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«Troppo poche le cartolarizzazioni così le banche bruciano miliardi»
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 maggio 2017

«Adesso la priorità è il rinnovo della Gacs. Ci sono tutte le condizioni per una diffusione su larga scala di questo strumento che permette di cartolarizzare le sofferenze degli istituti di credito grazie alla garanzia dello Stato». Per Riccardo Serrini, direttore generale di Prelios, il sistema di garanzia pubblica per la cessione dei crediti deteriorati può dare un contributo decisivo allo smaltimento delle tossine accumulate nella lunga stagione della crisi dalle banche italiane. Pur nella consapevolezza che non può essere, in sé e per sé, risolutivo.
Un anno fa andava in porto la prima operazione con assistenza Gacs, quella della Popolare di Bari, che vi ha visti al lavoro come consulenti e servicer insieme a Jp Morgan. Mezzo miliardo di euro ceduto al 33% del nominale, quasi il doppio rispetto alle valutazioni medie del mercato. Sembrava l'inizio di una lunga serie di operazioni di questo tipo e invece sembra sia rimasta soltanto un caso isolato, tanto che ora il rinnovo dello strumento, in scadenza il prossimo agosto, è in forse. È il momento di far calare il sipario sui Gacs?
«Mi auguro proprio di no. Nei giorni scorsi Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministero dell'Economia, ha assicurato che vi sarà un rinnovo di un altro anno almeno. Del resto, un rodaggio per questa che resta una novità nel nostro ordinamentoera da mettere in conto: molti istituti hanno voluto aspettare l'esito della prima operazione per muoversi».
Certo, ma la prima operazione non è stata completata ieri. Come mai non ne sono seguite altre?
«Iniziamo col dire che in pipeline ci sono altre due operazioni, a cura di Carige e Credito Valtellinese, e poi ci sono anche altri istituti che stanno studiando questa soluzione. Certo, anche noi ci aspettavamo un utilizzo più diffuso dello strumento, ma non dimentichiamo che l'operazione comporta in via preliminare un aggiornamento dei database sulle posizioni creditizie e un'attività di due diligence interna alla banca. Due attività che richiedono del tempo, per cui è lecito attendersi un'accelerazione nei mesi a venire. Soprattutto se vi sarà una maggiore capacità di selezionare servicer indipendenti con un track record comprovato. Non dimentichiamo che un buon rating è collegato anche alle curve di recupero dei servicer».
Qualche analista ha sottolineato che proprio i tempi lunghi della procedura Gacs è all'origine dello scorso utilizzo fin qui dello strumento. In sostanza, nell'urgenza di liberarsi dei crediti deteriorati, si preferisce la cessione sul mercato...
«Sicuramente per molti è così, ma vendere al 20 per cento o anche meno del nominale significa poi iscrivere a bilancio pesanti minusvalenze. Con il rischio concreto di dover poi andare dai soci a chiedere di rimettere mano al portafoglio per rafforzare il capitale. In base alla nostra esperienza, un'operazione con Gacs può essere chiusa in quattro mesi, avendo già le curve certificate dalle agenzie di rating».
Guardando in generale al tema dei non performing loans, quali sono a suo avviso gli interventi necessari per ridurre il peso sulle spalle dgli istituto di credito?
«A dicembre 2016, il sistema bancario italiano aveva 349 miliardi di crediti deteriorati, di cui 215 sono già a sofferenza. Il problema riguarda l'81 per cento dei prestiti corporate e il 47 per cento degli npl ha un sottostante immobiliare. Cito questi numeri soltanto per inquadrare meglio la questione. Non ci può essere un dimezzamento di questi numeri nel medio termine se non si affronta il problema della lentezza della giustizia. In media, la chiusura di un fallimento richiede sette-otto anni, con picchi anche di quindici. Occorre evidentemente riformare la legge fallimentare e far funzionare nel modo migliore possibile le norme che già ci sono».

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