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Un codice, fondi e più trasparenza: parte la rivoluzione del terzo settore
Luigi dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 18 settembre 2017

La Bill & Melinda Foundation dei coniugi Gates, che negli ultimi dieci anni ha effettuato donazioni per 27 miliardi di dollari, puntando in particolare sul sostegno alla ricerca in campo medico e agli enti impegnati a migliorare le condizioni di vita nei Paesi poveri. La Fundación Amancio Ortega, ideata da mister Zara e impegnata in progetti a favore dell'educazione e nelle liberalità agli enti caritatevoli (tre anni fa ha staccato un assegno da 30 milioni di euro a beneficio della Caritas). Infine l'impegno di Jerry Lewis - maestro della mimica da poco scomparso - a favore della ricerca contro la distrofia muscolare, che tra le altre cose ha portato alla nascita di Telethon. Tre esempi tra i più celebri di supporto a quello che alle nostre latitudini viene indicato come il terzo settore (non riconducibile cioè né al mercato, né al pubblico), che ora ha anche una definizione legislativa. Infatti nei primi giorni di agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Codice del terzo settore, quinto decreto legislativo in un anno e mezzo dalla delega data dal Parlamento al Governo per riformare a fondo un ambito che nella Penisola vale non meno di quattro punti percentuali di Pil, con un'incidenza destinata a crescere nel tempo a fronte delle sempre più spiccate difficoltà della mano pubblica nel garantire i servizi di pubblica utilità. Pesa, oltre all'enorme debito accumulato dallo Stato, anche il progressivo invecchiamento della popolazione, che comporta la necessità di un maggiore esborso per far fronte ai medesimi servizi assicurati dieci o venti anni fa. Senza dimenticare le nuove fragilità che emergono con l'evoluzione della società, sempre meno protetta dall'ombrello del welfare familiare. Il terzo settore, spiega il Codice, comprende tutti gli enti privati che operano senza scopo di lucro per il perseguimento di finalità solidaristiche e nell'interesse generale, in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà. Questo significa che restano fuori, ad esempio, le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche. Il testo normativo, che ora andrà completato con una ventina di decreti ministeriali, è caratterizzato da due elementi fondanti: in primo luogo l'abrogazione di numerose leggi preesistenti, che si erano accavallate nel tempo, creando confusione tra gli operatori, come quella sul volontariato e le norme sulle associazioni di promozione sociale. Quindi il raggruppamento sotto un unico cappello degli Enti del terzo settore (Ets), che possono fare capo a sette tipologie: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali, enti filantropici, reti associative, società di mutuo soccorso, infine altri enti (categoria che comprende associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società). Per definirsi tali, gli enti saranno tenuti a iscriversi a un registro ad hoc, che andrà a sostituire quelli attualmente esistenti. L'iscrizione sarà consentita previo il rispetto di alcuni requisiti come la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, la regolarità nei rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l'assicurazione dei volontari e la destinazione degli eventuali utili. In cambio, queste realtà potranno accedere a 200 milioni di euro nei prossimi tre anni, tra cui incentivi fiscali maggiorati e nuove misure. Come il social bonus, che dal 2018 garantirà un credito d'imposta del 65% per le erogazioni liberali in denaro fatte da persone fisiche (e del 50% se effettuate da società) a favore degli enti del terzo settore impegnati nel recupero degli immobili pubblici e di quelli confiscati alla criminalità organizzata. Per il resto, le persone fisiche che dal prossimo anno effettueranno donazioni in denaro o in natura a beneficio di enti del terzo settore potranno contare sulla detrazione Irpef al 30%, fino a un massimo di 30mila euro (quota che sale al 35% se il beneficiario è un'organizzazione di volontariato). In alternativa si potrà optare per la deducibilità di quanto versato, fino al 10% del reddito dichiarato. Se invece a donare è un'azienda o un ente, il beneficio ammesso sarà la sola deducibilità fino al 10% del reddito, senza più l'attuale tetto di 70mila euro annui. L'elenco degli enti iscritti sarà disponibile presso ministero delle Politiche sociali, che ospiterà anche il Consiglio nazionale del Terzo settore, un nuovo organo consultivo che contribuirà all'armonizzazione legislativa dell'intera materia. Fare chiarezza sul comparto è utile per sostenere lo sviluppo di un ambito destinato ad assumere un peso crescente nell'economia nazionale, dato che le casse pubbliche sono sempre più in difficoltà nel garantire alcuni servizi. Le stime elaborate finora, che si differenziano tra di loro proprio per la mancanza di un perimetro ben definito di indagine, collocano il valore attuale tra poco più di 60 e quasi 70 miliardi di euro, vale a dire intorno al 4% della ricchezza prodotta ogni anno in Italia. Il motore di questo movimento è dato dai volontari, ma sono sempre di più le organizzazioni che si vanno strutturando (anche per migliorare la comunicazione con potenziali donatori e istituzioni) e per questo si sono dotate di collaboratori con varie tipologie contrattuali. L'ultima rilevazione dell'Istat, relativa al 2011, ha censito la presenza nel territorio nazionale di 301mila istituzioni non profit (di cui 201mila associazioni non riconosciute e il resto tra cooperative sociali e fondazioni), con 957 mila lavoratori, vale a dire il 3,7% dell'occupazione totale in quell'anno. Numeri destinati a crescere, a scorrere uno studio dell'Osservatorio Fondazione Cariplo, secondo il quale è atteso un ricorso sempre più frequente ai lasciti testamentari a vantaggio del terzo settore. Entro il 2030, sottolineano gli analisti, saranno 424mila i donatori di questo settore, ben 80mila in più rispetto a oggi. E gli incentivi fiscali introdotti nell'ultimo periodo potrebbero dare una spinta ulteriore.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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