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  :: Rassegna stampa - Documento

Sul mercato debuttano i Pir, così il risparmio finanzia le Pmi
di Mrco Frojo
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 10 aprile 2017

L'Italia prova nuovamente a sostenere finanziariamente le proprio piccole e medie imprese con la raccolta del risparmio. Un primo tentativo era stato fatto con il lancio dei fondi pensione ma i risultati non sono stati quelli sperati: il Tfr degli italiani è stato spesso investito sui mercati esteri, anche perché la gestione, in diversi casi, è stata affidata a case straniere. Si è così arrivati alla decisione di istituire uno strumento di investimento che abbia degli incentivi fiscali (diversi da quelli dei fondi pensione) e che per regolamento debba destinare la maggior parte dei propri capitali a strumenti finanziari emessi da società italiane: si tratta dei Pir, acronimo di Piani individuali di risparmio. Introdotti dall'ultima legge di Bilancio, i Pir sono dei "contenitori fiscali" rivolti esclusivamente agli investitori privati, all'interno dei quali i risparmiatori possono mettere qualsiasi tipologia di strumento finanziario (azioni, obbligazioni, quote di Oir, contratti derivati) o somma di denaro, rispettando però determinati vincoli di investimento. Un ammontare pari almeno al 70% del valore complessivo del capitale deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee che abbiano però una presenza stabile nel Belpaese. Di questo 70%, almeno il 30% deve essere investito in imprese diverse da quelle inserite nell'indice Ftse Mib di Borsa italiana. Quest'ultima regola serve espressamente a sostenere le piccole e medie imprese, quasi sempre snobbate dagli investitori istituzionali che si limitano a puntare sulle poche big cap tricolori. A fronte di questi vincoli, i sottoscrittori dei Pir godono di un trattamento fiscale favorevole in quanto le plusvalenze non vengono tassate, a patto che l'investimento sia stato di almeno cinque anni (su questo fronte i fondi pensioni si differenziano perché l'agevolazione fiscale consiste nella deducibilità delle somme conferite). Proprio per controbilanciare questi importanti vantaggi fiscali non è possibile investire più di 30.000 euro all'anno nel Pir con un limite complessivo di 150.000 euro. «L'obiettivo è quello di far affluire capitali sul mercato italiano in modo costante — spiega Nicola Trivelli, amministratore delegato di Sella Gestioni, società che ha partecipato ai lavori di Assogestione per la messa a punto dei Pir —. Piazza Affari è sempre stato un mercato caratterizzato da un'alta volatilità perché in certi momenti gli investitori stranieri la riscoprono e poi spariscono; e questo accade non solo con le azioni ma anche con le obbligazioni. Questo andamento non favorisce di certo le piccole e medie imprese, soprattutto quando si rivolgono al mercato per cercare nuovi capitali. I Pir dovrebbero aiutare a cambiare questa situazione, favorendo un investimento di medio e lungo termine». Secondo il numero uno della casa d'investimento piemontese, i Pir arrivano tra l'altro in un momento favorevole visto che Milano quota a sconto di circa il 20-25% rispetto alle altre Borse europee e le prospettive per gli utili societarie sono migliori rispetto al recente passato. Forte del track record del suo fondo azionario Italia nato nel 1994, Sella Gestioni ha lanciato due Pir: Investimenti Bilanciati Italia e Investimenti Azionari Italia; il primo è dedicato agli investitori con una propensione al rischio più ridotta, in quanto investe in strumenti di natura azionaria fino a un massimo del 40%, mentre per la quota restante il portafoglio è composto da bond e strumenti monetari, il secondo invece è un fondo azionario puro. Oltre a Sella Gestioni, anche altre case italiane hanno già presentato i loro Pir, mentre l'offerta degli operatori stranieri è molto limitata perché sono pochi quelli che dispongono di un team di gestori specializzati sull'Italia. I Pir italiani sono nati prendendo esempio dal successo di questi prodotti in Paesi come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, tutti molto attenti a tutelare la salute finanziaria delle proprie imprese. Secondo Assogestioni la raccolta potrebbe essere nell'ordine dei 3 miliardi di euro all'anno ma secondo Trivelli si tratta molto probabilmente di una cifra sottostimata, perché presso i risparmiatori si registra già un buon interesse per questo nuovo prodotto. «L'esperimento sta partendo bene — prosegue l'amministratore delegato di Sella Gestione —. In questa fase di lancio è importante che non ci siano ostacoli o shock sul fronte dei mercati, cosa che ad oggi sembra da escludersi; entro la fine dell'anno si potrà dire se i Pir saranno partiti con il piede giusto, mentre su un orizzonte temporale più lungo, cioè di tre o quattro anni, potremmo dire se saranno stati in grado o meno di assicurare un flusso di capitali ricorrenti e stabili per le Pmi». Se i Pir riusciranno a dare stabilità e visibilità alla piccole e medie imprese quotate a Milano potrebbe innescarsi un circolo virtuoso, perché questa tipologia di società ha tutti i numeri in regola per fare molto bene in Borsa: «Sappiamo tutti delle difficoltà che incontrano le Pmi italiane a trovare capitali e di quelle che sono approdate a Piazza Affari si può tranquillamente dire che hanno degli anticorpi molto forti; inoltre molte di loro sono leader nelle nicchie di mercato e non è un caso che quelle che raggiungono certe dimensioni finiscano inevitabilmente in manoa fondi di private equity o dentro multinazionali estere», afferma l'amministratore delegato di Sella Gestioni. I Pir potrebbero dare un grande contributo a cambiare la situazione attuale. «Se le Pmi beneficeranno di un clima veramente cambiato, potremmo finalmente tornare a vedere un'impresa italiana leader mondiale», conclude il Ceo di Sella Gestioni.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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