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  :: Rassegna stampa - Documento

Sogei e il flop dello spesometro: ecco tutti i buchi nella fortezza del Grande Fratello fiscale
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 16 ottobre 2017

Una falla nel sistema telematico gestito dalla Sogei, la società pubblica che si occupa di custodire e far funzionare quell'enorme archivio di dati fiscali sugli italiani che si chiama Anagrafe tributaria. Questo si è letto nei giorni scorsi. Un buco nello "spesometro" che ha permesso a chi aveva le credenziali (commercialisti ma anche semplici contribuenti) di consultare liberamente i dati fiscali di altre persone. Come a dire che il Fort Knox del fisco italiano è stato violato. Ma c'è di più.
La risposta che si evince dall'amministratore delegato della Sogei, Andrea Quacivi, nell'audizione parlamentare che è seguita al misfatto, è che è la prima volta che ciò accade. In fondo, la Sogei è nata nel lontano 1976 e da allora ha sempre ottemperato ai propri obblighi di riservatezza, opponendo una Grande Muraglia a chiunque tentasse di entrare nel sistema informatico del fisco italiano. Se la falla fosse soltanto questa, si potrebbe valutare come un incidente di percorso, come un'eccezione alla regola, seppur grave perché inficia comunque la credibilità dell'intero sistema telematico fiscale. E forse potrebbe essere valutata con una certa magnanimità.
Non uno ma mille buchi
Purtroppo, però, le cose non stanno proprio in questo modo. Scavando nel sito del Garante della Privacy, che da sempre tiene sotto controllo i profili di riservatezza della Sogei, Affari& Finanza ha scoperto che è almeno dal 2008 che vengono segnalate all'Agenzia delle Entrate e al ministero dell'Economia ripetute criticità nella protezione dei dati del complesso sistema informatico del fisco. L'Agenzia delle Entrate impartisce istruzioni alla Sogei e la controlla. A sua volta l'Agenzia è vigilata dal ministero. È per questo che il Garante della Privacy si rivolge a loro e non direttamente alla Sogei. Ma è quest'ultima, come organo tecnico, a trovare le soluzioni concrete, e a quanto pare non soltanto non ha molto spesso provveduto in anticipo a rendere impenetrabile il sistema, come dimostrano inequivocabilmente i documenti che ora esamineremo, ma neppure è stata sollecita nel farlo dopo che le è stato richiesto specificamente. Inoltre, alcune indicazioni non sono state proprio rispettate fino ad oggi, mentre erano state segnalate nel lontano 2008. È del 2008, 18 settembre, infatti la prima segnalazione del garante della Privacy, che punta il dito sui problemi sull'accesso all'anagrafe tributaria da parte dei soggetti esterni: "L'assenza di una documentazione di insieme sui collegamenti in essere non agevola un monitoraggio costante sulla sussistenza dei presupposti che hanno consentito l'attivazione del canale informativo, nonché i dovuti controlli sulla correttezza della gestione degli accessi e della consultazione delle informazioni". Tradotto in parole semplici, non si ha un quadro d'insieme su chi si collega e non c'è controllo a posteriori. Più in là, nella stessa segnalazione, si legge che "per le web application... si è utilizzato un certificato non attendibile che... non offre le garanzie di certezza dell'identità dell'erogatore dei servizi... risultano peraltro facilitate azioni di phishing in danno di utenti del sistema e la possibile acquisizione indebita di credenziali di autenticazione, idonea a consentire utilizzi impropri dell'applicazione".
Fino ai giorni nostri
Dunque, come si vede, fin dal 2008 è chiaro al Garante della Privacy che la Sogei, lungi dal rappresentare una fortezza inviolabile per i dati sensibili contenuti (c'è tutta la storia fiscale di oltre 60 milioni di italiani, vivi e morti, conservati intatti dal lontano 1976 ad oggi), non ha particolare cura nel proteggerli da accessi non autorizzati. È vero, stiamo parlando di nove anni fa, quindi teoricamente c'è stato tutto il tempo per aggiustare il tiro. Ma altre segnalazioni e prescrizioni, del 2009, 2012, 2015 e 2016 dimostrano che le preoccupazioni del Garante sono continue e in un certo senso assillanti, e scandiscono ogni nuova applicazione o forma di accesso operata dalla Sogei: dalle maggiori garanzie dovute ai contribuenti sulla riscossione (2009) alla recente dichiarazione dei redditi precompilata (2016), passando per le garanzie sul contratto di servizio tra Agenzia delle Entrate e Sogei.
Le lettere a Padoan e Orlandi
Poco soddisfatto dei progressi fatti e dei risultati raggiunti, il Garante della Privacy, nella persona di Antonello Soro, prende all'inizio di quest'anno carta e penna e scrive sia all'allora direttore generale delle Entrate, Rossella Orlandi, che allo stesso ministro dell'Economia Piercarlo Padoan. In particolare, Soro segnala alla Orlandi che le vulnerabilità del sito servizitelematici.gov.it, rilevate nel settembre del 2015, avevano richiesto ben 15 mesi per essere eliminate, tollerando una lunghissima "finestra di esposizione a possibili attacchi". Per quanto riguarda l'Ftp, il file transfer protocol per lo scambio automatizzato di flussi di dati con oltre 200 soggetti esterni, l'Autorità segnalava che occorre gestirlo su canali sicuri, e che tale necessità "è stata evidenziata dal Garante già nel provvedimento del 18 settembre 2008", cioè ben nove anni prima. Ma, a quanto pare, senza successo. Al ministro Padoan, il Garante stila invece un lunghissimo ma estremamente puntuale elenco di criticità, che vanno dalla mancanza di alert sugli accessi effettuati sia da parte degli utenti interni alla Sogei sia da parte di altri soggetti, mentre per le credenziali rilasciate da Fisconline e altri servizi sul web "chiunque entri in possesso della busta trasmessa al domicilio fiscale (di un contribuente, Ndr) può accedere a tutti i dati personali contenuti nella dichiarazione" dei redditi, che dal 2015 includono anche le delicate informazioni sulla salute.
Le lacune tecnologiche
Il "buco" di sicurezza emerso clamorosamente nei giorni scorsi sulla stampa, ma ancor più la lunga sequenza di mancate predisposizioni, a monte, di barriere efficaci per evitare intrusioni indebite nell'Anagrafe tributaria o di ritardi nell'ottemperare alle specifiche richieste del Garante, sono da tempo all'attenzione del nuovo direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, e del ministro Pier Carlo Padoan. Soprattutto il primo è particolarmente preoccupato. A Ruffini è stata infatti demandata dal potere politico la gestione anche della riscossione (ex Equitalia), e il suo obiettivo è quello di far funzionare il fisco sia con le buone (la dichiarazione precompilata che allevia di molto le incombenze dei contribuenti) che con le cattive (scovando gli evasori "a tavolino", semplicemente incrociando la montagna di dati fiscali ormai disponibili, come disse una volta Renzi), sia gestendo la "nuova" riscossione che dovrebbe far dimenticare le cattive maniere di Equitalia. C'è poi l'ultima novità, la "lotteria degli scontrini" inserita nell'ultima legge di bilancio, che ha la funzione di indurre i contribuenti a farsi lasciare più ricevute. Ruffini ha quindi bisogno di un ingranaggio tecnologico al servizio del fisco oliato perfettamente. È ormai chiaro, però, che la società - un gigante che gestisce oltre all'Anagrafe tributaria altre 220 banche dati e dà lavoro a 2145 persone di cui oltre la metà laureate - oltre ad aver provocato a tutto il sistema fiscale un irrimediabile danno d'immagine, presenta evidenti lacune. All'ufficio del Garante della privacy si domandano ancora se la non ottemperanza alle loro prescrizioni da parte della Sogei sia dovuta a cattiva volontà o più semplicemente a incapacità e ritardi nell'uso delle nuove tecnologie. Del resto, molti fanno notare che la Sogei è un soggetto monopolista (è la sola società a cui lo Stato possa affidare la gestione dell'Anagrafe tributaria), poco permeabile alle novità informatiche e tecnologiche che arrivano dall'esterno e forse con personale nato e cresciuto all'interno ma ormai irrimediabilmente "invecchiato". Per Ruffini e Padoan, che hanno la missione di presentare agli italiani un fisco più efficace ma anche più equo e umano, il caso Sogei si presenta come un rebus difficile da risolvere.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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