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I titoli atipici di Bagnasco, Cultrera e Sgarlata. L'Italia degli anni '80 e la finanza d'assalto
di A. Bon.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 maggio 2017

Per evitare che governo e Parlamento consentano dal 2018 ai consulenti finanziari "autonomi" (non collegati a nessuna rete) di andare in giro per le case degli italiani a offrire i loro servizi, le banche evocano sottovoce i fantasmi dei tanto famigerati "venditori porta a porta" di titoli atipici. Quelli che che negli anni Ottanta vendevano quote di partecipazione, di solito in proprietà immobiliari, a ignari risparmiatori che rimasero poi in gran parte bruciati. Ma il paragone con quei tempi è azzardato. Allora i finanzieri d'assalto si chiamavano Orazio Bagnasco, con la sua Europrogramme, Luciano Sgarlata con Otc, Vincenzo Cultrera con Ifl, le scatole cinesi di Massimo e Cesare Canavesio, Paolo Federici con Eurogest. Non esisteva una stringente normativa europea come oggi, la vendita di prodotti finanziari era codificata sol in parte e la vigilanza meno potente di oggi. Altri tempi, insomma, ma vale la pena di ricordare quelle storie così lontane. A quel tempo i risparmiatori italiani erano soprattutto "Bot people": ottenevano alti rendimenti dai titoli di Stato senza eccessivi rischi. Ma anche allora c'era chi chiedeva di più: per ingordigia pensava di diventare ricco sfruttando il boom dell'immobiliare che sembrava inarrestabile. E come al solito, di fronte a qualcuno che pensa di poter moltiplicare il proprio denaro come Gesù con i pani e i pesci, c'è qualcun altro che si propone come demiurgo monetario. Il risultato finale è stato quello di un contenzioso per 22 miliardi di euro con circa 700 mila risparmiatori rimasti intrappolati in un meccanismo infernale. All'inizio sembrava tutto facile. A quel tempo non c'erano i fondi immobiliari, strumenti regolamentati a partire dal 2001 con una serie di garanzie a protezione dei risparmiatori che non li hanno tuttavia esentati, dopo la crisi del 2007-2008 e il crollo dei valori immobiliari, da gravi perdite. Lo strumento che fu usato al tempo per vendere gli immobili che avrebbero dovuto essere di pregio erano i certificati di partecipazione. Solo che in quegli anni non c'era alcuna garanzia sul valore di acquisto: oggi i fondi immobiliari devono essere valutati ogni sei mesi da tecnici indipendenti e c'è un controllo della Banca d'Italia. Inoltre, i fondi immobiliari destinati alla clientela retail devono obbligatoriamente essere quotati entro un anno. È interessante vedere un caso particolare. Gli immobili, come sempre, venivano venduti dai venditori atipici (neppure questi erano regolamentati) come l'unico modo per conservare il valore reale dei soldi investiti. A quel tempo, non bisogna dimenticare, in Italia l'inflazione era a due cifre ed effettivamente il mattone pareva svolgere questa funzione. Il caso di Vincenzo Cultrera è illuminante. Cultrera aveva comprato nel 1983, fra gli altri, il Grand Hotel di Rimini, un trophy building si direbbe oggi. Il prezzo pagato fu di 11 miliardi. Subito dopo il bene fu offerto al pubblico sotto forma di certificati patrimoniali per 23 miliardi. La (notevole) differenza fra le due cifre rappresentava il guadagno di Cultrera. Che guadagnava anche sulle commissioni di deposito: il cliente, infatti, veniva invitato a lasciare i certificati di partecipazione in deposito fiduciario presso l'Ifl. Il perverso meccanismo messo in piedi, all'inizio funzionava. Funzionò fin tanto che si continuavano a vendere le quote di partecipazione e chi era già entrato non chiedeva di riscattare le proprie. Il marchingegno entrava in crisi quando le vendite si arrestavano oppure quando i prezzi degli immobili scendevano seguendo del resto i normali cicli immobiliari. Questa fu proprio la causa del tracollo di Europrogramme di Orazio Bagnasco. In 15 anni di vita avevano guadagnato sia i venditori porta a porta (che avevano lucrato rilevanti commissioni per la gestione del fondo) sia i sottoscrittori che per primi erano entrati ma che per primi erano usciti. Finché c'era qualcuno che subentrava a chi voleva uscire il bluff non veniva scoperto. Quando poi i riscatti cominciarono a superare le sottoscrizioni non era possibile vendere gli immobili "a pezzi" o questa operazione sarebbe avvenuta a prezzi molto più bassi di quelli di carico. Come si vede, il meccanismo dei titoli atipici era in fondo, in altra forma, la solita catena di Sant'Antonio che brucia gli ultimi arrivati, quelli che rimangono con il cerino accesso e non possono più uscire. Non ottennero quindi buoni risultati gli ultimi 70.000 arrivati in Europrogramme: al contrario, il loro patrimonio rimase congelato per moltissimi anni e infine ottennero, in più rate e svalutata, solo una piccola parte dei soldi che con fiducia immotivata avevano investito.

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