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Report di sostenibilità alla prova dei numeri
di Elio Silva
Il Sole 24 Ore
Lunedì 4 settembre 2017

Il reporting non fianziario, inteso come l'insieme delle forme di rendicontazione dell'impatto ambientale e del valore sociale prodotti dalle imprese, da buona prassi è diventato obbligo di legge, sia pure per un ristretto numero di grandi gruppi e società quotate. La svolta è legata al recepimento, anche nel nostro Paese, della direttiva europea 95/2014 sulle informazioni non fianziarie, avvenuto attraverso il decreto legislativo 254/16, che si applica ai bilanci a partire dall'esercizio 2017, anche se in modalità definita "sommaria" per la prima annualità di decorrenza.
Il passaggio da pratica volontaria a materia regolamentata ha ricadute dirette solo sulle realtà obbligate (poco meno di 500 in Italia), ma in via indiretta influisce anche sulla rendicontazione delle tante imprese, generalmente piccole o medie, che non sono quotate e che hanno comunque fin qui prodotto report di sostenibiità o bilanci sociali.
Per quanto riguarda le aziende attratte nel perimetro di applicazione del Dlgs 254/16 la situazione non è preoccupante, ma neppure consente di cullarsi in un'assoluta tranquillità. Secondo una prima rilevazione, condotta dall'Osservatorio Socialis di Roma e dall'Università del Salento, solo poco più del 25% delle imprese interessate redigono documenti non finanziari già in linea con le indicazioni della direttiva comunitaria. Per le altre il tempo di rimediare non manca, vista la gradualità dell'applicazione delle nuove norme. Occorre, però, sintonizzarsi al più presto sulle lunghezze d'onda del regolatore, visto che la materia prima dei report, ossia i dati aziendali, non sono sempre di immediata reperibilità, anche all'interno degli stessi gruppi che li devono poi comunicare.
Nel frattempo sul sito della Consob, organismo deputato alla vigilanza in materia, è stata posta in pubblica consultazione la bozza di regolamento della Def (Dichiarazione non finanziaria), con l'invito a presentare osservazioni entro il prossimo 22 settembre. Mentre già da fine giugno sono disponibili le linee guida comunitarie sulla stesura dei rendiconti. E su questi documenti, quindi, che si concentrerà ora il lavoro degli uffici Csr delle grandi imprese.
Osserva Silvio De Girolamo, responsabile delle funzioni Internal audit e Csr del gruppo Autogrill e consigliere nazionale del Csr manager network, «le linee guida della Commissione rimangono a un livello abbastanza alto da rappresentare solo un atto di indirizzo, ma questo nulla toglie alla loro importanza e, soprattutto, al fatto che alcuni elementi chiave appaiono ben segnalati».
Quali sono questi elementi? Il primo riguarda la necessità di focalizzarsi sulle informazioni realmente rilevanti e utili a comprendere i piani di sviluppo, le performance e gli impatti dell'impresa. Emerge in controluce la preoccupazione di evitare elementi ridondanti o eccessivamente dettagliati, realizzando un'informativa tanto sintetica quanto chiara, in grado di aiutare gli stakeholders ad assumere decisioni consapevoli. Analogo intento traspare anche dalla bozza Consob, che invita esplicitamente a "selezionare" i dati da inserire nella dichiarazione non finanziaria.
Ma non è tutto. «Un fattore rilevante - segnala De Girolamo, proprio in relazione alle linee guida comunitarie - è l'affermazione del concetto di materialità riferita ai temi della sostenibilità: l'applicazione di questa metodologia dovrebbe aiutare a meglio comprendere le performance e gli impatti dell'attività d'impresa».
Mentre il quadro normativo si va completando e si appresta ad assumere nel giro di pochi mesi contorni precisi e dettagliati, restano tuttavia le incognite di fondo su quanto peso strategico le imprese vogliano davvero dare alla rendicontazione non finanziaria. «Il problema principale non è di tipo regolatorio - avverte Roberto Orsi, direttore dell'Osservatorio Socialis -, ma discende dal fatto che, talvolta, sono le stesse aziende a non voler investire abbastanza da far emergere il proprio potenziale e le proprie peculiarità. I comportamenti responsabili sono ancora troppo spesso "inconsapevoli" e, come tali, non dichiarati».
L'esito di questa fase di rapido cambiamento, pertanto, sarà deciso più che dai regolatori, al momento orientati a non calcare la mano sulle formalità, proprio dall'atteggiamento delle imprese che, in molti casi, di fronte al report non finanziario restano nelle sabbie mobili della sottile linea di confine tra uno svogliato adempimento e una comunicazione strategica in chiave competitiva.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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