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  :: Rassegna stampa - Documento

Un universo di Pmi vive di private label. «Così miglioriamo margini e relazioni»
di V.D.C.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 16 gennaio 2017

Quella che tecnicamente viene chiamata marca del distributore (Mdd), marca commerciale oppure private label, cioè quei prodotti che rimandano al nome e al logo della catena nella quale sono offerti in esclusiva, ha origini lontane. Ma fino ad oggi, nonostante l'evoluzione della Mdd avvenuta in questi anni tra alti e bassi, questo mondo è stato analizzato dagli addetti ai lavori prendendo come unico punto di riferimento la quota a valore o i trend di vendite allo scaffale delle rispettive insegne. Indici di valutazione che monitorano ogni anno, a parità di rete, quali distributori sono cresciuti e quali meno. Parliamo di mondi specifici, di particolari tipologie di prodotti del Largo consumo confezionato (Lcc): quelli legati al benessere, alla salute, a tradizioni e territori che raccontano il meglio della nostra cultura alimentare. A monte di questo business, operano però un universo di imprese produttrici di beni di consumo, i cosiddetti "fornitori", buona parte dei quali costituiti da Pmi, di cui poco si parla o addirittura non si parla affatto. Di questo universo, troppo spesso dimenticato, per la prima volta, se ne parlerà a Marca il 18 gennaio in un incontro pubblico dal titolo: "Marca del distributore: quali opportunità per l'industria?". In questa occasione, verrà presentata in anteprima una ricerca esclusiva realizzata da Ibc, l'associazione che riunisce oltre 33.000 imprese che generano un fatturato globale al consumo stimato in oltre 100 miliardi di euro. Il loro peso sul valore aggiunto industriale è di circa il 29%. Il numero di occupati è pari al 35% di quelli dell'industria in senso stretto. Ricerca, quella di Ibc, tarata su un campione di 87 imprese produttrici di beni di consumo, di cui l'80% operative nel segmento alimentare e il 20% in quello della cura casa e persona. Un campione rappresentativo che fotografa l'attuale situazione del mercato nazionale. Attraverso la ricerca si potrà quindi capire quali sono le implicazioni operative e strategiche della diffusione delle private label per l'industria relative all'anno 2016. Sulla base dei risultati emersi, verrà poi analizzato il punto di vista dei produttori riguardo le variabili in gioco, le opportunità da cogliere e le relazioni tra fornitori e retailer. Dalle prime anticipazioni, si evince che le imprese produttrici di beni di consumo per la Mdd hanno oggi una bassa quota di mercato nella categoria in cui operano. Non a caso su un campione di 87 aziende solo 57 — cioè il 65% di esse — hanno una quota di mercato sotto il 10%. Mentre soltanto 7 imprese superano il 30%. Un altro dato che emerge dalla ricerca è che alcune imprese, tra quelle che hanno iniziato a collaborare con la Mdd, producono oggi anche una propria marca. A monte di questa decisione, la motivazione è valutata prendendo come indice di riferimento un punteggio da 1 a 5. Dall'analisi comparata, risulta che al primo posto con un punteggio di 3,9 ci sono quelle imprese che hanno deciso di sviluppare una propria marca per incrementare la marginalità; il 3,4 per ridurre la dipendenza dalla distribuzione; il 3,1 per sfruttare le buone relazioni con la distribuzione. «Aspetto, quest'ultimo, fondamentale — osservano a Ibc — considerato che un buon rapporto di collaborazione incentiva gli stessi distributori ad inserire nei loro assortimenti prodotti a marca privata». Prendendo sempre come indice di riferimento il punteggio da 1 a 5, il report valuta anche la motivazione delle imprese a produrre beni di consumo per la Mdd. In questo caso, risulta che al primo posto con un punteggio di 3,3 ci sono quelle imprese che hanno deciso di farlo per saturare l'utilizzo degli impianti produttivi; e il 3,2 per migliorare la relazione con i distributori. Se infine si considerano gli anni di attività delle imprese produttrici nel mercato delle Mdd, si evince che oltre l'80% di esse opera in questo settore da oltre 10 anni, addirittura il 43,6% da oltre 20 anni.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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