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Stipendi dei manager: quelli degli executive crescono più in fretta
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 dicembre 2016

Oltre un milione di euro. È quanto ha guadagnato mediamente l'ado di una società quotata a Piazza Affari nel 2015. Il dato emerge dalla settima edizione del rapporto "Executive Compensation" elaborato da OD&M Consulting, società di consulenza di Gi Group specializzata in indagini retributive, che ha preso in considerazione la sola componente monetaria, a esclusione quindi delle eventuali stock option. Lo studio è stato condotto su un campione composto da 140 delle 234 società quotate alla Borsa Italiana. Dalla ricerca, che Affari & Finanza pubblica in esclusiva, emerge un aumento delle remunerazioni totali per le figure apicali, con un incremento più marcato per il ruolo di ceo, ad accrescere la forbice retributiva rispetto alle altre funzioni. Mediamente il compenso del capo azienda nel corso del 2015 è stato di 1,088 milioni di euro lordi, con un incremento dell'11,4% rispetto a quanto rilevato dodici mesi prima. Le componenti fisse sono cresciute del 3,9%, mentre quelle variabili sono schizzate in alto del 26,2%. Questa dinamica è dovuta a una crescente erogazione di bonus legati a piani di incentivazione annuale. In sostanza, stante l'incertezza del quadro economico, molte aziende hanno ceduto in fase di trattative alle richieste degli ad, a patto di legare però buona parte del compenso ai risultati raggiunti, misurati in un aumento dei ricavi e del margine operativo lordo. Un parametro considerato solo in rari casi è stato la performance di Borsa. Tornando alla ricerca, lo scorso anno sono cresciuti anche i compensi dei direttori generali, che hanno guadagnato mediamente 676.458 euro, il 4,8% in più del 2014. In questo caso, però, il trend è legato all'aumento della componente fissa (+8,8%), mentre quella variabile ha registrato un calo del 5%. Un andamento differente dall'ad, che viene spiegato dagli autori della ricerca principalmente con il mutamento del campione esaminato. «Sempre più spesso le funzioni del dg vengono accorpate in capo all'amministratore delegato», spiega Gabriella Giovanazzi, senior consultant di OD&M. «La conseguenza è che la platea dei direttori generali si va sempre più riducendo in termini numerici e anche il loro potere contrattuale si riduce». In progresso i compensi anche per i presidenti (475.993 euro in media, con un incremento del 2,0%, con un +13,3% del variabile) e per i dirigenti con responsabilità strategiche (+3,5% a 450.688 euro, con il variabile che sale del 10,1%), mentre gli amministratori non esecutivi vedono limitare il progresso allo 0,3%, portando a casa mediamente 58.071 euro. Tirando le fila, dalla ricerca emerge che il trend retributivo dei top manager è in forte crescita, ben oltre l'inflazione. «La tendenza delle aziende è a puntare sempre più su politiche di remunerazione sostenibili nel tempo attraverso l'assegnazione di un peso rilevante alla componente variabile, sia di breve, sia soprattutto di medio-lungo periodo», aggiunge Giovanazzi. «Rispetto al 2014 vediamo una maggiore esplicitazione da parte delle aziende delle condizioni di accesso al bonus e anche un significativo aumento della presenza di meccanismi di clawback, presenti in circa il 65% delle aziende contro il 37% del 2015 e non più limitati alle aziende del settore finanziario, ma ormai trasversali a tutte le industry». Il riferimento è alle clausole contrattuali che consentono alle aziende di esigere la restituzione totale o parziale - del denaro elargito come premio di produttività o di altri tipi di benefit - se sussiste una giusta causa: la restituzione potrà essere richiesta a fronte di colpa grave, come ad esempio dopo un danno al patrimonio aziendale. I dati medi rilevati da OD&M nascondono al loro interno grandi differenze tra le varie aziende, con quelle di maggiori dimensioni tendenzialmente più generose verso gli executive. In particolare, i ceo delle aziende presenti nel Ftse Mib hanno guadagnato nel 2015 circa 2,2 milioni di euro contro i 650mila delle imprese con un fatturato inferiore ai 100 milioni, che pure sono quotate alla Borsa di Milano. Per quanto riguarda il settore di attività, le retribuzioni più elevate si trovano nel comparto finanziario (+25%), mentre nell'industria i compensi risultano allineati al dato medio generale. Meno pagati rispetto alla media, infine, i manager dei servizi. «Per altro - conclude l'esperta, - molte istituzioni finanziarie aggiungono ai premi in denaro la concessione di stock option, con il risultato che i guadagni monetari e non dei capi-azienda spesso sono molto sopra la media».

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