche giorno fa, Romanovitch era il ceo di Grant Thornton, prima e più potente donna a capo a di un gigante della revisione dei bilanci e della certificazione contabile della City. L'obiettivo era scalfire il dominio dei "Big Four" del settore, cioè Deloitte, Kpmg, Ey e Pwc. Poi, però, qualcosa è andato storto. Sono iniziati a uscire sui giornali documenti riservati in cui decine di soci e dirigenti esprimevano dubbi sulla gestione di Romanovitch. Metà board le si è rivoltato contro. A metà ottobre l'annuncio delle dimissioni.
Perché Sacha è caduta così rovinosamente? Dal 2015 quando ha ottenuto la prestigiosa carica, è stata un'amministratrice delegata unica e per certi versi visionaria. Con un'idea di capitalismo che si potrebbe definire "corbyniana" o "olivettiana". Alla Grant Thornton, Sacha ha limitato il suo ricco stipendio a venti volte quello del dipendente medio; aveva imposto la suddivisione di una parte di bonus e utili ai dipendenti (non solo soci, manager e altri quadri), come ha proposto qualche settimana fa il labourista "marxista" John McDonnell ricalcando il modello di numerose aziende in Germania: aveva legato l'idea di profitto a quella di "purpose", cioè calibrato secondo una scopo sostenibile a lungo termine, e non soltanto al puro guadagno immediato; e poi Sacha è molto umana. La scorsa estate un messaggio di risposta automatica del suo account e-mail diceva: «Sono fuori con la mia famiglia, torno al lavoro il 23 luglio. Nel frattempo leggerò, farò dei tuffi e giocherò con i miei bambini». Per giustificare questo messaggio bizzarro nel galateo della City, dove molti lavorano a ritmo pieno, era tornata sull'argomento su Twitter facendo capire che ogni tanto faceva bene staccarsi ogni tanto dalle e-mail.
Mese dopo mese, con le sue idee e messaggi rivoluzionari, Romanovitch ha irritato sempre di più l'establishment della City e soprattutto buona parte del board della Grant Thornton, una compagnia di lungo corso, nata all'inizio del XX secolo e che ha 185 soci finanziari, l'80 per cento dei quali uomini. Lo scorso settembre, un dipendente dell'azienda ha passato ad alcuni quotidiani britannici memo interni riservati in cui una quindicina di soci e dirigenti criticavano aspramente la gestione di Romanovitch e la sua "agenda socialista". E' stato l'ultimo capitolo della lunga storia di Sacha a Grant Thornton, iniziata 24 anni fa, dopo gli ultimi dissidi e scontri interni. La settimana scorsa Romanovitch ha annunciato che si dimetterà da ceo a gennaio.
Chi conosce Sacha, parla di "attacco sessista e misogino" nei suoi confronti. Nello stesso settore della revisione contabile, un caso piuttosto simile è capitato del resto anche a un'atra rara donna come Cathy Englebert, capo del settore business Usa di Deloitte. La componente "macha" ha avuto quasi sicuramente un peso (decisivo e meno, chissà), ma nei confronti di Romanovitch ci sono sempre state molte resistenze di carattere strategico-finanziario, a causa delle sue idee poco ortodosse che hanno intaccato anche le tasche dei soci e dei dirigenti di Grant Thornton. A causa della redistribuzione di Romanovitch il loro compenso medio è sceso 365mila sterline all'anno tornando ai livelli del 2014. Quelli dei big della concorrenza Bdo sono schizzati invece a una media di 531mila sterline, raddoppiati rispetto a quattro anni fa. Gli utili lordi di Grant Thornton sono crollati del 12% nei primi 12 mesi di gestione Romanovitch (2015-16), fermandosi a 72 milioni di sterline. L'anno successivo, terminato a giugno 2017, ha visto invece un rialzo degli utili dell'8% (76 milioni). Degli ultimi 12 mesi non si ha ancora un resoconto: le cifre dovevano uscire in ottobre, poi la loro pubblicazione è stata posticipata.
In ogni caso, qualsiasi sia l'esito, Sacha lascerà a inizio 2019, è deciso. Beffarda parabola di un personaggio quasi inimitabile nella vorace City. Adottata a 18 mesi da una famiglia di Surbiton (sud di Londra), ha studiato chimica a Oxford prima di entrare nel mondo finanziario. Nulla di strano: i laureati in chimica, è comunque pensiero del cuore finanziario della capitale, sono estremamente versatili in qualsiasi situazione. Non a caso, anche Margaret Thatcher era un chimico (o Angela Merkel). A 21 anni, Sacha ha cominciato da contabile, anche presso Windsor, e la sua brillantezza ha avuto presto risalto nella City. Nel 1994 Sacha è entrata in Grant Thornton, diventando rapidamente responsabile di revisione conti. Poi la scalata fino al trono di ceo, prima del capitombolo. Nei giorni del memo contro di lei giunto alla stampa, Romanovitch ha twittato una poesia di Maya Angelou, "Still I rise". Nonostante tutto, mi rialzerò.

* * *


I big della revisione
Fatturato 2017

Deloitte 43,2 miliardi di dollari
PricewaterhouseCoopers 41,3 miliardi di dollari
Ernst & Young 34,8 miliardi di dollari
KPMG 26,4 miliardi di dollari
Grant Thornton 5,0 miliardi di dollari


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