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Sofferenze a quota 200 miliardi, nuove regole verso la bad bank
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 23 novembre 2015

Incagli e sofferenze. Sono come Scilla e Cariddi dell'epopea classica, due scogli attraverso i quali le banche e le imprese devono passare per gettare le basi solide di una ripresa duratura. Gli istituti non erogano prestiti perché hanno troppi crediti deteriorati da recuperare da società in difficoltà. E a farne le spese sono le aziende stesse, almeno quelle sane che non riescono ad ottenere i finanziamenti necessari per crescere. I prestiti in sofferenza delle banche italiane a settembre hanno sfondato il tetto dei 200 miliardi, pari a oltre il 10% del totale dei prestiti. Un record per il settore che nel settembre del 2008, data del fallimento della banca d'affari Lehman Brothers, segnalava crediti in sofferenza per soli 44,1 miliardi. L'allarme lo ha lanciato la Banca d'Italia nel supplemento al bollettino statistico Moneta e Banche. Le sofferenze lorde sono salite al nuovo livello record di 200,4 miliardi dai 198,4 miliardi segnalati in agosto. I prestiti in sofferenza verso le imprese ammontano a 143,4 miliardi, verso le famiglie produttrici a 16,1 miliardi e verso le famiglie consumatrici a 36,4 miliardi. L'analisi per branca di attività economica mostra che il settore delle costruzioni con 43,4 miliardi a settembre è quello con maggiori sofferenze bancarie seguito dalla manifattura con 37,8 miliardi e dal commercio con 27,2 miliardi. Lo scenario è preoccupante perché stenta a cambiare. La rotta non si inverte e l'Organismo per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha indicato nelle difficoltà del settore bancario uno dei principali ostacoli all'erogazione del credito alle piccole e medie imprese, il vero motore dell'Italia. Le grandi imprese riescono a supplire grazie all'accesso diretto al mercato dei capitali: emissioni obbligazionarie, collocamenti di azioni proprie, aumenti di capitale sono alla loro portata. Gli Agnelli per raccogliere parte dei fondi necessari all'acquisizione del colosso assicurativo Usa PartnerRe hanno tranquillamente venduto sul mercato 12 milioni di azioni Exor raccogliendo in pochi minuti 500 milioni di euro. Per le Pmi la musica è un'altra. Loro dipendono dalle banche. «Il principale problema dell'economia italiana è al momento la quantità vasta e ancora in crescita dei crediti bancari in sofferenza che mina la ripresa degli investimenti e comprime il credito», scrive l'Ocse nel suo Economic Outlook di settembre la pubblicazione trimestrale con la quale l'ente traccia la sua visione sullo stato dell'economia mondiale. I prestiti deteriorati in Italia sono al 17% delle attività totali, contro l'8% dell'Eurozona. Sia Banca d'Italia che l'Ocse concordano, però, che alcune recenti proposte governative possano ravvivare la situazione, in attesa di una soluzione di sistema identificata nella creazione di una grande bad bank, una sorta di collettore di tutti i crediti spazzatura. Le aspettative attuali sono per la nuova riforma delle procedure concorsuali con la conseguente velocizzazione del recupero dei crediti e l'introduzione di tempi più brevi per la cancellazione delle sofferenze dai bilanci bancari. «Sono passi positivi per ravvivare il mercato del credito», sostiene l'Ocse, secondo il quale però un'autentica svolta potrebbe essere impressa dall'istituzione di una bad bank, il cui avvio richiede tempo a causa dei limiti comunitari sugli aiuti statali. Così in attesa di un via libera da Bruxelles, il governo ha ridotto da cinque a uno gli anni nei quali le banche possono dedurre fiscalmente le perdite sui crediti e lo snellimento delle procedure per recuperare i crediti vantati, una semplificazione che dovrebbe permettere la riduzione dei tempi di recupero oggi intorno ai sette anni. In particolare, si velocizzano le operazioni di realizzo dei beni mobili e degli immobili dati in garanzia. Cerved, la società attiva nella raccolta di informazioni e dati finanziari, stima che, con un'ipotesi di moderata ripresa del quadro economico e con gli attuali tempi della giustizia l'ammontare delle sofferenze lorde continuerebbe a crescere fino al 2020, raggiungendo la cifra record di 216 miliardi da 184 miliardi a fine 2014, iniziando a diminuire in rapporto agli impieghi solo nel 2018. Le riforme sono dunque necessarie anche per sostenere la tenue ripresa in atto. L'intervento legislativo è stato giudicato dai critici come un favore del governo Renzi alle banche, mentre secondo uno studio di Mediobanca, le due misure insieme dovrebbero garantire una crescita dei prestiti del 4%, grazie a un incremento di 20 punti base dei patrimoni di vigilanza degli istituti di credito. Le rilevazioni di settembre sui prestiti dimostrano come l'intervento sia necessario. Secondo i numeri di Banca d'Italia le erogazioni alle imprese sono scese dello 0,9% peggiorando il dato di agosto che aveva segnato un meno 0,8%. Eppure siamo in un momento decisivo perché nel terzo trimestre Via Nazionale nella sua analisi del credito bancario ha rilevato un allentamento dei criteri di offerta dei prestiti alle imprese, per via di una maggiore pressione concorrenziale tra le banche, ma soprattutto per un minor rischio percepito in connessione con il miglioramento delle prospettive di particolari settori o imprese. Il tutto si è tradotto in condizioni più favorevoli alle imprese in termini di interessi. A settembre il tasso sui nuovi prestiti è calato al 2,05%, il valore più basso da maggio 2010.” «Il nostro sistema di Pmi sta uscendo dalla crisi, ridimensionato in termini numerici ma rafforzato in termini qualitativi» ha commentato Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved, sottolineando che la ripresa mostrata dal settore «potrebbe essere accelerata se si smaltirà rapidamente l'elevato stock di crediti deteriorati accumulati durante la crisi».

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