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Soltanto il 24% delle aziende consente la flessibilità negli orari
di S.D.P.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 ottobre 2014

Per molti anni ha rappresentato un tabù, ma adesso la flessibilità oraria inizia ad affacciarsi in maniera sempre più insistente anche tra le aziende italiane, convinte in passato che produttività facesse rima con orario fisso 9-18. Consentire ai dipendenti di gestire in maniera meno rigida il proprio tempo lavorativo permette infatti ai manager di poter contare su persone più motivate e partecipi e quindi più produttive. Una nuova filosofia in cui a farla da padrone sono i risultati più che gli orari di ingresso e di uscita. A spezzare l'ultimo tabù in materia ci ha pensato Richard Branson, imprenditore britannico boss del gruppo Virgin, già noto per il suo approccio rivoluzionario al business. Sul suo blog, il 64enne patron dell'azienda ha annunciato l'introduzione di una "no vacation policy" che rimuoverà i limiti in materia di ferie permettendo ai lavoratori di andare in vacanza quando vogliono e per quanto tempo desiderano. «Bisogna lasciare ai dipendenti la libertà di decidere se e quando prendersi poche ore, un giorno, una settimana o anche un mese di ferie», ha scritto. Aggiungendo che non è necessario chiedere l'approvazione dei capi, né comunicare quando si intende rientrare. L'unica condizione è che il dipendente sia consapevole al 100% che la propria assenza non arreca danno all'azienda o alla propria carriera. Il presupposto, spiega ancora l'imprenditore, «è che bisognerebbe concentrarsi sui risultati che ognuno realizza, non su quante ore o quanti giorni ha lavorato». La sperimentazione partirà dal personale di staff di Stati Uniti e Gran Bretagna «dove le policy sulle vacanze possono essere particolarmente rigide - ha specificato il magnate - per poi estenderle alle sussidiarie se il modello avrà successo. E su questo punto Branson si mostra fiducioso, ritenendo che non ci siano pericoli di abuso della policy. «Se rispetti i tuoi dipendenti e li tratti con umanità daranno il loro meglio». Modelli ai quali in Italia si guarda con sempre più attenzione, anche se il ricorso alla flessibilità oraria viene utilizzato ancora in una minoranza di aziende (circa il 24% secondo una ricerca condotta da AstraRicerche per Manageritalia). Un esempio virtuoso arriva da Cisco Italia, società specializzata nella fornitura di apparati di networking, che conta nello Stivale circa 700 dipendenti. «Adottiamo criteri di gestione del personale basati sul raggiungimento degli obiettivi e non sulla presenza in ufficio in determinati orari», spiega Francesca Merella, hr country manager. «Nel rispetto delle necessità del proprio team di lavoro, il personale può svolgere i propri compiti liberamente, sia dall'ufficio sia da altri luoghi». Una filosofia che caratterizza anche l'organizzazione di Idm (Integra document management), azienda di 700 dipendenti specializzata nei servizi per la gestione integrata dei documenti cartacei ed elettronici. «Ciascuno è tenuto a segnalare la presenza tramite la timbratura una sola volta al giorno e i ritardi non vanno recuperati», spiega Maria Mercatelli, direttore delle risorse umane della società. Con l'obiettivo di favorire la conciliazione famiglia/vita professionale e il lavoro per obiettivi. Anche nel caso del piano ferie in cui «l'azienda lascia a ciascuno la libertà di decidere quando usufruirne purché venga assicurata l'erogazione del servizio». Una cultura della flessibilità che inizia a farsi strada anche tra le Pmi, come nel caso di Contactlab, azienda di 130 dipendenti attiva nel settore del marketing digitale. «Quando sono arrivato nel febbraio dell'anno scorso la filosofia dominante era quella del più tempo passi in ufficio più sei bravo», racconta Fabio Salvi, hr manager della società. «Abbiamo così deciso di dare una svolta permettendo a uno dei nostri dipendenti di gestire in autonomia il 40% del proprio tempo di lavoro». A un'unica condizione: realizzare gli obiettivi. L'idea, se l'iniziativa avrà successo, è di renderla disponibile su scala volontaria per tutti i lavoratori. Un approccio flessibile in termini di ferie e di orario di lavoro caratterizza anche Efm, azienda di 250 dipendenti attiva nei settori del real estate e del facility management. «Per i nostri dipendenti non c'è alcuna attività di controllo dell'orario di ingresso e di uscita. Quello che ci interessa è il raggiungimento degli obiettivi», spiega Daniele Di Fausto, ceo della società. La stessa filosofia viene applicata alle ferie: «Le vacanze vengono concordate all'interno dei team di lavoro sulla base delle consegne senza bisogno dell'approvazione di un responsabile». Il risultato? Un clima pieno di energia e di voglia di fare, a tutto vantaggio della produttività.

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