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«Quando i cittadini sanno gestire i soldi ne trae beneficio l'intera nazione»
di Stefania Aoi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 14 novembre 2016

«Se chi ha perso i propri risparmi investendoli in una delle banche italiane fallite, avesse saputo cosa è la diversificazione, non avrebbe mai puntato tutto sull'acquisto di sole obbligazioni subordinate. Diversificare è l'abc, solo così si mitiga il rischio». È caustico il giudizio di Giovanna Paladino sul livello di educazione finanziaria degli italiani. Dopo aver tenuto per quindici anni un corso sui mercati finanziari all'università Luiss di Roma, oggi è lei la direttrice del museo del Risparmio di Torino che ha come obiettivo quello di avvicinare grandi e piccini ai concetti di risparmio e investimento con un linguaggio semplice e chiaro. Siamo in via San Francesco d'Assisi 8A, a poca distanza dal municipio e, caso vuole, dalla Cappella dei Banchieri e dei Mercanti eretta nel 1692 per fornire a chi gestiva la ricchezza in città uno spazio di incontro e di preghiera. Nato nel 2012 per volontà della principale banca italiana, Intesa Sanpaolo, ora il museo è frequentato da dodicimila visitatori l'anno. Soprattutto studenti che partecipano a laboratori dove possono realizzare semplici "business plan" per l'acquisto della bici piuttosto che del motorino. Al suo interno si ripercorre anche la storia economica del mondo, dalla crisi del Ventinove a quella dei mutui sub-prime, ed esperti spiegano attraverso video cos'è un derivato, un interesse negativo piuttosto che un fondo pensione. Pillole di conoscenza per prendere confidenza con una materia vasta, complessa ma anche importante. «Siamo infatti convinti che quando i cittadini sanno gestire i propri soldi — afferma la direttrice del museo — ne benefici l'intero sistema paese». Non è un caso che in nazioni dall'economia più florida della nostra, come Germania e Danimarca, «il 65 per cento della popolazione adulta sia alfabetizzata e sappia ad esempio cos'è un interesse composto, cosa differenzia un'obbligazione da un'azione». Nei cosiddetti Piigs i numeri sono ben diversi: «In Grecia appena il 45 per cento dei cittadini ha queste nozioni — prosegue Paladino —. In Spagna il 49. In Italia, con un distacco di quasi 30 punti percentuali rispetto al Nord Europa, siamo a malapena al 37 per cento». L'educazione al risparmio di intere generazioni di italiani sembra si fermi al salvadanaio a forma di maialino, quello della prima infanzia, e nulla più. Così ci troviamo ultimi in tutte le statistiche e le indagini sul tema, da quelle dell'Ocse-Pisa sull'alfabetizzazione dei giovani fino a quelle di Standard & Poor's sugli adulti. «E quando non siamo in fondo alla classifica — prosegue la direttrice — è solo perché non siamo stati proprio presi in considerazione». La manager snocciola i dati di un'indagine Consob che rende l'idea del livello: «Solo il 57 per cento della popolazione sa che l'inflazione è l'aumento dei prezzi che causa una perdita di potere d'acquisto del denaro. Appena l'11 per cento sa la differenza tra obbligazione e azione». E le donne sono messe peggio degli uomini, «preferiscono delegare la gestione del bilancio familiare». Un fenomeno non solo italiano ma che da noi trova la sua massima espressione. «Ad aggravare il tutto c'è che, negli anni, i nostri connazionali non hanno fatto grandi passi avanti in tema di conoscenze finanziarie — racconta Paladino —. L'unico miglioramento è una maggiore consapevolezza di non sapere». Ad aprire gli occhi ai più sono stati scandali come quello di Banca Etruria e dei risparmiatori che hanno perso tutto. «E se in genere l'italiano medio risparmia circa il 10 per cento del proprio reddito — afferma la direttrice — abbiamo notato che sta aumentando la liquidità lasciata ferma nel conto corrente e quindi non investita in alcunché». Sapendo di non sapere si ha paura di sbagliare e si preferisce l'immobilità. Oppure c'è chi investe sul mattone, considerato da sempre investimento sicuro e oggi visto di buon occhio in virtù dei prezzi bassi degli immobili e dei tassi d'interesse migliori che in passato. «Ma anche questa non è una scelta esente da rischi», afferma la direttrice. Se si ha necessità di soldi e si deve rivendere l'appartamento, bisogna vedere a quali condizioni di mercato sarà possibile farlo. Parole d'ordine che deve far proprie il cittadino che vuole tutelarsi sono, secondo Paladino: diversificare gli investimenti e, per farlo bene, «meglio appoggiarsi a un consulente esperto, da scegliere con cura come si farebbe con un medico specialista». Poi, pianificare. «Invece gli italiani non pianificano più le proprie spese — assicura la dirigente —. Hanno perso quest'abitudine, mentre prima anche solo per comprare una lavatrice ci si metteva al tavolo e si facevano i conti per capire come raggiungere l'obiettivo. E soprattutto si avevano delle priorità». Ragionare su entrate e uscite è importante. Come per imparare a usare l'auto, anche per imparare a gestire bene il denaro occorre impiegare del tempo, fare esperienza. Perciò, ad esempio il museo punta sui laboratori, come quelli proposti durante la settimana del Risparmio a fine ottobre. Un'occasione per i bimbi di vestire i panni dei venditori e compratori e in questo modo ragionare sulle dinamiche dei prezzi e sulle conseguenze che queste hanno sui consumi. Così è stato più facile capire come il costo dei beni influenzi la vita, quali gli effetti dell'inflazione. «Bisogna iniziare da piccoli a gestire il denaro — conclude Paladino —. Un buon metodo per insegnare è dare ai ragazzi la paghetta. Uno studio Cerp (il Centro per la ricerca in tema di pensioni e di welfare, coordinato dall'ex ministro Elsa Fornero), mostra che quelli che l'hanno avuta sono più bravi a gestire i propri risparmi».

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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