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Via alle bad bank private, per smaltire le sofferenze ci vorrà un decennio
di Andrea Greco
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 8 febbraio 2016

La montagna delle sofferenze ha partorito il topolino (delle garanzie statali). Ma anche così il mercato dei crediti marci ripartirà: più volumi e transazioni, più attori che investono e maggior varietà delle operazioni. Finora gran parte delle compravendite era bilaterale e riguardava singoli pacchetti, presto sarà più facile far gestire i crediti cattivi a operatori specializzati, o affidarli a piattaforme comuni tipo "multiseller" per aggregare nella vendita gli istituti e i pacchetti minori. Malgrado un anno e mezzo di trattative con Bruxelles, non è stato possibile creare una bad bank statale, sforando i conti pubblici e sfidando le nuove normative Ue. A differenza di Spagna, Irlanda, Germania o Gran Bretagna, insomma, l'Italia i suoi 200 miliardi di sofferenze li dovrà smaltire con più lentezza e gradualità, e senza soldi pubblici. Il coro degli addetti - comprese Moody's, Standard & Poor's e Fitch, le grandi agenzie di rating chiamate a esprimersi sui futuri veicoli di cartolarizzazione - ritiene che ci vorrà un decennio, ma che in ogni caso le misure in arrivo sono meglio di niente, e velocizzeranno la vendita dei crediti in mora. Non è facile capire come si svilupperà "l'industria del recupero": ci vorrà qualche giorno per vedere il decreto legge che converte l'intesa annunciata a fine gennaio, e qualche mese perché le garanzie statali sulle cartolarizzazioni siano esercitabili, e nascano i veicoli per rivendere quei crediti. Alcune direttrici però sono tracciabili. Nel 2015 il mercato sofferenze italiano ha chiuso con transazioni nominali per quasi 20 miliardi. Finora gran parte delle transazioni sono state bilaterali: da una parte una banca, dall'altra un operatore specializzato, in mezzo un pacchetto di crediti sufficientemente svalutati perché la loro dismissione non danneggiasse troppo il conto economico dell'istituto (c'è ancora una forbice del 20-25% tra domanda e offerta di Npl, come differenza tra il livello medio degli accantonamenti e i prezzi di liquidazione del mercato). Questa forbice si tradurrebbe in una perdita di 40-50 miliardi se tutte le banche italiane ripulissero ora i libri creditizi. Le future garanzie statali sulle tranche senior di cartolarizzazioni dovrebbero chiudere questo differenziale di circa due punti percentuali, come ha stimato il dirigente del Tesoro Alessandro Rivera che ha condotto la trattativa con l'Ue. E nuovi incentivi a vendere Npl - scrivendo svalutazioni inferiori alle attuali - li produrranno le misure prese l'estate scorsa per velocizzare i processi di recupero dei crediti e dei beni reali sottostanti, oltre all'introduzione, attesa nel 2017 ma che forse sarà anticipata, del principio contabile Ifrs 9, che consentirebbe alle banche di iscrivere quelle svalutazioni direttamente nello stato patrimoniale. Con chiari benefici sulle politiche dei dividendi, per esempio. Due recenti fatti danno l'idea di come il mercato degli Npl italiani, per anni marginale e inefficiente rispetto agli importi da smaltire, si stia articolando. A fine gennaio l'annuncio che la piattaforma comune tra Banca Akros (Bpm) e Prelios Credit Servicing dopo sei mesi di preparativi è pronta. Un'iniziativa nuova in Italia, cui hanno apportato crediti sei istituti nazionali, ed emetterà due classi di titoli: il fondo specializzato Christofferson Robb & Company ha sottoscritto la classe subordinata, le banche cedenti (tra cui diverse popolari) i titoli ordinari. Finora la piattaforma si concentra sui crediti ipotecari, ma in futuro sarà aperta ad altri cespiti e attori, specie i più piccoli che hanno meno economie di scala e più difficile accesso ai fondi specialisti. «E' un'operazione rivoluzionaria - spiega l'ad di Prelios Cs, Riccardo Serrini - perché senza aiuti statali ci consente di comprare Npl a prezzi superiori rispetto al mercato, scontando i flussi di cassa a tassi molto inferiori». Il manager ricorda, poi, che «la maggior parte delle banche non è adeguatamente strutturata o non ha convenienza a gestire al proprio interno le sofferenze: la piattaforma multiseller permetterà in poche settimane alle banche interessate di entrare in un programma di cessione di crediti». Anche Intesa Sanpaolo, che le proprie sofferenze se le gestisce da sè tramite la Capital light bank interna, è però interessata a intermediare quelle degli altri. Uno strumento "multiseller" ce l'ha già in casa: la sua banca di investimento Imi l'ha utilizzata nel 2015 per quattro cartolarizzazioni da 850 milioni di crediti nominali, apportati da 70 Bcc tramite Cassa centrale banca, poi spacchettati in tre tranche così piazzate ai clienti di Imi. L'intenzione, per l'istituto guidato da Mauro Micillo, è espandere questo business: e sembra ci siano valutazioni in corso per gestire future sofferenze di primari istituti - come Mps, Carige, Banco popolare, Ubi. Le formule consortili, però, hanno anche degli svantaggi: amplificano la complessità, i conflitti di interesse e il rischio di selezione inversa, in cui ogni banca apporta i crediti peggiori e vende da sola i più attraenti. Per questo continueranno (e anzi aumenteranno) le transazioni "vecchio stile": come quella di settimana scorsa con la quale il Credito Fondiario ha rilevato 314 milioni di euro di sofferenze dal Credito Valtellinese.

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